Giovani e lavoro: in futuro più cuochi che operai

Il mercato del lavoro detta regole ferree. Mentre in Italia crollano le iscrizioni agli studi professionali, le scuole di enogastronomia e turismo fanno registrare una notevole ripresa di iscrizioni. La stima prodotta da una recente analisi Coldiretti è di due cuochi per ogni operaio, frutto della crisi che ha cambiato profondamente le aspirazioni dei giovani.


Secondo Coldiretti quest’anno le iscrizioni alle prime classi degli istituti professionali per le produzioni industriali, la manutenzione e l’assistenza tecnica si sono ridotte di molto, una percentuale pari a meno della metà di quelli che hanno optato per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, che sono stati 46.636, mentre sono salite a 13.378 quelle agli Istituti professionali e tecnici di agraria.

{jcomments on}Il dato fornito da Coldiretti illustra una escalation senza freni tanto che oggi rappresentano oltre il 9 per cento dei totale dei 515.807 giovani iscritti al primo anno delle scuole secondarie. Una tendenza che ha influenzato massicciamente la scelta della facoltà e che ha invogliato i giovani ed i meno giovani a privilegiare l’alimentazione come sbocco lavorativo. La Coldiretti, sulla base di una ricerca ‘datagiovani’, fa sapere che agli effetti della recessione sugli Atenei italiani nel periodo dal 2008 ad oggi, le iscrizioni alle Facoltà di scienze agrarie, forestali ed alimentari hanno fatto registrare la crescita più alta nel periodo considerato, con un aumento del 45, per cento mentre l’ultimo gradino è occupato da ingegneria industriale (19 per cento). Rivoluzione culturale in atto dunque, illustrata anche dai numeri che testimoniano sempre secondo Coldiretti, che il 54 per cento dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale o fare l’impiegato in banca. Un ritorno alle professioni di una volte che a quanto pare non tramontano mai.

Secondo l’indagine, in futuro in Italia ci sarà un numero minore di fabbriche, ed è per questo che l’88 per cento degli italiani afferma che il sistema di formazione nazionale andrebbe riqualificato, valorizzando i prodotti del Made in Italy.



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