Il Bike 2 work e la bicicletta come social network

Bike 2 Work, ovvero andare al lavoro in bicicletta, evitando l’utilizzo di auto e/o mezzi pubblici in città. Perché farlo?  Semplice, fa bene alla salute, riduce le spese, impatto ambientale zero. Non vi basta? Beh allora sappiate che la bicicletta può funzionare anche come un vero e proprio social network. Già, proprio come Facebook o Twitter, ma dal vivo. E non solo per le singole persone, ma anche per le aziende, intese come realtà produttive. Un interessante progetto italiano, I Bike 2 Work (letteralmente: “io vado a lavorare in bicicletta”), ha recentemente presentato i risultati di un anno di sperimentazione milanese all’ultima edizione di “Fa la cosa giusta”  e per il prossimo futuro si propone di costruire una rete nazionale, virtuale ma anche reale, di ciclisti-lavoratori.


E’ possibile sviluppare rapporti sociali e perché no, anche commerciali, pedalando? Nel primo caso sicuramente sì, è ovvio, nel secondo,  probabilmente lo si potrà capire a breve. Il progetto della “Cicli aziendali” parte da Milano, con la vittoria di un bando della Regione Lombardia per “l’acquisizione e la gestione di una flotta aziendale di bici e una serie di attività sia ludiche che formative tese a stimolare e incoraggiare l’utilizzo delle bici da parte dei dipendenti e collaboratori dell’azienda, soprattutto nei percorsi casa-lavoro”. Siccome ogni social network prevede l’utilizzo di internet, è stata approntata una piattaforma online, in cui iscriversi e segnalare il percorso abitualmente affrontato in bicicletta. In questo modo, se due o più colleghi di lavoro abitano vicini, hanno la stessa idea di mobilità (quella sostenibile), ma per qualche ragione non si conoscono tra loro, il problema è subito risolto: si va a lavorare insieme, pedalando. Stesso discorso per i vicini di casa, con i quali condividere tratti di percorso, andata, ritorno, o entrambe le cose. 

E’ facilmente immaginabile come,  sia per i dipendenti, che per autonomi e professionisti, la condivisione di un tempo maggiore dal vivo (di solito passato in auto, al massimo un po’ distrattamente al telefono),  aiuti lo stabilirsi ed il rafforzarsi dei rapporti sociali, anche all’interno dell’ambiente lavorativo;  ma i vantaggi, come accennato, non sono soltanto a livello di rapporti interpersonali. Pensate ad esempio a due o più dirigenti d’azienda che ogni giorno percorrono 3-4 km insieme per raggiungere i rispettivi uffici, o a due professionisti di un qualunque settore. Lo scambio d’informazioni, di suggerimenti e di conoscenze potenzialmente effettuabile non è nemmeno paragonabile a quello possibile attraverso anche il più sofisticato degli attuali smartphone. Insomma, esiste anche un lato “commerciale”non trascurabile, sviluppabile attraverso una migliore collaborazione tra persone e aziende nel concreto, prima ancora che con telefonate, call, videoconferenze e (utilissime, inutile negarlo) diavolerie varie della tecnologia contemporanea.

Sulla base di questo assunto, la proposta di Cicli Aziendali è quella, piuttosto ambiziosa e sicuramente innovativa, di coinvolgere una serie di grandi imprese in un’originale  sfida orientata a convincere il maggior numero possibile di dipendenti ad usare la bicicletta al posto di una più ingombrante ed isolata automobile, o degli affollati mezzi pubblici. L’intento sembra quello di voler creare nel tempo una vera e propria comunità a livello nazionale, e non solo di ciclisti. Nel Bike 2 work nostrano infatti sono compresi anche simpatizzanti di ogni tipo, negozianti, ristoratori. Una sorta di punti d’approdo per ciclisti che, a dirla tutta, la due ruote senza motore potranno usarla anche una volta tornati dal lavoro, o nel weekend.

Qualcuno si sarà forse fatto venire qualche dubbio sulla provenienza delle biciclette. Una bella iniziativa ma, parliamoci chiaro, se uno non ha una bici e non ha voglia di comprarsela? Abbiamo rivolto la domanda a  Giovanni Morozzo di Ciclica, azienda dalla quale è nato il progetto I bike 2 work: “Le biciclette vengono fornite da noi, pagate dalle aziende, e sono tutte diverse, a seconda delle esigenze di ognuno”. Perché, ci ha detto ancora Morozzo “sotto i 5 km il mezzo  migliore è la bicicletta, ma uno che viene a lavorare a Milano, può abitare anche a Novara (circa 50 km a Ovest del capoluogo lombardo) e quindi deve prendere il treno”.  Ecco allora la bicicletta pieghevole.  Leggera, si apre e si chiude nel giro di qualche secondo in maniera molto intuitiva, la si può quasi tenere in mezzo alle gambe.

E’ un esempio, ma dà l’idea i quanto l’iniziativa sia stata pensata basandosi sulle più disparate esigenze degli utenti della strada. “Per le aziende invece è un gran bel ritorno in pubblicità e la cosa è anche spendibile per quanto riguarda la responsabilità sociale d’impresa”. Per giunta, viene da dire, è un ottimo modo per fare team building “al naturale” anche fuori dall’orario di lavoro e senza che nessuno lo “ordini”. Insomma, se chi ha voluto la bicicletta deve pedalare, come ricorda un vecchio detto, potrebbe farlo, volentieri, anche per andare a lavorare.



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