Giornata lavorativa di sei ore: l’esperimento svedese

La giornata lavorativa di sei ore è stata introdotta in alcuni enti e aziende svedesi: quali sono i costi e i benefici?

In questi giorni si è parlato molto delle aziende svedesi che applicano la giornata lavorativa di sei ore. Il dibattito attorno all’orario di lavoro e alle sue ricadute sui lavoratori e di conseguenza sulla società però non è nuovo, essendosi sviluppato sin dal 1800. Ripercorriamolo.


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image by Niyazz

Le 8 ore di lavoro giornaliere, prima moltiplicate per sei giorni la settimana poi per cinque, sono una conquista di questo secolo, iniziata fra gli anni Venti e Trenta. Per la loro definitiva introduzione però ci sono voluti altri decenni. Non soltanto in Europa, ma in tutto il mondo occidentale e industrializzato. Un importante step di questa evoluzione è costituito dalla progressiva discesa dell’orario di lavoro nelle grandi imprese manifatturiere degli Stati Uniti d’America, in cui si arrivò al tetto delle 40 ore settimanali soltanto nel 1950.

L’orario di lavoro in Italia

In Italia la Costituzione non fornisce alcuna definizione di orario di lavoro né tanto meno impone limiti. Il codice civile, a sua volta, rinvia alle leggi speciali e alla contrattazione collettiva la determinazione temporale della giornata e della settimana lavorativa. Per lungo tempo la disciplina sull’orario di lavoro è stata dettata da una legge del 1923 che fissava in 8 ore giornaliere e 48 ore settimanali il tetto massimo dell’orario del lavoro. Questa disciplina è stata rivista soltanto nel 1997 con la legge n. 196 che, seguendo le linee guida tracciate dai contratti collettivi, ha abbassato a 40 ore il tetto dell’orario lavorativo settimanale, per un massimo di 8 ore giornaliere. La normativa è stata poi modificata sulla scia europea e sono state introdotte tante novità fino al 2010 con il provvedimento chiamato “collegato lavoro”. È rimasto però invariato il limite delle 8 ore giornaliere, per un massimo di cinque giorni a settimana.

La giornata lavorativa di sei ore: pro e contro

In questi giorni ad infuocare il secolare dibattito è stato un articolo del Guardian, ripreso dai media di tutta Europa, che ha raccontato l’esperienza di una casa di riposo svedese, la Svartedalens di Gothenburg, nella quale, da febbraio, l’orario di lavoro dei dipendenti è stato ridotto da 8 a 6 ore. Nella casa di cura il numero di pazienti era aumentato e il personale era sempre più stressato da un lavoro che comunque richiede un alto livello di attenzioni e responsabilità, necessarie per prestare assistenza a malati e anziani. Il Guardian, a distanza di qualche mese dall’introduzione della giornata lavorativa di sei ore, ha intervistato dipendenti e amministrazione della casa di cura e quello che ne è uscito fuori è una maggiore soddisfazione da entrambi le parti. Per consentire questo cambiamento però la Svartedalens ha dovuto assumente 14 lavoratori in più.

Ma c’è anche chi ha intrapreso questa strada da tempo: nei centri Toyota di Gothenburg, la giornata lavorativa di sei ore è attiva da ormai 13 anni. La riduzione dell’orario lavorativo fu decisa dopo un’atmosfera aziendale caratterizzata da continui errori dello staff e insoddisfazione generale. Da questo cambiamento ci sarebbe stato un aumento dei profitti del 25%, secondo quanto affermato dal direttore generale ai giornalisti del Guardian.

Ma la giornata lavorativa di sei ore è applicata anche da altre aziende svedesi, come Brath, una startup, e Filimundus, uno sviluppatore di applicazioni con sede a Stoccolma. È sempre il quotidiano inglese a raccontare la loro esperienza. Nella prima, il capo fa sapere che essendo un’azienda di creativi, lavorare sei ore è la soluzione migliore. Sono attratti i migliori talenti e non è frequente il turnover, che comunque rappresenta un costo per l’azienda. Linus Feldt, a capo di Filimundus, ha affermato che andare a casa prima rappresenta un forte fattore motivazionale per i dipendenti. Si è così più produttivi ed efficienti durante le sei ore, in cui le pause e le distrazioni sono ridotte al minimo: perciò al bando i social network.
La domanda che ora sorge spontanea è quanto sia applicabile questo cambiamento in un paese come l’Italia. L’esempio svedese ci mostra che la giornata lavorativa di sei ore rappresenta un costo maggiore per l’azienda che dovrà ricorrere a più personale per garantire la riduzione dell’orario di lavoro. Ma è anche vero che dipendenti scontenti, poco produttivi, che si ammalano di più e che cambiano spesso posto di lavoro sono comunque una spesa maggiore per l’impresa.

Voi che ne pensate?



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