Franchising: i numeri del boom 2012

Il franchising sta attraversando un periodo di straordinaria floridità, che trova la sua fonte rigenerativa nella crisi congiunturale che sta attraversando l’economia dello stivale. Con la chiusura dei negozi tradizionali, infatti, l’alternativa diffusione degli shop in franchising sta generando particolare beneficio alle catene della grande distribuzione capillare, e ai singoli gestori degli spot inaugurati con questa recente formula contrattuale.


Il franchising, alla prova delle criticità internazionali, si sta pertanto rivelando uno strumento in grado di adattarsi meglio alle difficoltà, fungendo da vera e propria leva per nuove attività professionali e nuova occupazione collegata. A parlarne è stato, negli ultimi giorni, Bernardino Quattrociocchi dell’Osservatorio permanente sul franchising, che sulle pagine dell’inserto Lavori In Corso de La Stampa ricorda come nel corso degli ultimi cinque anni il numero di punti vendita in franchising presenti sul territorio nazionale sia rapidamente passato da 52.725 a 54.096 (+1.371 unità), con un conseguente volume d’affari che è balzato a quota 22,3 miliardi (+1,2 miliardi). L’occupazione derivante è inoltre incrementata da 182mila risorse a oltre 188mila addetti (+6mila), con un aumento delle reti italiane all’estero che ha portato i punti vendita fuori dai confini nazionali a quota 7.342, con un incremento di oltre 2.200.

Ancora, secondo quanto affermato dal presidente di Assofranchising, Graziano Fiorelli, “registriamo nel franchising una tenuta che punta all’alto”, con una prevalenza di giovani e donne, spesso fasce “trascurate” dall’ordinario mercato del lavoro che si poggia su forme contrattuali meno innovative. Ne è facile dimostrazione l’osservazione che l’85% dei franchisee (affiliati) è tra i 25 e i 45 anni, e che tra i giovani che decidono di diventare imprenditori con franchising, uno su tre ha meno di 35 anni, e il 56% tra i 35 e i 45 anni.

“Esistono strumenti per l’autoimpiego” – dichiara Massimo Calzoni, di Invitalia, dalle pagine dello stesso inserto – “che erogano finanziamenti a fondo perduto e mutui agevolati, senza richieste di garanzie reali. Noi guardiamo alla validità del business e alle competenze di chi richiede i fondi”. Per quanto concerne la ripartizione settoriale, sembra essere particolarmente gettonato il franchising alimentare, con un fatturato di oltre 6 miliardi di euro e un livello di assorbimento pari a un quarto dell’intero mercato del franchising. A seguire si annoverano le aziende occupate nel settore dei prodotti e dei servizi specialistici (con un fatturato di 2 miliardi di euro e una quota di franchising del 09 per cento) e, ancora, il settore delle agenzie di viaggi e turismo, con un fatturato di 1,5 miliardi di euro e un peso del 7 per cento.

“L’interesse per il franchising è cresciuto” – spiega invece Mario Resca, presidente di Confimprese su La Stampa – “Ma si tratta di una crescita frenata per un comparto che è ancora poco diffuso in Italia: negli Stati Uniti c’è un negozio in franchising ogni 389 abitanti, in Italia uno ogni 1.125. Secondo un sondaggio di BeTheBoss.it a cui hanno risposto 1.073 franchisee e 130 franchisor (aziende), il problema principale è la difficoltà di accesso al credito (75,5% dei franchisor e 60% dei franchisee). La proposta che arriva dal mondo del franchising è che il legislatore utilizzi i propri poteri per spingere gli istituti di credito a sostenere il comparto”.



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