Gig economy: sempre più lavoratori ma solo part-time

Ne sentiamo parlare ogni giorno e sappiamo ormai come funziona la Gig economy ovvero l’economia on demand. Le piattaforme sulle quali poter guadagnare -tramite questi lavoretti o piccoli incarichi- registrano trend in continua crescita. Siamo ben lontani dalla possibilità di farvi affidamento come se fosse un lavoro full-time ma possiamo capire come sfruttare al meglio le potenzialità di questo nuovo modello economico per arrotondare le entrate mensili e racimolare qualche entrata extra.


sharing economy

image by phoenixman

Come sfruttare le potenzialità della Gig Economy

Partiamo da alcuni dati per inquadrare la portata del fenomeno: le prime piattaforme tecnologiche in grado di offrire questi lavoretti on demand sono apparse nel 2012 e alla fine di soli tre anni hanno registrato una vera e propria esplosione in termini di partecipazioni e  iscritti. Basti pensare che negli Stati Uniti la forza lavoro in modalità “sharing” (appunto in condivisione) su queste piattaforme è pari a circa 2,5 milioni di persone, l’equivalente degli insegnati e collaboratori che lavorano per la scuola pubblica statunitense. La media mensile di introiti è di 533 dollari, pari ad un terzo del guadagno totale personale (proveniente quindi da altre fonti di reddito e lavoro). Si tratta di dati provenienti dal JPMorgan Chase Institute, che mettono in evidenza come la partecipazione e l’apertura nei confronti di questo sistema di lavoro flessibile siano elevate ma con una certezza: ad oggi il sistema non è in grado assolutamente i rimpiazzare un posto di lavoro a tempo pieno (con relativo stipendio).

Questa tipologia di collaborazione lavorativa ha raccolto un vero esercito di esperti, liberi professionisti, freelancer che lavorano da soli e per conto proprio (da qui poi la necessità di fare networking). Aderendo a questo sistema, implicitamente si accettano le condizioni di lavoro saltuario e a basso costo. D’altra parte i committenti fanno recruiting su queste piattaforme in ragion del fatto che sanno di potersi assicurare standard qualitativamente accettabili di lavoro ma a un costo certamente più basso rispetto al mercato del lavoro tradizionale, non fosse altro perché privo di oneri e tasse, contributi, imposte e via di seguito. Arrivare ad uno stipendio medio di 1.500 euro mensili diventa difficile a meno di lavorare senza sosta sette giorni su sette. Da qui appunto la conseguenza/necessità di differenziare le proprie fonti di reddito e assicurarsi varie entrate.

In che modo dunque poter concretamente sfruttare le potenzialità della Gig Economy? Come testimonia Ab Emam, 37 enne esperto nel settore tecnologia, si tratta di un modello  che offre davvero enormi vantaggi se sfruttati in modo adeguato. Lui ad esempio ha messo in affitto la sua casa delle vacanze su Airbnb. Considerando il tempo limitato che vi trascorre con la famiglia ha pensato di sfruttare l’immobile anche per tutto il  resto dell’anno. Ha già affittato la sua casa una trentina di volte: con i ricavi riesce a curare la manutenzione, ha sostituito i pavimenti con un accogliente parquet e paga la pulizia dell’immobile ogni volta che deve renderlo disponibile ai nuovi inquilini.

Una testimonianza a riprova del fatto che è possibile migliorare la propria qualità di vita attraverso questo sistema lavorativo (o di affitto di proprietà o di vendita di beni) ma a condizione di avere comunque già un lavoro stabile e una retribuzione mensile garantita.

 




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