Green Jobs, formazione e sbocchi professionali in tempo di crisi: intervista all’Associazione GPP Salento

Abbiamo incontrato un gruppo di giovani trentenni pugliesi che armati di buona volontà e tanta determinazione hanno fondato l’Associazione “GPP Salento” (http://www.gppsalento.tk/) conducendo attività di studio e di ricerca riguardanti le opportunità di lavoro provenienti dalla sostenibilità ambientale all’interno della Pubblica Amministrazione attraverso la sensibilizzazione alla cultura del GPP (Green Public Procurement o meglio acquisti pubblici verdi) e individuando per il prossimo futuro una crescente richiesta di figure professionali in quest’ambito, rivelatosi come uno dei settori capaci di offrire considerevoli prospettive di lavoro per le nuove generazioni.


L’associazione si è avvalsa di un comitato scientifico composto da figure professionali diverse tra cui il Dott. Matteo Malorgio, dottore in scienze ambientali; l'Avv. Carlo Luigi Casciaro e Gianluigi Tundo, Presidente dell’Associazione, informatico ed esperto in tematiche di GPP. Per comprendere meglio cos’è il GPP nello specifico e in che modo questo settore possa essere una risorsa interessante da un punto di vista lavorativo per le nuove generazioni, abbiamo posto alcune domande ai membri dell’associazione.

Cos’è il GPP e cosa tratta nello specifico?

Dott. Matteo Malorgio, esperto in Scienze Ambientali: GPP significa letteralmente “acquisti verdi nella Pubblica Amministrazione”. Si tratta di una metodologia promossa dalla Commissione Europea al fine di integrare i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti ecologici, attraverso la ricerca di soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. Il GPP ha la capacità di influenzare il mercato e quindi sostenere sia la domanda sia l’offerta ecologica. Gli acquisti della P.A. rappresentano il 14% del PIL nei Paesi dell’Unione Europea con picchi pari al 25% nell’area scandinava. In Italia, si raggiunge una quota del 17%. Questi pochi numeri bastano a dare un’idea del ruolo che la PA gioca come consumatore e di quale effetto possa avere sul mercato l’adozione di criteri d’acquisto ecologico da parte di un soggetto così rilevante. Gli enti locali hanno la possibilità concreta di orientare il mercato, così da ridurre l'impatto ambientale derivante dalle loro attività; inoltre, in un periodo di crisi come questo, è possibile razionalizzare la spesa pubblica e ridurre i costi di gestione dei rifiuti, orientando le imprese a produrre prodotti ecologici, promuovendo l’innovazione tecnologica e contribuendo al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia di Lisbona. Infine una Pubblica Amministrazione che acquista verde fornisce alla cittadinanza un modello di comportamento responsabile e attento a contenere i consumi non necessari.

Come nasce l’idea di costituire un’associazione che si occupi della sostenibilità ambientale e dello studio sul rapporto tra formazione e opportunità di lavoro provenienti da questo settore?

Avv. Carlo Luigi Casciaro: “L'idea di creare un’associazione per la promozione della sostenibilità ambientale nasce dall'acquisita consapevolezza delle opportunità offerte dalla Green Economy per uscire dalla crisi. Il nostro gruppo è nato, infatti, proprio nell'ambito di un corso di formazione sugli appalti verdi finanziato dal Fondo Sociale europeo. L'UE, negli ultimi tempi sta spingendo particolarmente in questo settore intravedendo nello stesso un’opportunità di occupazione e di sviluppo economico, culturale e sociale. Lo sviluppo sostenibile sta andando sempre più evolvendosi in “Blu economy” intesa quale strumento capace di creare un ecosistema foriero di nuove opportunità occupazionali. L'obiettivo della nostra associazione è di diffondere i principi dello sviluppo sostenibile a partire dalle Pubbliche Amministrazioni, le quali potrebbero rappresentare un motore di sviluppo fondamentale. Inoltre ci si propone di diventare un punto di riferimento per chi volesse intraprendere i cosiddetti “Green Jobs” (professioni verdi) molto spesso trascurati dai canali tradizionali per l’impiego: infatti, una delle difficoltà con cui i laureati e diplomati delle nuove generazioni devono scontrarsi è la mancanza di punti riferimento che illustrino le opportunità in questi campi, in gran parte sconosciuti agli stessi amministratori pubblici. In tal senso stiamo cercando di promuovere presso alcune P.A., la realizzazione di infopoint verdi, una specie di informagiovani per le professioni del settore ambientale. Fondamentale è in questo senso la cultura e la formazione. Ultimamente abbiamo partecipato in qualità di docenti ai seminari organizzati dal Ministero dell'Ambiente nell'ambito del PON GAS (Governance e Azioni di Sistema) 2007-2013 sul tema della “Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici: il ruolo degli Enti locali” incentrandoci sulla tematica dei piani d'azione per l'energia sostenibile (PAES) e la loro interazione con gli acquisti verdi. Si tratta di due strumenti di sviluppo sostenibile che se fossero integrati porterebbero enormi benefici alle amministrazioni e ai cittadini e, indirettamente, nuove opportunità lavorative”.

