I robot ci rubano il lavoro? Che paghino le tasse! Parola di Bill Gates

Da un Bill Gates, grandissimo innovatore, non te lo aspetti. Eppure.... Se i robot ci rubano il lavoro, allora "devono pagare le tasse".

Uno dei più grandi innovatori degli ultimi decenni contro il simbolo dell’innovazione per eccellenza, ovvero i robot. Sarà proprio così? A prima vista si direbbe di sì, ma approfondendo il discorso, la tesi di Bill Gates sembra più orientata alla protezione del benessere umano che contraria al progresso. Tesi, a dirla tutta, piuttosto semplice: I robot stanno piano piano sostituendo gli umani in alcuni lavori, soprattuto quelli che richiedono competenze più basse. I robot insomma, “ci rubano il lavoro”, come sempre più spesso si sente dire. Bene, per il guru di Microsoft la soluzione è semplice, basta far loro “pagare le tasse”.

robotOvvero, se un umano “che guadagna 50.000 dollari lavorando in fabbrica” ha il suo reddito tassato”, non si capisce perché un automa che svolge lo stesso lavoro non dovrebbe pagare lo stesso tipo di tasse. Si potrebbe opinare sul fatto che chi lavora in fabbrica e non ha mansioni dirigenziali difficilmente guadagna 50.000 dollari (più o meno 47.000 euro, al cambio attuale), ma non è questa la sede.

La cosa importante è che secondo Bill Gates, che resta comunque ottimista  sul fatto che “di lavoratori umani ci sarà sempre bisogno”, i soldi derivanti dalle tasse sul lavoro robotizzato potrebbero servire (e dovrebbero quindi essere destinate) a fondi pensati per combattere i problemi derivanti appunto dalla crescente robotizzazione. Uno su tutti l’aumento della disoccupazione e la conseguente possibilità che il divario tra poveri e ricchi, la cosiddetta “forbice” aumenti ulteriormente ed in misura difficilmente recuperabile.

C’è poi da dire anche questo: i robot offrono diversi vantaggi se si pensa alla mera catena produttiva: innanzitutto sono molto più facili da gestire rispetto ad una persona umana,  inoltre, come è ovvio, non dovendo loro pagare uno stipendio, permettono di abbassare enormemente i costi di produzione, una volta rientrati della spesa iniziale di acquisto.  La grande questione è che il mondo così come lo conosciamo è formato, abitato e “mandato avanti” da esseri umani e non da robot. Una perdita massiva di potere d’acquisto e quindi di benessere potrebbe compromettere alla lunga l’intero sistema. Da qui, la necessità di tutelare la stabilità economico sociale delle persone, nonostante la crescente automatizzazione del lavoro.


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