Se il caffè lo pago col bancomat

Un emendamento del Pd alla legge di Stabilità propone di autorizzare il pagamento tramite bancomat anche per gli importi più bassi. E Confesercenti non ci sta

Ma il governo centrale preferisce che gli italiani paghino in contanti o col bancomat? La domanda nasce spontanea, dal momento che le ultime indicazioni, in materia di pagamento, sembrano essere in contraddizione tra di loro. Da una parte, infatti, è stata innalzata fino ai 3 mila euro la soglia massima di utilizzo di moneta sonante consentito; dall’altra invece sembra concretizzarsi la possibilità che anche gli importi più bassi vengano pagati con moneta elettronica.


pagamenti con bancomat


image by tuthelens

 

Un emendamento del Pd alla legge di Stabilità propone, infatti, di abolire il tetto di 30 euro sotto il quale gli esercenti possono rifiutarsi di accettare pagamenti con bancomat e carte di credito. Spianando così la strada ai Pos che rischiano di intensificare parecchio la loro attività. In pratica, anche per consumare un caffè al bar o per comprare un quotidiano, potremo utilizzare una semplice prepagata. E lasciare tranquillamente il portafogli a casa. L’emendamento targato Pd promette inoltre di sanzionare gli esercenti che si rifiuteranno di accettare i pagamenti elettronici, anche se la nebbia rimane al momento fitta sull’eventuale costo di questa loro “trasgressione”.

La misura (per ora solo annunciata) sembra incrociare il favore di molti consumatori, ma non dei commercianti. Il timore è che le transazioni avviate per gli importi più bassi (anche inferiori ai 5 euro) si traducano in un vero e proprio “salasso”, con costi di commissione spropositati rispetto a quanto messo in cassa. Da qui la proposta di abbassare i costi di tali commissioni che, nel caso di pagamento con bancomat, non dovrebbero andare oltre i 7 millesimi di euro e, nel caso di pagamento con carta di credito, non oltrepassare il centesimo di euro. 

E’ sufficiente? Per Confesercenti, no. “È giusto favorire l’utilizzo della moneta elettronica, ma bisogna assolutamente evitare di creare nuovi vincoli ed obblighi per le imprese e che i costi dell’operazione ricadano interamente su di esse”, hanno commentato dall’associazione. “La maggior parte delle attività commerciali vende prodotti di prezzo superiore ai 5 euro e l’aggravio portato dall’obbligo di bancomat potrebbe raggiungere, secondo le nostre stime, i 1.700 euro l’anno per impresa“.  

Di più: “Il costo delle commissioni – ha rincarato Confesercenti – si potrebbe rivelare fatale per tutti quegli esercizi caratterizzati da pagamenti di piccola entità ma di grande volume (come i gestori di carburante, i bar, i tabaccai e altri) che vedranno il proprio margine, già messo a dura prova dalla crisi, ridursi ulteriormente”. Cosa fare allora? “Se davvero vogliamo favorire la moneta elettronica – ha spiegato la confederazione dei commercianti – sarebbe meglio percorrere la strada degli incentivi fiscali, da riservare alle imprese e ai consumatori che usano carte di debito e di credito. Una strategia che, nei Paesi dove è stata applicata, ha dato ottimi risultati, dando vita a un vero e proprio boom di transazioni elettroniche”.




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