Giovani e lavoro, tante le anomalie italiane

Il lavoro e i giovani in Italia sono un binomio che rischia di diventare sempre meno realistico, perché i numeri sulla disoccupazione e sul tasso di occupazione dei giovani e giovanissimi italiani sono fin troppo allarmanti.

Partiamo dalla distinzione tra tasso di occupazione e di disoccupazione. In disoccupati sono coloro che cercano lavoro e non lo trovano: qui, la percentuale italiana è di quasi il 30%, circa l’11% in più della media europea. Ma il dato ancora più allarmante riguarda il tasso di occupazione, ossia di coloro che hanno deciso di lavorare: solo uno su quattro, nella fascia 16-24 anni, contro una media europea di uno su due.

E il dato non ha a che fare con i maggiori livelli di istruzione dei giovani italiani, dato che gli over 25 che sono laureati rappresentano solo il 18% della fascia 25-34 anni, neanche la metà di Paesi come la Francia, che hanno però tassi di occupazione molto più alti.

E preoccupa anche il rapporto tra il tasso di disoccupati tra i giovani e tra la fascia degli adulti, di uno a quattro, contro il 2,4 dell’Eurozona, con solo 1,4 della Germania.

E ancora: in regioni come il Veneto (zona ricca dell’Italia), la percentuale degli under 40 assunta a tempo indeterminato è crollata al 15%, mentre sono il 60% coloro che si sono visti assumere a tempo determinato.

Una peculiarità drammatica, a cui si sta tentando di porre rimedio con la riforma dell’apprendistato, concordata e condivisa con l’intero sindacato.

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