Garanzia Giovani: che è successo? Intervista a Francesco Giubileo

Il primo periodo di vita della Garanzia Giovani, quello di attivazione,  dice qualcuno che non sia andato proprio benissimo. Poche adesioni e pochi posti di lavoro creati è, in parole povere, l’accusa mossa contro lo strumento approntato dal Governo Renzi. Ma sarà vero? E soprattutto, adesso cosa ci aspetta? Per cercare di capirlo abbiamo ripescato il nostro “consulente” Francesco Giubileo, ricercatore specializzato nel per niente facile mondo del mercato del lavoro italiano. Da alcune sue risposte si evince chiaramente che è uno che non le manda a dire a nessuno. Per Giubileo però,  non tutto è negativo, anzi: nella Garanzia giovani esistono strumenti che, se ben sfruttati, sono in grado di fare molto contro l’enorme disoccupazione  giovanile che attanaglia il nostro Bel Paese.Garanzia Giovani Francesco Giubileo

Allora Giubileo, che è successo alla Garanzia Giovani? La partenza è stata davvero un flop come dice qualcuno?

La Garanzia Giovani doveva rappresentare il nostro “fiore all’occhiello” nel contrasto alla disoccupazione dei giovani Under 25 (poi per sollevazione popolare portato a 30) . In realtà, la fretta del governo di realizzare il prima possibile questo strumento, il totale sbando in termini di organizzazione prodotto dall’eliminazione delle province (in realtà trasformate in “Aree Vaste”, cosa cambia non si sa!), avrà l’inevitabile conseguenza che anche questa volta si faranno disastri.

Disastri? Incoraggiante e dove dovrebbero verificarsi?

Ovviamente, alcune regioni andranno bene e sono sempre le solite (quelle del Centro-Nord), ammesso che ci siano concrete opportunità di lavoro, in alternativa anche il modello del Trentino (che ricorda il generoso sistema di Flexicurity danese con risorse illimitate nel tutelare i disoccupati) rischia di risultare completamente inefficace. Tuttavia, i veri disastri si vedranno al Sud; già oggi sono stati destinate troppe risorse in Formazione e Accompagnamento, che purtroppo spesso non si traducono in collocamenti. Il rischio, è quello di alimentare un certa “sfiducia” e forse qualche “incazzatura” nei giovani: ma come gli dici che gli trovi lavoro in 4 mesi e poi il massimo che riesci a fare è un “corsettino” di un mese. Date queste premesse, la Garanzia Giovani rischia di diventare il primo concreto e dimostrabile fallimento del neo-governo Renzi.

Vabeh ma qualcosa di buono ci sarà, o no?

Forse, se si giocano bene le carte. Qui conterà moltissimo cosa faranno ItaliaLavoro e le Agenzie regionali, si può creare un modello di sostegno all’autoimpiego  e all’imprenditorialità, all’avanguardia. Ipoteticamente il modello (cambierà da Regione a Regione) dovrebbe prevedere sostegni economici per lo sviluppo del progetto imprenditoriale, un fondo perduto e un ulteriore fondo agevolato. Il tutto dovrebbe funzionare attraverso una partnership con le Camere di Commercio, oggi uniche strutture attrezzate ad un compito del genere. Altro aspetto interessante, sono le risorse per la mobilità occupazionale, strumento utilissimo per opportunità di lavoro anche all’estero, in realtà il sistema è già in funzione attraverso Eures.

Ma i giovani, che a chiamarli così paiono rappresentare una sorta di entità astratta, sostanzialmente che dovrebbero fare?  Cosa devono aspettarsi?

E’ proprio questo il punto, negli anni 90′ i giovani usciti dal sistema scolastico seguivano un percorso prevalentemente di tipo subordinato. Oggi le opportunità di lavoro sono pochissime, ma veramente poche. Pensare che basti una laurea per ottenere un lavoro è da “folli”. Dato il numero così elevato di candidati, i colloqui sono ormai vincolati spesso a contenuti soggettivi, che per il sottoscritto andrebbero almeno regolamentati, chiunque può confermarmi che a volte sono state poste domande che non hanno nulla a che vedere con la mansione da svolgere e forse anche sotto certi punti di vista sono fonte di imbarazzo.

Tornando alle aspettative, parlo dei neo-laureati o laureandi (che sono una nicchia del mercato italiano) è triste dirlo ma non si possono aspettare nulla, questo è un mercato “spietato”, se volete veramente svolgere una professione coerente con il vostro percorso scolastico, accumulate esperienza anche gratuita (meglio se durante gli studi) e poi aprite una partita Iva, sarete più competitivi rispetto ai vostri colleghi. Cercate di seguire il più possibile seminari e convegni sulla materia di vostra competenza e puntate soprattutto ai momenti più importanti, ovvero ai coffee break, dove avrete occasione di farvi conoscere e dovrete essere veramente bravi in pochi minuti. Ovviamente, questo in combinazione dell’invio costante e inevitabile dei curriculum, la strada maestra è un perfetto curriculum anche su Linkedin (più difficile da “taroccare” rispetto al c.v. Europeo in quanto pubblico e preferito dai futuri datori di lavoro), ma vi avviso non solo siete in competizione con la generazione con cui vi siete laureati, ma adesso anche con almeno quelle precedenti. Infine, mi permetta a livello di macro-economia pensare di trovare lavoro ai giovani attraverso politiche del lavoro, senza programmi di macro-economia e sviluppo di alcuni settori strategici è qualcosa da “ingenui”.

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