Gestione risorse umane: 66 aziende italiane ottengono certificazione Top Employers

Cresce il numero delle imprese italiane che destinano attenzione al "capitale umano". Ma molto resta ancora da fare

Il Top Employers Institute si occupa, ormai da qualche anno, di selezionare, valutare e certificare le politiche delle aziende che dimostrano di destinare grande attenzione alla gestione delle Risorse Umane. Un riconoscimento importante, che quest’anno è stato tributato a 66 aziende italiane operanti nei più diversi settori produttivi. La lista è lunghissima: si va dalla Wolkswagen Italia alla Ducati, dalla Telecom alla Electrolux, dalla Birra Peroni alla Coca Cola, passando per la Novartis Farma, la Philip Morris e la Adidas. Tutte aziende in cui le condizioni di lavoro e le politiche perseguite dal management hanno superato gli standard qualitativi stabiliti dall’istituto. Limitatamente alla sfera che riguarda la gestione delle Risorse Umane.


Ad aggiudicarsi la certificazione Top Employers sono state, quest’anno, ben 1.072 aziende di 102 Paesi differenti. Delle 66 aziende italiane “premiate”, 24 hanno ottenuto il riconoscimento di secondo livello (cioè conferito su scala europea), mentre le altre 42 si sono dovute accontentare di quello di primo livello (su scala nazionale). Il terzo livello di certificazione (su scala globale) è il più difficile da raggiungere: ci sono riuscite quest’anno solo 8 multinazionali che verranno premiate nel corso di una cerimonia che si svolgerà ad Amsterdam il prossimo 25 febbraio. Ma torniamo in Italia: a fornire un veloce scatto della situazione che riguarda le nostre aziende è stato Alessio Tanganelli, direttore regionale del Top Employers Institure in Italia, Spagna e Brasile. “Nel comparto delle risorse umane – ha spiegato – le aziende italiane sono allineate agli standard europei in due macro aree su nove: performance management e pianificazione della forza lavoro. Cresce anche la loro attenzione nei confronti della gestione dei talenti, mentre continuano a registrare valori inferiori alla media europea in particolare nella cultura aziendale e nello sviluppo della leadership“. Come dire che ancora molto resta da fare.

Un altro dato interessante è quello che riguarda l’incremento costante del numero di aziende che riescono a ottenere la certificazione. Dal 2009 al 2016, è cresciuto in Italia del 135% passando da 28 a 66. “Da quando abbiamo dato il via alla nostra attività in Italia – ha confermato Tanganelli – il numero di aziende certificate è sensibilmente cresciuto. Significa non soltanto che sempre più imprese mirano alla certificazione, ma anche che si stanno adoperando per raggiungere requisiti minimi per ottenerla. E il trend è in costante crescita”. 




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