Quali sono gli obiettivi della vostra associazione e cosa avete riscontrato sul territorio per ciò che riguarda la conoscenza delle imprese sulle opportunità fornite dalla green economy?

Gianluigi Tundo, Presidente dell’Associazione GPP Salento: “Gli obiettivi che la nostra associazione si è prefissata sono: innanzitutto la sensibilizzazione degli Enti Locali in materia di Green Public Procurement e di sostenibilità ambientale nonché in materia di Green Jobs (professioni “verdi”). Ciò al fin di intraprendere con il mondo del lavoro un processo di rivalutazione delle figure professionali richieste dalla Green Economy in ambito nazionale ed europeo. Inoltre ci stiamo adoperando per avviare percorsi per la rivalutazione del rifiuto e campagne di sensibilizzazione "Rifiuti Zero". Siamo stati, inoltre, tra i primi a sostenere l'integrazione degli acquisti verdi all'interno dei Piani di azione per l’energia Sostenibile (PAES) del Patto dei Sindaci (un progetto europeo che mira a razionalizzare i consumi energetici e a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2020) al fine realizzare più efficacemente gli obiettivi di miglioramento ambientale. Al riguardo, l'associazione, con il supporto della testata online  www.alternativasostenibile.it, ha avuto modo di sensibilizzare sulle interazioni tra GPP e Patto dei sindaci pubblicando alcuni speciali atti a evidenziare la correlazione tra le due tematiche quale ulteriore opportunità per le amministrazioni aderenti al Patto. Per quanto riguarda il nostro studio in campo di Green Public Procurement, dopo un’attenta analisi fatta in seguito a incontri, forum, convegni e camp, si è osservato che le tematiche di sostenibilità ambientale sono state recepite discretamente in ambito politico-amministrativo. Lo stato attuale delle nostre piccole e medie imprese indica una scarsissima conoscenza delle opportunità fornite dalla green economy: investire in prodotti eco-certificati e in green jobs sarebbe sicuramente un valido tentativo per cercare di superare la crisi, attesa la tendenza dei mercati a espandersi nei settori dell'eco-sostenibilità”.

Quali sono i mezzi pratici per coniugare la formazione con il mondo del lavoro?

Gianluigi Tundo, Presidente dell’Associazione: “In primo luogo, le istituzioni scolastiche primarie e secondarie e universitarie dovrebbero svolgere attività collegate con programmi ambientali europei, al fine di stimolare gli studenti a intraprendere percorsi formativi “verdi” finalizzati a formare i professionisti del futuro specializzandoli in settori formativi – lavorativi in ambito ambientale. Sarebbe opportuno che la didattica scolastica comprendesse, oltre alle classiche materie ministeriali, discipline teorico-pratiche e culturali basate sulla sostenibilità ambientale. Lo studente avrebbe così modo di far suo un aspetto socio-culturale che le vecchie generazioni hanno trascurato. Ne conseguirebbe uno sviluppo economico industriale che porterebbe al cambiamento radicale da una società consumistica a una fondata su principi etici, sociali, culturali e ambientali. Le attività produttive saranno il motore dello sviluppo economico industriale “verde”: l'incremento della domanda di prodotti eco-certificati porterà inevitabilmente a potenziare settori lavorativi con specializzazioni di tipo ambientale. In tale contesto il “lavoratore” dovrà avere nel suo curriculum una formazione di base sulle tematiche “verdi” per intraprendere un green job; le aziende avranno il compito di investire su prodotti e servizi a basso impatto ambientale, strutturando dei sistemi paragonabili a EMAS o ISO14001; il prodotto finale dovrà avere le caratteristiche ambientali che già il mercato europeo richiede: in questo modo, l'espansione del mercato non sarebbe solo in ambito regionale e nazionale, ma anche europeo, andando a contrastare l'offerta poco “sostenibile” del mercato asiatico. In conclusione, la speranza in una svolta socio economica dipende dall’intera collettività: citando Einstein, “ non possiamo continuare a risolvere i nostri problemi con la stessa mentalità con la quale li abbiamo creati”.

Quali sono le figure professionali che in questo settore possono dare degli sbocchi professionali concreti?

Gianluigi Tundo, Presidente dell’Associazione: “Le attività “verdi” obbligatorie previste attualmente dalle leggi nazionali sono: Responsabile tecnico per le imprese che effettuano la gestione dei rifiuti; Energy Manager; Consulente per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose; Mobility Manager. Tra le figure professionali non obbligatorie per legge ma previste dalla normativa vigente rientrano: Guardie Ecologiche Volontarie; Controllore specializzato in Agricoltura Biologica; Tecnico competente in acustica; Garante della Comunicazione Partecipata; Guida Ambientale Escursionistica. Per ciò che attiene agli sbocchi occupazionali futuri sono da segnalare: Consulente in Green Public Procurement (GPP); Tecnico Ambientale o Responsabile Gestione Ambientale; Esperto in contabilità ambientale; Animatore ambientale; Manager dello sviluppo locale per il turismo eco-sostenibile. Queste figure, già riconosciute nel panorama legislativo, saranno in un futuro imminente i portavoce della green economy nei diversi settori pubblici e privati”.



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