Flax tax dipendenti: come funziona? E come finanziarla?

Matteo Salvini vuole la flat tax per dipendenti. Ma come funziona la flat tax familiare? E siamo sicuri che ci siano le coperture adatte?

Dopo aver varato una “flat tax” (tecnicamente, il virgolettato è d’obbligo) nei confronti delle partite IVA, il vice premier e Ministro degli Interni Matteo Salvini vuole ipotizzare la possibilità di estendere una tassazione agevolata anche nei confronti dei lavoratori dipendenti. Una mossa che potrebbe costituire la vera leva su cui costruire le prossime manovre di governo, e che ha però già ricevuto una sonora bocciatura da parte di uno studio del Mef, secondo cui la proposta di una flat tax allargata alla platea dei lavoratori dipendenti costerebbe circa 60 miliardi di euro. Troppo, evidentemente, per un Paese che è già alle prese con una situazione particolarmente delicata sul fronte dei conti pubblici. Ma si farà? E come funzionerà?


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Flat tax: le rassicurazioni del premier Conte

Che l’idea di Matteo Salvini abbia aperto una breccia nell’esecutivo giallo-verde è ben noto. Tant’è che lo stesso premier Giuseppe Conte ha dichiarato che la flat tax è un impegno assunto nei confronti degli elettori, trasfuso poi nel contratto di governo. Conte ha poi specificato che la riforma organica va completata, ma che comunque ad oggi non c’è sulla propria scrivania alcun progetto riformatore. Insomma, difficile che le cose possano prendere il giusto balzo nel breve termine.

Tempi che però Salvini vuole accelerare. Dal recente impegno in Basilicata, causa campagna elettorale per le regionali, il vice premier ha tuonato che la flat tax per i lavoratori dipendenti arriverà nel 2019. Ma in che forme tecniche?

Due aliquote sul reddito familiare

Anche se i dettagli latitano, l’idea di Matteo Salvini sarebbe quella di applicare una doppia aliquota per i lavoratori dipendenti, da imporsi sul reddito familiare, con un sistema di deduzioni progressive per ogni componente, a seconda della soglia di reddito annuale.

Insomma, un meccanismo tecnico che potrebbe evitare guai di incostituzionalità, considerato che la flat tax mal si combina con il meccanismo dell’imposizione progressiva tipica dell’Italia. Il sistema di deduzioni progressive dovrebbe dunque controbilanciare tale approccio, permettendo a chi ha un reddito inferiore di pagare proporzionalmente un po’ di meno proprio grazie alle deduzioni.

Quanto costa la misura

Fatto salvo che anche il M5S vorrebbe aprire alla riforma, c’è il problema (non di poco conto) della copertura finanziaria. Una simulazione effettuata dal Mef lo scorso mese di febbraio ha infatti indicato che la flat tax familiare avrà un costo di quasi 60 miliardi di euro, ovvero una cifra che non potrà certo essere sostenuta dalle casse romane, già impegnate duramente per trovare i fondi per evitare l’applicazione delle clausole di salvaguardia.

Salvini, però, non ci sta. Secondo quanto afferma il vice premier per la prima fase della flat tax per i lavoratori dipendenti saranno sufficienti tra 12 e 15 miliardi di euro. Numeri che forse l’altro vice premier, Luigi Di Maio, sta cercando di metabolizzare. E non è certo un caso che il leader del M5S abbia aperto alla riforma ma con cautela, invitando il governo a non fare “facili promesse alla Berlusconi”.

Ad ogni modo una inaspettata mano d’aiuto alla flat tax potrebbe arrivare dalle due misure che hanno contraddistinto questa fase storica della legislatura giallo-verde: il reddito di cittadinanza e la quota 100. Per il momento, infatti, pare che le richieste per questi due strumenti siano inferiori rispetto alle attese, e che dunque si possano liberare delle risorse utili per poter essere dirottate proprio sulla nuova flat tax familiare.

Ma sarà effettivamente così? L’impressione è che questo sia il “tormentone” politico che interesserà il dibattito da qui fino ad almeno le prossime elezioni europee in previsione per il mese di maggio.




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