Fondi pensione: dagli aperti ai chiusi, ecco come funzionano

Recentemente abbiamo introdotto il concetto di “fondo pensione”, indicando come questo secondo pilastro stia diventando un perno fondamentale per la buona riuscita della costruzione di un proprio piano di previdenza, che possa ridurre o azzerare il gap stimato tra i redditi conseguiti dal lavoratore, e quelli che otterrà una volta cessata l’attività lavorativa.


Spingiamoci oggi un po’ più avanti nello studio dei fondi pensione (qui potete comunque recuperare il primo nostro focus), cercando di compiere qualche distinzione fondamentale, e comprendendo quale sia il loro funzionamento. La macro distinzione fondamentale tra i fondi pensione è quella che vede la contrapposizione – più o meno netta – tra i fondi chiusi (o definiti, o negoziali), e quelli aperti.

I fondi chiusi sono dei fondi pensione istituiti sulla base di accordi tra le aziende e le organizzazioni sindacali: ne deriva che possono accedere a questi fondi pensione solamente alcune categorie di lavoratori. I fondi aperti, di contro, non riguardano la contrattazione collettiva (cioè la negoziazione tra sindacati e imprenditori), ma sono creati da intermediari finanziari (come le banche, o le assicurazioni) e collocati poi presso il pubblico. Attenzione, però, a non confondere i fondi pensione con i piani individuali pensionistici: questi ultimi sono infatti dei piani integrativi personalizzati, con adesione individuale, e fruizione anche da parte di chi non ha il primo pilastro (si pensi alle casalinghe, o agli studenti, che non hanno una contribuzione previdenziale obbligatoria).

Stabilito quanto sopra, ne deriva che per poter accedere a un fondo pensione si dovrà necessariamente ricorrere a una forma aperta, qualora non si appartenga a una categoria di lavoratori che ha aderito a un fondo chiuso (scelta comunque abbracciabile anche da coloro che hanno la possibilità di ricorrere al fondo negoziale). Ma quale è il funzionamento dei fondi pensione? E, in ultima istanza, che fine fanno i soldi che vengono versati in esso ogni mese?

I versamenti effettuati dagli iscritti al fondo pensione vengono raccolti dallo stesso e investiti nei mercati finanziari: l’obiettivo è quello di ottenere dei rendimenti che verranno in buona parte attribuiti alla posizione del lavoratore, contribuendo così alla crescita nel tempo della sua posizione individuale. Quanto sopra significa pertanto che l’ammontare della prestazione previdenziale (cioè, della pensione integrativa percepita) dipenderà non solamente dai contributi versati e dal periodo di permanenza all’interno del fondo, quanto anche dal rendimento ottenuto dall’investimento nel fondo.

Per questo motivo, di norma le società che istituiscono un fondo pensione propongono al potenziale iscritto un ampio ventaglio di alternative, contraddistinte da diversi profili di rischi e di rendimenti. Chi ha davanti a sé una carriera lavorativa di 30 o 35 anni potrebbe per esempio optare per fondi pensione più aggressivi e dai profili di rischio più elevati (con maggiori investimenti azionari), mentre chi è vicino alla tanto agognata pensione dovrebbe limitarsi per profili di rischio più prudenti, considerato il suo limitato orizzonte temporale.

Nella prossima puntata del nostro approfondimento sui fondi pensione cercheremo di comprendere cosa versare al loro interno, e quali sono le prestazioni che i fondi sono in grado di garantirci per una vecchiaia più serena.



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