Fusioni aziendali: senza la compatibilità culturale, non funzionano

Le fusioni aziendali sono occasioni ghiotte, ma anche passaggi delicati. Vediamo cosa occorre fare per evitare il sicuro fallimento

Avete presente il detto: gli opposti si attraggono? Bene, in amore e nell’amicizia, è destinato quasi sempre a funzionare; ma quando si scomodano gli affari, occorre muoversi con più cautela. Le fusioni aziendali sono passaggi delicati, che non implicano solo il coinvolgimento di risorse economiche, ma anche di persone e visioni differenti. Ecco perché è importante procedere con calma e valutare ogni cosa con attenzione. Pensare che, per riportare il bilancio in verde, basti allearsi con un partner solido è una mera illusione. Bisogna andare oltre i numeri e non  lasciarsi ossessionare dall’urgenza di macinare profitti. Scopriamo insieme, con l’aiuto di alcuni esperti interpellati dall’Harvard Business Review, come ci si può riuscire.


L’insidia delle differenze nelle fusioni aziendali

Il concetto da cui partire è questo: quando si profila la possibilità di avviare delle fusioni aziendali, non ci si può limitare a guardare alla mera convenienza economica dell’operazione, ma bisogna prendere in considerazione molti altri fattori tra cui la compatibilità culturale. Per rendere il discorso più chiaro, gli estensori dell’articolo pubblicato sull’accreditata testata americana hanno citato l’esempio della recente fusione tra Amazon e Whole Foods che, a dispetto dei pronostici, non si è rivelata troppo felice. Stando a quanto certificato dagli esperti, infatti, le due aziende presentano strutture organizzative e gestionali diverse che, almeno per il momento, non sono riuscite ad integrarsi in maniera vincente. Per colpa di una mancanza di strategia e della scarsa lungimiranza dei rispettivi management, che hanno prestato poca attenzione alla distanza culturale tra le loro imprese.

Amazon è un’azienda incardinata su una certa “rigidità”, con un’organizzazione gerarchica ben strutturata, che contempla il ferreo rispetto delle regole e che non tollera alcuna forma di insubordinazione. Di contro, la Whole Foods può essere considerata, invece, un’azienda particolarmente elastica e aperta, che incoraggia la creatività e la partecipazione dei dipendenti, valorizza il loro senso critico e promuove un’organizzazione egualitaria. Due visioni marcatamente distanti, professate da dirigenti altrettanto diversi. Jeff Bezos, l’amministratore delegato di Amazon, è infatti un leader roccioso e risoluto, che tende a prendere le decisioni da solo; mentre John Mackey, amministratore delegato della Whole Foods, è un leader più aperto e permissivo, che concede ampi spazi di manovra ai suoi collaboratori. La sottovalutazione di questa manifesta incompatibilità culturale è, secondo gli osservatori, la ragione che può aiutare a comprendere perché la fusione tra queste due realtà di successo non abbia ancora sortito i risultati che tutti quanti vaticinavano. E non è un caso isolato.

Una recente ricerca condotta dagli studiosi dell’Harvard Business Review, che ha messo sotto la lente di osservazione 4.500 fusioni aziendali in 32 Paesi diversi, ha dimostrato che quando a “coalizzarsi” sono due (o più) aziende con orientamenti culturali e gestionali completamente diversi, le cose sono destinate a non funzionare. Stando ai dati raccolti, infatti, queste fusioni aziendali non solo non procurano miglioramenti, ma fanno anzi diminuire i rendimenti delle singole parti coinvolte dello 0,6% in 3 anni. Il che, tradotto in moneta sonante, vuol dire che le aziende “male assortite” rischiano di mandare in fumo 200 milioni di dollari ogni anno. Non proprio un affare. Bisogna dunque tenersi alla larga dalle fusioni aziendali e preferire arrancare da soli anziché rischiare di fallire in compagnia? Assolutamente no, ma occorre ampliare lo spettro delle valutazioni (che, lo ripetiamo, non possono limitarsi ai semplici calcoli economici) e lavorare alacremente per superare le eventuali distanze culturali che rischiano di mandare in fumo l’operazione. Come si fa?

Cosa bisogna fare per avere successo

Le aziende che scelgono di unire le loro forze per guadagnare nuove fette di mercato devono mettere sul piatto ogni cosa e negoziare su tutto. Partendo dalla disamina delle compatibilità e delle divergenze che le caratterizzano, devono studiarsi a fondo ed impegnarsi allo stremo per raggiungere un punto di incontro. Le fusioni aziendali sono occasioni ghiotte: dal confronto col partner si può, infatti, capire quali sono i punti di forza su cui conviene investire e quali le criticità su cui occorre, invece, intervenire. Ma perché ciò accada, occorre che le rispettive dirigenze imparino a fare un po’ di autocritica e si relazionino, in maniera aperta ed umile, tra di loro. Chi pensa di poter imporre il proprio modus operandi solo perché porta in dote il budget più cospicuo parte col piede sbagliato ed ha buone chance di fare un buco nell’acqua. Bisogna conoscersi e studiarsi approfonditamente. E programmare una linea concordata, che prenda le mosse dalle reciproche eccellenze. Quando la disciplina di Amazon riuscirà a sposarsi con la flessibilità di Whole Foods, i profitti non potranno che crescere. Perché gli opposti, nel mondo degli affari, possono attrarsi esattamente come altrove; ma per far sì che le cose funzionino, devono faticare un po’ di più.



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