Formazione obbligatoria: l’unione fa la forza

Imparare a collaborare: l'auspicio della formazione obbligatoria interdisciplinare

La formazione obbligatoria per professionisti è disciplina voluta dall’Unione Europea. Ogni professionista deve acquisire un determinato numero di crediti nei tre anni del periodo formativo. In un’ottica evolutiva, ieri a Cremona si è svolto un corso e che, almeno negli auspici degli organizzatori, dovrebbe rappresentare la realtà della formazione obbligatoria del prossimo futuro. Definito un “raro evento” dal Presidente dell’Ordine dei giornalisti lombardo, Gabriele Dossena, “Scienza: verità contro illazioni. Gestione, interpretazione e divulgazione della notizia a carattere scientifico” è stato un punto d’incontro tra medici veterinari e giornalisti (con crediti validi solo per questi ultimi). Organizzato dall’Aivemp e dall’Odg Lombardia e strutturato in relazioni di media durata, il corso è durato un’intera giornata ed ha avuto il suo focus nel tentativo di coniugare i concetti medico-scientifici con una comunicazione efficace degli stessi, che sia o comunque possa essere rivolta anche ad un pubblico di non addetti ai lavori.


formazione obbligatoria

image by Racorn

L’importanza di collaborare

A livello di contenuti e di crescita professionale la collaborazione tra esperti di settore è fondamentale. Ciò vale in tutti i campi del mondo del lavoro, formazione compresa. Obbligatoria o no che sia poco importa. Se un medico è in grado di spiegarsi in modo più chiaro e con parole che non siano prettamente tecniche, in caso di pubblicazioni su organi di stampa generalista o riviste non specializzate, o ancora interviste, il suo messaggio raggiungerà un maggior numero di persone e sarà quindi più efficace, contribuendo a rendere i lettori più informati e consapevoli rispetto all’argomento trattato. Una pratica questa che il medico può imparare da un professionista delle parole come è il giornalista. Quest’ultimo a sua volta, può (e deve) imparare dal medico (o, come in questo caso,  dal medico veterinario) a padroneggiare maggiormente i concetti sui quali è intenzionato a scrivere o, più in generale, l’argomento di cui ha deciso di occuparsi per un determinato periodo, evitando così un’eventuale diffusione di informazioni errate o comunque (pur involontariamente) distorte, in grado cioè di generare, almeno in via potenziale, false convinzioni e comportamenti sbagliati nei lettori.

Formazione obbligatoria: la questione dei crediti formativi

Un altro punto importante è quello dei crediti formativi. Per chi è iscritto a più di un’ordine professionale, come può accadere ai giornalisti pubblicisti (spesso professionisti di un altro settore che, collaborando con testate giornalistiche, dopo due anni di pubblicazioni acquisiscono il tesserino da pubblicista) l’obbligo di formazione risulta essere doppio. Un avvocato che scrive di leggi su un quotidiano, una volta divenuto pubblicista, dovrà poi sostenere sia i corsi per avvocato che quelli per giornalista. Sebbene la formazione non sia certo un male, subentra in questo senso, o comunque può farlo, un problema di tempo da dedicare a quest’ultima, che soprattutto per i liberi professionisti va necessariamente sottratto a quello dedicato al lavoro inteso in senso stretto. Per questo, l’ottimizzazione del tempo necessario alla formazione può rappresentare una soluzione di grande utilità. Cosa questa che, una volta disciplinata a dovere, potrebbe essere facilmente strutturata facendo valere alcuni corsi (appositamente pensati ed organizzati) per entrambi gli obblighi formativi.

 

 




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