Giovani: tutti pessimisti sul lavoro

A nutrire più speranze sono i giovani del Nord-Africa e del Medio-Oriente. Mentre in Italia la mancanza di opportunità e la scarsa qualità del lavoro spingono il 55% dei 15-24enni a dirsi pronto ad emigrare

Se il 99% dei giovani italiani – come certificato da una ricerca Gallup contenuta nel Rapporto Ilo presentato ieri a Roma – ha dichiarato di essere pessimista sulle prospettive lavorative, viene da chiedersi quale speranza animi quel 1% che ha invece detto il contrario. I 15-24enni coinvolti nell’indagine hanno dimostrato abbondantemente di non considerare l’Italia un Paese per giovani, tanto che il 55% di loro si è detto pronto a fare le valigie per cercare fortuna all’estero.


Si tratta di stime impressionanti, soprattutto se messe a confronto con quelle degli altri Paesi europei. Dopo i nostri, a vedere più nero di tutti sul lavoro sono i giovani francesi (82%), seguiti dagli spagnoli (79%) e dai greci (82%). Mentre nel resto del mondo, anche i giovani del Nord-Africa e quelli del Medio-Oriente nutrono più speranze dei nostri sul loro futuro lavorativo (le quote dei pessimisti si fermano, infatti, rispettivamente al 58 e al 68%). “Forse è la percezione della carenza di opportunità di lavoro e del deterioramento della qualità del lavoro che ha spinto il 99% dei giovani italiani intervistati ad essere pessimisti”, ha commentato il direttore dell’Ilo Italia, Gianni Rosas. Già, perché i giovani del Bel Paese, quando hanno la fortuna di trovare un impiego, lo trovano quasi sempre precario. Tant’è che, tra il 2010 e il 2014, il lavoro a tempo determinato è cresciuto del 9,2% mentre quello a tempo parziale involontario del 13,3%. Allargando la lente di osservazione, le cose non vanno comunque molto meglio. Il tasso di disoccupazione giovanile mondiale ha raggiunto, nel 2014, il 13% (era l’11,7% nel periodo precedente alla crisi) e, secondo gli osservatori, a fine del 2015, crescerà di un altro 0,1%. Cosa vuol dire concretamente? Che i giovani senza lavoro rappresentano un esercito di 73,3 milioni di unità pronto a ingrossarsi ancora. Di più: tra il 1991 e il 2014, la percentuale dei giovani attivi, in tutto il mondo, ha perso per strada 11,6 punti percentuale passando dal 59 al 47,3%. Le previsioni, per gli aspiranti lavoratori di domani, appaiono insomma tutt’altro che rosee.

 




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