Fumo passivo, Poste condannate a risarcire lavoratore

Un uomo di 82 anni di Messina, Francesco B., ha ottenuto un risarcimento di oltre 174 mila euro, dopo una causa legale contro le Poste Italiane, durata tre anni, in seguito alla sua richiesta di ottenere giustizia, per un tumore alla gola che il ricorrente addebita alle Poste.

L’anziano era un impiegato delle Poste, che nel 1994 andò in pensione, mentre nell’anno 2000, a causa di un intervento alla gola per la rimozione di un tumore, ha subito il danno dell’afasìa.

Secondo l’ex impiegato, la sua malattia sarebbe dovuta al fumo passivo, in anni di lavoro in ufficio, che egli dovette subire, così come le altre colleghe non fumatrici, anche a causa dell’assenza di spazi adeguati ai fumatori e dalla mancanza di finestre, per l’areazione dell’ambiente lavorativo.

Il giudice del lavoro di Messina, Beatrice Catarsini, ha ritenuto giusta la richiesta del risarcimento alle Poste, anche in considerazione dell’art.2087 del Codice Civile, che prevede forme di tutela della salute del lavoratore, nonché tenendo presente che già dal 1975 una normativa impediva il fumo in ambienti sensibili, come cinema e ospedali, pertanto gli effetti negativi del fumo passivo avrebbero dovuto essere ben noti alle aziende, come le Poste.

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