Fuga imprese italiane in Svizzera, nel Canton Ticino non c’è più spazio

Il fenomeno della fuga delle imprese italiane in Svizzera, dovuto all’estrema difficoltà legata al periodo attuale di restare a galla in Italia, starebbe assumendo proporzioni così importanti da aver messo in allarme un intero cantone svizzero, quello del Ticino. A riportare la notizia, la versione cartacea di un noto quotidiano della zona di Varese-Como, “La Prealpina”. Le imprese che hanno delocalizzato oltre confine, sarebbero ormai così tante da aver creato seri problemi di spazio al Canton Ticino, il quale avrebbe ora pochi “hub” da offrire rispetto all’enorme numero di richieste. Per questo, le aziende prossime a delocalizzare starebbero già guardando aldilà del tunnel del Gottardo. Il dato è significativo perché il fenomeno del trasferimento delle imprese operanti vicino al confine elvetico dall’altra parte della barricata, appare essere così forte da non trovare un freno nemmeno nella distanza dello spostamento.


I motivi di quella che è una vera e propria “fuga” non sono difficili da indovinare: tassazione troppo alta e burocrazia troppo complicata, magari unita ad un generalizzato calo di lavoro.  Va anche detto però, che gli svizzeri non sono certo stati a guardare. Durante l’incontro avvenuto questa settimana, organizzato da una Commissione apposita presieduta dalla leghista Francesca Brianza è emerso come, unitamente alle difficoltà riscontrate in Italia, in Svizzera le “promozioni” e le strategie di marketing territoriale messe in atto dall’Ufficio per lo sviluppo economico del Cantone, abbiano incentivato non poco lo spostamento delle imprese italiane in Svizzera, tanto da riempire un intero “pezzo” della stessa con i loro insediamenti.

Chi sembra muoversi nella direzione giusta, è Regione Lombardia che, stando a quanto riportato dal quotidiano, avrebbe approvato un fondo di oltre 90 milioni di euro per la copertura della Cassa integrazione in deroga, ma soprattutto avrebbe “chiesto a Roma” di essere identificata come “zona a burocrazia zero” (per l’intero territorio lombardo, Ndr), in modo da favorire ulteriormente anche sul confine le  attività di start up.



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