Fincantieri chiude tre stabilimenti, in 2.551 a casa: continua la protesta dei lavoratori

Presentato il nuovo piano industriale della Fincantieri: previsti 2.551 esuberi e la chiusura di ben tre stabilimenti, quelli di Sestri Ponente, Riva Trigoso e Castellammare di Stabia. Almeno ufficialmente, il nuovo drammatico piano industriale della Fincantieri e le relative, impopolari, misure presentate, derivano da un crollo della domanda armatoriale del 55%, secondo la Confindustria.

In Europa, nel settore, nel biennio 2008-2010 sarebbero stati oltre 50 mila i lavoratori che, a causa della crisi delle vendite, hanno perso il proprio posto di lavoro. Nell’azienda, attualmente, lavorano oltre 8 mila lavoratori.

La scelta di Fincantieri ha suscitato enorme scalpore nel mondo imprenditoriale italiano e gettato nello sconforto i lavoratori che non ci stanno, tuttavia, ad essere licenziati in tronco dopo anni e anni di onorato “lavoro” che ha prodotti ingenti utili con i quali, spesso, si è pagato, stipendi “improponibili” a manager e dirigenti.

Puntuale è scoppiata la protesta in tutto il territorio coinvolto. Irruzione nella sede del Municipio di Castellamare di Stabia; blocco di alcune strade provinciali e, da stamattina, anche di alcuni tratti della Circumvesuviana. Critiche per le decisioni di Fincantieri piovono, minuto dopo minuto, da più fronti. Chiaro e senza fronzoli il commento del primo cittadino di Castellamare: “Il piano industriale di Fincantieri è inaccettabile e non rispetta le istituzioni. Rispetto ai cosiddetti aggiustamenti liguri, la chiusura di tre industrie è imparagonabile. In questo modo l’economia del Sud scivola sempre più in basso, mentre quella del Nord resta a galla. Questo non è giusto, per cui chiedo le dimissioni di un irresponsabile Bono “.

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