Giovani e lavoro in tempo di crisi: rivalutare il “Made in Italy” tra tradizione e innovazione

Dalle ultime indagini di ricerca i giovani italiani risultano tagliati fuori dal mercato del lavoro. La crisi economica e politica nel nostro Paese ha innescato nuovi modi di vivere che hanno determinato dei cambiamenti evidenti. Il quadro che possiamo delineare dalle statistiche elaborate dalle più importanti agenzie riguardanti le condizioni di vita degli italiani emerge un quadro fosco: famiglie ridotte a vivere con stipendi e pensioni sulla soglia della povertà; numero di disoccupati sempre più crescente; imprenditori disperati che non sanno come sostenere le onerose spese delle proprie imprese; tasse elevate per cittadini e aziende; elevata disoccupazione femminile specialmente al sud; giovani laureati e diplomati che non riescono a trovare più un lavoro o non lo cercano più. Ci troviamo di fronte ad una crisi capace di cancellare ogni possibilità per la costruzione di un futuro per le nuove generazioni e di continuare quello presente con serenità per quelle più anziane. Generazioni di giovani che non sanno “dove” e “come” uscire da questo stato di immobilità che ha tolto ogni opportunità negli ambiti occupazionali consueti .


Quale futuro spetta ai giovani? Dove cercare lavoro? Come uscire da questa fase economica di stallo del nostro Paese?

Analizzando l’immenso patrimonio creativo, culturale, ricco di tradizioni e di sane abitudini così tanto ricercate a livello internazionale si dovrebbe riconsiderare e rivalorizzare la grande opportunità che offre il”Made in Italy”.

In molte Regioni italiane anche se le iniziative non sono ancora sufficienti ci si sta adoperando ad incentivare quei mestieri capaci di stimolare la “creatività ” coniugando tradizione e innovazione, attraverso lo sviluppo del mercato locale per arrivare a quello globale. In particolare, l’artigianato rappresenta una grande possibilità per il futuro dei giovani. Stefano Micelli, docente di Economia e Gestione delle Imprese all’Università Ca’ Foscari, e autore del libro, ”Futuro artigiano” (ed.Marsilio), sostiene l’idea che se si tornasse ad investire nel mercato locale e globale sull’artigianato coniugandolo alle nuove tecnologie, il nostro Paese ritroverebbe un’opportunità di crescita e di lavoro.

Un esempio proviene dalla Regione Toscana, che per favorire il lavoro dei giovani ha attuato delle iniziative per la rivalutazione dei mestieri antichi, infatti, esistono leggi e/o provvedimenti regionali recenti che regolano il regime dell’apprendistato (cfr. Regolamento di esecuzione della legge regionale sull’apprendistato, entrato in vigore con la pubblicazione sul BURT n.30 del 21/06/2012) e il regime del tirocinio (cfr. Legge regionale 27 gennaio 2012, n. 3 ).

Si tratta di iniziative regionali e locali capaci di trasformarsi in opportunità vere e proprie di lavoro, partendo dalla rivalutazione di antichi mestieri capaci di produrre ed esportare all’estero il Made in Italy, da sempre garanzia di qualità. Tutto ciò si attuerà con progetti di formazione professionale per i giovani mirata allo sviluppo di settori tipicamente italiani, attraverso un supporto alle imprese giovanili. La formazione in questi settori comprenderà una parte pratica e teorica sulle tecniche artigiane della tradizione del nostro territorio, avviamento all’impresa, promozione e diffusione dell’artigianato artistico nel mondo; commercializzazione dei prodotti artigiani; progetti pilota di approccio dei mestieri d’arte rivolti alle scuole dell’obbligo; borse di studio per tirocinanti in bottega. La tutela delle attività artigianali può rappresentare un’occasione per giovani e adulti disoccupati per mantenere e riscoprire la tradizione del territorio di appartenenza. La riscoperta di antichi mestieri che nascono e vivono solo grazie a piccole realtà e che rischiano di scomparire per la mancanza di ricambio generazionale può risultare un’opportunità per creare nuova occupazione, sia in termini di incremento dell’esistente, integrando sia anziani e sia giovani, offrendo l’opportunità di utilizzare strumenti e conoscenze per la creazione di microimprese e ridare vita a mestieri e produzioni artigianali in grado di dare lavoro. Per non sprecare tale possibilità, le regioni hanno accompagnato le loro azioni con studi di settore, realizzando una forte concertazione con il partenariato socioeconomico. Per approfondire l’argomento si può leggere ad esempio il progetto della Regione Liguria(consultare il sito ufficiale della Regione Liguria). Ricordiamo, inoltre, che la crisi ha reso la gente più attenta ai consumi e ciò ha incrementato la richiesta di capacita e competenze artigiane. Nelle grandi città sempre più spesso si cercano elettricisti, idraulici, pittori, aggiusta-robe, negozi di piccola sartoria, rammendi, riparazioni, ecc.
Ma quali sono i mestieri Made in Italy in cui i giovani possono trovare delle opportunità di lavoro e investire?

