Flessibilità in uscita dal lavoro, ecco cosa potrebbe cambiare

Gli spazi per le novità in materia di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro sembrano essere ristretti

Il tema della flessibilità in uscita dal mondo del lavoro continua a tenere banco nel contesto politico e sociale, ma si profila all’orizzonte la difficoltà di poterne parlare in maniera concreta nel brevissimo termine. Ad ogni modo, qualche passo in avanti sembra potersi realizzare ancor prima delle elezioni 2018, ed è stato lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, a fornire qualche interessante spunto che non sarà passato in secondo piano da parte di diretti interessati e analisti.

Intervenendo qualche giorno fa a Torino al Festival del lavoro organizzato dai consulenti del lavoro, Boeri ha infatti affermato come la circolare che attuerà il cumulo contributivo anche per coloro che hanno versato contributi alle casse di previdenza dei professionisti è pronta ed è in corso di invio al ministero del Lavoro al fine di avere il via libera definitivo. Ma che cosa cambia?

La disposizione, introdotta quasi un anno fa con la legge di bilancio, è finora rimasta inattuata per i professionisti, visto e considerato che in alcuni casi i requisiti di accesso alla pensione previsti dalle casse di previdenza erano differenti da quelli che invece potevano dirsi in validità per la generalità dei lavoratori. Ne consegue che un simile disallineamento avrebbe condotto le casse a erogare prima del previsto gli assegni di pensione, con conseguenze negative sui loro bilanci, che devono essere sostenibili a 30 anni.

Di qui, la necessità di correre ai ripari, anche perché – ha esplicitamente affermato Boeri – la norma non è proprio scritta benissimo, valutato che non precisa che si debba fare nell’ipotesi di requisiti anagrafici diversi. Ebbene, nelle more di una copertura normativa,

l’Inps ha individuato una soluzione pro-rata, conferendo la possibilità di utilizzare subito il cumulo per il diritto alla pensione, e versando l’importo di sua competenza per quanto invece riguarda l’importo dell’assegno, non appena si raggiungono i relativi requisiti (l’importo relativo ai contributi versati alla cassa professionale scatterà invece al raggiungimento degli altri requisiti).

Da questo punto di vista, pertanto, l’assegno che l’Inps andrà a erogare sarà molto simile a un vero e proprio anticipo della pensione. E non è affatto escluso che nel corso della prossima legge di bilancio possa essere inserita una disposizione che preveda in modo più strutturale quanto contenuto nella circolare.

Peraltro, nelle sue dichiarazioni a Torino Boeri si è anche soffermato sulla necessità di affrontare il problema dell’occupazione da un nuovo approccio, che non punti (solamente) a favorire le uscite anticipate, quanto a facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro di giovani e donne, usando le risorse disponibili – per quanto poche! – proprio in tale direzione.

Un cambiamento di rotta non facile e non rapidissimo, anche analizzando i tempi di applicazione degli ultimi interventi, i cui risultati non sono stati sempre all’altezza. Si pensi all’insuccesso del part time pre-pensionamento, oppure alle contraddittorie stime dell’Ape volontario, strumento che ancora deve ancora effettivamente partire. Insomma, le forme elastiche di uscita dalla pensione continueranno a sperimentarsi ma – a quanto pare – con poche risorse e poche certezze.


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