Gli studenti italiani? Tra i 15enni, uno su quattro non brilla in matematica

Lo studio dell'Ocse-Pisa mette in evidenza un quadro con più ombre che luci. Ma la colpa degli insuccessi a scuola deve essere sempre attribuita ai ragazzi?

In Italia c’è un esercito di studenti che fatica a fare di conto. E’ quanto ha rilevato l’ultima elaborazione Ocse-Pisa dedicata ai “low performing students” ovvero agli alunni che arrancano a ottenere la sufficienza. Dallo studio è emerso che la matematica non rappresenta l’unico “spauracchio” tra i banchi di scuola: gravi carenze sono, infatti, state riscontrate anche nella semplice lettura e comprensione di un testo o nello studio delle scienze. E anche se le performance scolastiche delle nostre “giovani promesse” risultano migliorate rispetto a qualche anno fa, la strada da percorrere per raggiungere i “primi della classe” (nella classifica Ocse) risulta ancora molto lunga.


Va innanzitutto precisato che l’indagine, relativa al 2012, ha preso in esame il rendimento degli studenti 15enni. Il 25% dei quali (uno su quattro) ha dimostrato di avere scarsa dimestichezza con i numeri e di andare in crisi ogni qual volta l’insegnante di matematica propone di svolgere compiti che vadano al di là delle più semplici operazioni. Si tratta di una percentuale che supera del 2% la media Ocse, ma che – è doveroso precisarlo – fa registrare un calo del 7% rispetto alla quota rilevata 10 anni fa. E se è cosa risaputa che la matematica molesta il sonno di molti studenti, meno risaputo è, invece, il fatto che molti di loro arranchino anche quando si trovano al cospetto di un testo. Stando a quanto certificato dallo studio Ocse-Pisa, infatti, il 19,5% dei quindicenni italiani (uno su cinque) fa fatica a leggerlo e a comprenderlo, contro una media Ocse ferma al 18%.

Basta così? Non proprio. Le cose non vanno bene neanche in scienze: il 18,7% degli alunni monitorati nel 2012 ha tradito gravi carenze anche in questa disciplina, superando dello 0,7% la media dei “colleghi” degli altri Paesi Ocse. Fin qui le percentuali, ma lo studio ha fornito anche i numeri della “Waterloo” degli scolari italiani: su un totale di 566.973 quindicenni, 139.866 hanno collezionato insuccessi in matematica, 110.565 hanno ottenuto insufficienze nella lettura e quasi 106 mila hanno tradito gravi carenze in scienze. “L’Italia ha ridotto il suo numero di studenti con risultati scarsi negli ultimi anni – hanno riconosciuto i ricercatori – ma ha ancora davanti molte sfide”E a ricordarcelo c’è anche il posizionamento nella classifica dei Paesi Ocse che ci inchioda al terzultimo posto: peggio di noi hanno fatto solo la Grecia e il Portogallo.

I dati consegnati dallo studio possono aiutare a correggere alcuni “guasti” del sistema formativo italiano: se le percentuali di studenti che non arrivano al 6 in matematica, scienze e lettura restano così alte, qualche responsabilità dovrà, infatti, essere riferita anche a chi sta dietro la cattedra. E spesso non riesce a conquistare l’attenzione degli studenti per colpa di una didattica obsoleta, che non tiene conto della necessità di scommettere su strategie di insegnamento più “seduttive” ed efficaci. Senza trascurare il fatto che, a incidere sulle performance scolastiche dei giovanissimi, possono essere anche fattori di altro tipo. I ricercatori dell’Ocse hanno, infatti, rilevato che il 38% degli studenti italiani meno brillanti proviene da una famiglia “svantaggiata” (con condizioni economico-sociali difficili), mentre il 12% ha alle spalle un nucleo benestante. E che il 34% si concentra negli istituti professionali, contro il 15% iscritto, invece, ai licei. Ancora: i ragazzi che vanno peggio a scuola, sono quelli che si assentano di più e passano meno tempo a studiare a casa e che, di fronte alle difficoltà, mostrano scarsa perseveranza e tendono a gettare subito la spugna.

Indagare con più attenzione i dati consegnati da questo e altri studi può permettere di intervenire sulle “lacune” dei nostri giovani e dei nostri insegnanti. In modo da delineare un nuovo sistema che riesca a fornire ai primi più strumenti di stimolo e di crescita. Aiutandoli a diventare più competitivi  – oggi come studenti, domani come lavoratori – nel contesto globale.




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