Fisco più amico: stop a controlli serrati su piccoli errori

Basta caccia agli errori e ai recuperi di basso importo e lotta senza quartiere alla forme di evasione più grave: è quanto si legge nell'ultima circolare dell'Agenzia delle Entrate presieduta da Rossella Orlandi

Unirci al coro degli entusiasti che, da ieri sera, parlano di una vera e propria rivoluzione culturale ci pare un po’ eccessivo. Ma le frasi contenute nell’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate e quelle che la presidente, Rossella Orlandi, ha messo nere su bianco in una lettera recapitata ai suoi dipendenti autorizzano a parlare, a nostro avviso, di cambio di strategia. Nella circolare si è, infatti, marcato l’accento sulla necessità di “affinare la qualità dei controlli. Come? “Evitando lo spreco di energie in contestazioni puramente formali o di ammontare esiguo e concentrandosi piuttosto su concrete e rilevanti situazioni di rischio”. In pratica: si profilerebbe il volto di un fisco più amico o, per lo meno, di un fisco orientato a concentrarsi maggiormente sulle presunte malefatte dei “pesci grandi” anziché su quelle dei più piccoli. Una dichiarazione d’intenti che potrebbe far dormire sonni più tranquilli a molti italiani.


Ma sgombriamo il campo da possibili fraintendimenti: l’Agenzia delle Entrate non intende “chiudere un occhio” sulle evasioni e gli errori tributari di piccolo taglio, ma ridimensionare l’impegno profuso per stanarli. Basta caccia agli errori ed ai recuperi di basso importo il cui livello sarà valutato a seconda delle diverse situazioni – si legge nella circolare – Le presunzioni fissate dalla legge devono essere applicate dagli uffici secondo logiche di proporzionalità e ragionevolezza, ricorrendo in via prioritaria alla collaborazione del contribuente ed alle dimostrazioni addotte per giustificare eventuali anomalie”. La ricetta pensata dalla Orlandi prende, infatti, le mosse dalla necessità di instaurare un rapporto più disteso e collaborativo col cittadino. “Il contribuente – ha scritto la numero uno dell’Agenzia, in una lettera inviata ai suoi dipendenti – deve poter esporre le sue ragioni prima di essere oggetto di accertamento, non dopo”. 

Ma c’è di più: “Per cambiare verso – ha continuato Rossella Orlandi – bisogna cambiare mentalità, cambiare approccio, bisogna ‘mettersi nei panni’ dell’altra parte. Questo significa – ha precisato – che l’obbligo fiscale non deve essere fatto pesare in termini di adempimenti inutili e ripetitivi, di burocrazia, di regole incomprensibili; che il rigore non va confuso con l’arroganza di cui anzi è l’antitesi; che uno sgravio o un rimborso sulla cui spettanza non vi siano dubbi devono essere eseguiti senza indugi o ritardi; che, in sede di accertamento con adesione, le proposte dell’ufficio non devono essere prospettate come un minaccioso ultimatum ma sempre nell’ottica della corretta e civile dialettica tra le parti; che se da una verifica non emergono fatti o elementi concreti da contestare, occorre evitare la ricerca ad ogni costo di infrazioni formali da sanzionare solo per evitare di chiudere negativamente la verifica stessa; che il fine – ha concluso la numero uno dell’Agenzia delle Entrate – non giustifica i mezzi, nel senso che la necessità di raggiungere gli obiettivi non deve mai scalfire la qualità del nostro lavoro”. 

Ma il volto più “amico” che l’Agenzia presieduta dalla Orlandi promette di mostrare a chi ha evaso solo piccole somme di denaro è lo stesso che mostrerà anche a chi ha “dimenticato” di versare cifre più sostanziose? Non proprio. “Occorre intensificare una lotta senza quartiere alle forme di evasione più gravi e alle frodi – si legge nella circolare – fenomeni contro i quali l’Agenzia mette in campo, oltre a tecniche innovative che vanno nella direzione di un sempre più incisivo incrocio delle banche dati, una chiara e intensa azione di contrasto anche nei confronti di chi, per mestiere, progetta o facilita sistemi evasivi complessi”. Lady Fisco, insomma, sembra orientata ad alzare il tiro contro i “pezzi da novanta”.




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