Formazione obbligatoria per giornalisti: a che punto siamo?

Dal 1 gennaio 2014 è entrata in vigore per i giornalisti la formazione professionale obbligatoria imposta dalla legge 148 del 2011 e dal Dpr 137 del 7 agosto 2012. Nonostante i dubbi e le diverse polemiche ancora in atto, con l’arrivo del nuovo anno tutti gli iscritti all’Albo, sia pubblicisti che professionisti, dovranno adoperarsi per rispettare tale obbligo. Secondo quanto scritto sul regolamento, la formazione professionale è: un’attività obbligatoria di aggiornamento, approfondimento e sviluppo delle conoscenze e delle competenze giornalistiche. Il suo svolgimento è uno dei presupposti per la correttezza e la qualità dell’informazione, nell’interesse dei destinatari dell’informazione ed a garanzia dell’interesse pubblico e soprattutto è un obbligo deontologico per tutti i giornalisti in attività, iscritti all’Albo da più di 3 anni. In poche parole, sarà necessario raggiungere i 60 crediti formativi in ciascun triennio, con un minimo di 15 crediti l’anno, facendo finta di rientrare in un’aula universitaria, “ritornando fra i banchi di scuola” per imparare dai colleghi o semplicemente per ripassare le regole, ma anche per insegnare agli altri, in base alla propria esperienza.


Come ottenere i crediti formativi. Sempre secondo il regolamento, i giornalisti potranno: frequentare di corsi, seminari e master, partecipare agli eventi di cui sopra in qualità di relatore, pubblicare  libri a carattere tecnico-professionale; insegnare a livello accademico discipline riguardanti la professione giornalistica; svolgere attività formative a distanza, in e-learning, accreditate dal CNOG (Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti); frequentare corsi di aggiornamento sull’utilizzo professionale delle nuove tecnologie e frequentare corsi di formazione organizzati da aziende, istituzioni pubbliche e private e altri soggetti accreditati dal CNOG. Proprio sui corsi di formazione ed aggiornamento è nata la polemica.

I vari consigli regionali sono alle prese con le ricadute della legge Severino e l’organizzazione della formazione obbligatoria per i propri iscritti duellando con i problemi di carattere organizzativo e le onnipresenti questioni economiche. L’organizzazione dei corsi ha dei costi che comprendono l’affitto di una sala capiente, l’ingaggio di un docente, la distribuzione di materiale didattico, costi che i vari ordini regionali faticano a sostenere nonostante, a quanto pare, il Consiglio nazionale abbia stanziato un milione e duecentomila euro per la formazione. Al Festival di giornalismo di Perugia sia il segretario dell’Ordine dei Giornalisti, Franco Ghirra, che il segretario della Fnsi, Franco Siddi, hanno sottolineato questo problema e ad oggi pare che la situazione non si sia ancora evoluta.

 

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