Giocava al pc durante il lavoro, impiegato rischia il licenziamento

La Cassazione giudica ‘ingiustificabile’ il comportamento di un impiegato di un’azienda farmaceutica che utilizzava in continuazione il computer dell’ufficio per giocare al pc. Le ore contestate sono circa 260-300 ore in un anno, ed ovviamente il lavoratore rischia il licenziamento. Nella precedente sentenza la Corte d’Appello di Roma aveva dichiarato nullo il licenziamento ritenendo: “generica la contestazione che fa riferimento ad un solo episodio”.


Emerso il comportamento scorretto, quindi, l’azienda non ha nemmeno l’obbligo di contestare al lavoratore le singole partite giocate poichè: “l’addebito mosso al lavoratore non può essere ritenuto generico per la sola circostanza della mancata indicazione delle singole partite giocate abusivamente dal lavoratore”.

Nel 2010 lo stesso era stato reintegrato su decisione della Corte d’appello di Roma, sulla base del fatto che la contestazione aziendale era stata troppo “generica” impedendo così al lavoratore di difendersi dalle accuse.

Appare dunque illogica la motivazione della sentenza impugnata che lamenta indicazione specifica delle singole partite giocate, poichè il lavoratore posto in grado di approntare le proprie difese anche con la generica contestazione di utilizzare in continuazione, e non in episodi specifici isolati, il computer aziendale.

La Sezione Lavoro ha dunque rinviato il caso alla Corte d’Appello di Roma per un nuovo giudizio, e non considererà generica la lettera di contestazione della mancata indicazione delle singole partite giocate abusivamente dal lavoratore. Il lavoratore quindi subirà un nuovo esame davanti alla Corte d’appello di Roma che provvederà ad una diversa decisione, non considerando generica la lettera di contestazione da cui poi è conseguito il licenziamento.



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