Giudici di pace in sciopero: rinviati 150 mila processi

La riforma del ministro Andrea Orlando non tutela, a loro giudizio, alcuni diritti fondamentali. Per questo, i magistrati delle conciliazioni hanno scelto di fermarsi per sette giorni

E’ scattato ieri, lunedì 6 giugno, lo sciopero che farà incrociare le braccia, per un’intera settimana, ai giudici di pace italiani. A insolentire i magistrati è la riforma della Giustizia firmata dal ministro Andrea Orlando che, a loro parere, tiene in scarsa considerazione alcune tutele fondamentali e stabilisce criteri di prepensionamento più che discutibili. Lo sciopero causerà non pochi disagi alla “macchina giudiziaria”, con oltre 150 mila processi (civili e penali) rinviati in tutta Italia che determineranno slittamenti di diversi mesi.


Riforma incostituzionalehanno tuonato i giudici di pace – che viola le direttive comunitarie sul lavoro, non riconoscendo ai giudici tutele di maternità e salute, diritto a pensione, ferie e retribuzione decorosa e continuità del servizio sino all’età pensionabile”. “Già in sede di emanazione del primo decreto legislativo – hanno continuato i giudici in sciopero – il ministro Orlando, eccedendo dalla delega ricevuta dal Parlamento ed in violazione del decreto legge 83/2015, ha disposto il prepensionamento di circa 200 giudici di pace senza nessun preavviso“. E a marcare ulteriormente l’accento sul capitolo pensioni è stato il segretario dell’Unagipa (Unione nazionale giudici di pace), Alberto Rossi. “E’ offensivo della dignità di uomini e donne che hanno prestato servizio per la giustizia da più di 20 anni – ha detto – essere mandati a casa tramite comunicazioni ricevute dai presidenti di tribunale mentre stavano tenendo udienza”.

“Parlare poi di prepensionamento rispetto a magistrati che, per 20 anni, non si sono visti riconoscere alcuna tutela previdenziale e non hanno maturato il diritto alla pensione – ha rincarato Rossi – è incommentabile: funzionari dello Stato messi alla porta da un giorno all’altro, senza neppure dar loro la possibilità di organizzarsi un futuro”. Da qui l’intenzione di andare fino in fondo: Abbiamo incaricato i nostri legali – ha aggiunto il segretario dell’Unagipa – di denunciare il ministro Orlando per omesso versamento dei contributi previdenziali dovuti ai giudici di pace, in contrasto con la vincolante sentenza della Corte di Giustizia Europea del 1° marzo 2012 e malgrado le centinaia di diffide recapitate al ministero dai giudici di pace, ai quali il ministro Orlando non si è neppure scomodato a dare una risposta”.

Ma cosa fanno esattamente i giudici di pace? In estrema sintesi, tentano di appianare controversie di vario tipo. Il giudice di pace è, infatti, un magistrato con diverse funzioni e competenza territoriale che si occupa sia di procedimenti di materia civile che penale. Per fare qualche esempio: ci si può rivolgere al giudice di pace quando ci sono divergenze che riguardano beni mobili il cui valore non supera i 5 mila euro. O quando occorre stabilire l’entità del danno (che non deve superare i 20 mila euro) prodotto dalla circolazione di veicoli o di imbarcazioni. Ma non solo: i giudici di pace si occupano anche frequentemente di “beghe di condominio” e tentano di trovare un punto di incontro tra proprietari di casa che si rinfacciano comportamenti scorretti. In sede penale, invece, tra le cause più frequenti ci sono quelle che riguardano l’ingiuria, la diffamazione, ma anche le minacce, le percosse, i danneggiamenti non gravi o le lesioni che non comportano prognosi superiori ai 20 giorni. In tutti questi (e in molti altri) casi, il giudice di pace cerca innanzitutto la conciliazione tra le parti. Solo se non ci riesce, procede con un dibattimento che si conclude con una sentenza finale. Che può prevedere l’assoluzione o la condanna a pena pecunaria, alla permanenza domiciliare o ai lavori di pubblica utilità.

 




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