Giovani e lavoro: la laurea in Italia non basta

In Italia, ai giovani che si mettono alla ricerca di un lavoro, la sola laurea serve a poco. Contano invece le referenze e l’esperienza, cosa quest’ultima, tra l’altro difficile da possedere se, fino al momento in cui si decide di entrare nel mercato del lavoro, si è studiato sodo per conseguire un titolo di studio superiore. E’ quanto è emerso ieri, al Premio di Laurea San Pellegrino Campus durante la presentazione di una ricerca condotta dall’omonimo gruppo in collaborazione con il sito Tesionline. Un sondaggio via web ha interpellato circa 11mila laureati. Di questi il 56% ha fatto notare la poca utilità della laurea nel trovare un impiego.


 

Anche se in pochi sarebbero disposti ad affrontare un trasferimento temporaneo o definitivo all’estero (il 22% dei  laureati e il 26% di chi ancora è nel periodo di studio), un problema rilevante nel Belpaese, crisi economica a parte,  è la mancanza di un “ponte tra i giovani e le imprese” (16% degli intervistati), unito ad una “mancanza di incontro tra domanda e offerta” 12% degli intervistati. In soldoni tra le competenze necessaria ad un’azienda e quelle che un giovane laureato è in grado di portare nel mondo del lavoro dopo gli studi. Non sempre ovviamente è così, ma, va detto,  la poca connessione tra chi cerca lavoro e chi invece lo offre non è l’unica questione sollevata dagli intervistati. Per il 36%  degli stessi, ad ostacolare fortemente la possibilità di trovare lavoro sono gli alti costi del lavoro che gravano sempre più sulle aziende, la mancanza di un turnover (25%) e la scarsa attitudine ad innovare (12%).

Per quanto riguarda gli obiettivi, la tendenza nelle risposte indica la volontà di “realizzarsi professionalmente”,  magari sfruttando criteri meritocratici che però, vengono percepiti come maggiormente presenti all’estero piuttosto che in Italia. La fiducia nella riuscita del progetto di vita appare piuttosto bassa. Nel lungo periodo, vale a dire da oggi a dieci anni, solo il 9% dei laureati pensa che riuscirà a realizzarsi, percentuale che scende al 6% tra gli studenti. Al di fuori dall’indagine condotta da San Pellegrino, va anche detto che per conquistare l’indipendenza, insomma, per avere uno stipendio, può risultare necessario prendere in considerazione il fatto di accettare lavori per cui la laurea non serve. In questo, c’è chi dal curriculum, il titolo di studio così faticosamente raggiunto decide addirittura di toglierlo, trovando la laurea “controproducente” in tal senso




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