I giovani interessati ad investire negli “antichi mestieri” possono consultare i siti delle regioni e delle province di appartenenza, per avere informazioni su corsi di formazione, apprendistato e finanziamenti. Tra i mestieri più tradizionali ricordiamo: cestaio, fabbro, sellaio, apicoltore, falegname, fornaio, ceramista, tessitrice, sarto, ricamatore, tartufaio, cappellaio, calzolaio, restauratore, ecc.

Tra le professioni che hanno raggiunto un certo successo nel mercato internazionale troviamo quelli legati alla produzione di manufatti. Si tratta di creazioni di cuoio o pelle; tessuti e capi di sartoria; lavorazione di metalli come oro, rame, zinco, ferro oppure di pietre varie; lavorazione del legno o altri materiali per arredamenti originali con l’uso di tecniche particolari. In questo campo abbiamo il più delle volte vere e proprie realizzazioni artistiche. Ad esempio, per chi intende intraprendere delle attività nel campo della sartoria deve apprendere tecniche teoriche in una scuola di sartoria e poi sul campo, perché un vero sarto deve saper cucire, realizzare un cartamodello su misura del cliente, tagliare il modello sulla stoffa, ma anche saper progettare una linea di abiti, saperla promuovere. Per quanto riguarda il settore dell’arredamento abbiamo figure che uniscono formazione tradizionale (come il falegname) con l’innovazione, ad esempio la figura del “Interior Design”che deve conoscere i più svariati materiali di arredamento con le relative tecnologie e applicazioni; saper curare tecnicamente ed esteticamente le parti fisse dell’arredamento (scale,  caminetti, lampade, pedane, soppalchi, controsoffitti, porte ed infissi) nonché gli elementi mobili (i mobili, i tendaggi, i complementi). Lavorare nel campo dell’arredamento per un esperto falegname non basta soltanto saper “fare un mobile” o “disegnarlo”ma occorre sviluppare la capacità creativa tenendo conto di ciò che offre il mercato per realizzare prodotti “originali”, possedendo conoscenze sulle leggi del marketing e della comunicazione, oltre ad avere competenze di gestione, vendita e commercializzazione.

Il Jewellery designer, è ad esempio un’altra professione che trae origine dagli antichi mestieri unendo a sé le tecniche più moderne. Si tratta di una figura che progetta e crea gioielli; lavora i metalli, come l’oro, rame, argento e, in base alla sua creatività, può realizzare “prodotti” utilizzando anche pietre, tessuti, pelle, cuoio e altri materiali…

Parlare di Made in Italy, non significa soltanto lavoro “artigianale “ come quello della moda, della realizzazione di tessuti, scarpe, borse, accessori, mobili, arredamenti e oggettistica di qualità. Abbiamo anche settori come l’agricoltura, quello agroalimentare e della ristorazione con prodotti tipici legati alla “cucina mediterranea”che rappresentano importanti opportunità per i nostri giovani. Nel futuro sarà importante salvaguardare figure tradizionali di esperti nella produzione e lavorazione di pasta, pane, pizza, prodotti dolciari unendo il “saper fare della tradizione” con ”il saper fare dell’innovazione” senza perdere la qualità e l’unicità dei prodotti e dei marchi italiani. Altre figure e settori in cui investire sono quelli dell’enogastronomia: la produzione di vino è la più importante dell’export agroalimentare con metà del fatturato all’estero nei paesi dell’UE. Altri sbocchi riguardano anche la produzione ed esportazione di olio extravergine d’oliva.

Ciò che oggi serve ai giovani è investire in professioni in grado di perpetuare a lungo termine la crescita economica del Paese attraverso prodotti competitivi e di qualità sul mercato. In tal senso le politiche attuali dovrebbero impegnarsi attraverso maggiori finanziamenti per la microimpresa giovanile, partendo dal territorio locale per arrivare a quello globalizzato, al fine di offrire un’opportunità che consenta alle nuove generazioni di costruire un progetto concreto per il proprio futuro unendo l’originalità e la tradizione del Made in Italy con le nuove tecnologie e i saperi d’avanguardia.   

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