Home restaurant: la sharing economy in cucina

Come funziona l'home restaurant, il nuovo trend di social eating che sta spopolando anche in Italia. E crea business.

Sempre più persone aprono le porte di casa per far assaggiare i propri piatti e da semplice cucina a home restaurant il passo è breve. Attraverso l’home restaurant gli chef amatoriali possono mettersi alla prova e cucinare per i clienti che verranno accolti direttamente in casa. Ma come si trovano degli ospiti disposti ad assaggiare la nostra cucina? Qui entra in gioco il web con le sue infinite potenzialità: sono numerose le piattaforme social attraverso le quali si può cercare una cucina in cui trascorrere la serata.Per gli ospiti il sistema è semplice: attraverso la piattaforma si sceglie l’evento, si riservano i posti e si paga, o direttamente online oppure sul posto. Alcuni home restaurants possiedono un proprio sito, e relativa pagina Facebook, dal quale è possibile prenotare direttamente la cena.


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Gli chef casalinghi, dal canto loro, devono registrarsi sulle piattaforme, creare un profilo, indicare gli eventi, le serate, i menu e poi attendere gli immancabili feedback degli ospiti. Le ragioni del successo e della diffusione degli home restaurant sono molte. Sicuramente la loro nascita e il loro sviluppo possono essere interpretati come uno dei tanti volti della sharing economy, attraverso la quale si è reinterpretata la voglia di condividere anche con persone estranee il momento del pasto che, storicamente, rappresenta un momento di aggregazione naturale. Un’altra concausa di questa larga diffusione può ricercarsi nella crisi, durante la quale ci si tende a privare dell’abitudine di consumare i pasti fuori. Inoltre parte di questo successo è dovuto anche all’attenzione che si è concentrata attorno alla cucina negli ultimi anni: programmi televisivi, reality, contest. Il web pullula di blog e siti su cui trovare ricette e tutorial.

Home restaurant: esperimenti in tutta Italia

Gnammo.com è sicuramente la più famosa e la più grande community italiana dedicata al social eating, nata e sviluppatasi a partire dal 2012. Tramite la sua piattaforma si possono scegliere le cene cui partecipare oppure iscriversi come “cook” e organizzare i propri eventi, condividendo la passione per la cucina e affinando le doti culinarie. Su Gnammo sono oggi iscritti 1.055 cuochi sparsi in 124 città differenti. Altro esperimento di social eating è quello creato nella capitale da Ceneromane. Quest’iniziativa si rivolge sia ai residenti che ai viaggiatori desiderosi di assaporare la vera cucina romana. Prima sul sito e oggi su una piattaforma web è possibile scegliere tra innumerevoli padroni di casa e i vari eventi che propongono, con un’attenzione particolare anche alle location.

L’Associazione per la tutela e valorizzazione del patrimonio culinario gastronomico tipico d’Italia, con il progetto Home Food patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole, da varie Regioni italiane e in collaborazione con l’Università di Bologna, ha ideato le “Cesarine”. È stata così creata una rete di cuoche e padrone di casa che organizzano cene presso le loro famiglie in tutta Italia. Le cosiddette Cesarine sono chiamate così in omaggio a tutte le donne che hanno tramandato il sapere culinario del nostro paese ed infatti il progetto si prefigge di valorizzare la cultura gastronomica tradizionale, legata al territorio.

Home restaurant, le regole da seguire

Per creare il proprio home restaurant non devono essere adempiuti particolari obblighi fiscali e contributivi se dall’attività non discendano ricavi annui superiori ai 5.000 euro, soglia al di là della quale sarà obbligatorio aprire una partita iva. Per aprire le porte della propria cucina inoltre è opportuno sapere che, sebbene l’autorizzazione sanitaria richiesta per tutti gli esercizi di produzione, preparazione e somministrazione di alimenti e bevande, prevista dall’articolo 2 della legge 283/62 non è necessaria, è consigliato da molti gestori di piattaforme di social eating la frequenza del corso per conseguire l’attestazione HACCP che dimostri il possesso delle competenze in materia di igiene e sicurezza alimentare, come previsto dall’allegato del D.Lgs. 155/97 – capitolo X.

Oltre all’opportunità di seguire la propria passione, per gli chef, e di risparmiare, per i clienti, l’altra faccia della medaglia dell’home restaurant è costituita dall’occasione di socializzare e conoscere nuove persone.
Ed è per tutti questi motivi che la cucina nell’era del web 2.0 può costituire un ottimo modo per recuperare la convivialità dei pasti, che nella società moderna hanno progressivamente perso la loro funzione aggregativa. Per i turisti inoltre l’home restaurant può diventare una tappa imperdibile della visita di un territorio: quale miglior modo per conoscere e apprezzare una cultura locale se non quello di provarne la cucina tipica in ambito casalingo?




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