Finanziamenti per startup: come e dove reperirli

In Italia gli startupper si rivolgono quasi sempre a mamma e papà, ma esistono altri modi per reperire finanziamenti per startup? Vediamoli insieme.

Prima di andare alla ricerca di finanziamenti per startup è necessario quantificare con precisione la disponibilità finanziaria necessaria per l’avvio dell’impresa e le tempistiche con le quali si prevede di “rientrare” dagli investimenti sostenuti. Per questo la prima cosa da fare è redigere un business plan, ovvero un’analisi economico-finanziaria pluriennale dell’impresa. Solo a questo punto l’interrogativo che l’aspirante imprenditore deve porsi è: dove reperire e a chi chiedere i finanziamenti per far decollare un’idea imprenditoriale? Questa fase, che spesso è la più complicata e insidiosa dell’intero processo di avvio di un’azienda, apre una serie di strade.


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Il capitale proprio

Un giovane startupper (Paolo La Paglia di Adverdose) qualche tempo fa ci ha detto: “se non dimostri di crederci almeno tu nella tua idea, come convincere altri a farlo?”. Investire le proprie risorse economiche nella startup è la dimostrazione più immediata di credere nel successo di un’idea imprenditoriale.
Al contrario, un progetto che non prevede l’impiego di capitale di rischio proprio potrebbe essere visto con diffidenza da possibili finanziatori che si troverebbero a erogare il 100% del fabbisogno iniziale dell’impresa. Ma quando il capitale proprio non basta (e ciò avviene nella quasi totalità dei casi) la strada più battuta dalle startup italiane è quella della famiglia. E infatti, in Italia, 9 volte su 10 i finanziamenti per startup arrivano da mamma, papà, nonni e zii.

A renderlo noto è una ricerca dell’Università di Bologna e Aster, il consorzio della Regione Emilia Romagna per l’innovazione e la ricerca industriale, presentata a inizio giugno alla decima edizione di ‘R2B, Research to Business’, il salone internazionale della ricerca industriale e dell’innovazione.

Il prestito bancario

Quando il capitale a disposizione non soddisfa il fabbisogno finanziario iniziale dell’impresa, per ottenere la liquidità necessaria, il neo-imprenditore può rivolgersi ad una banca. Il ricorso a un prestito bancario però presenta alcuni svantaggi. L’imprenditore deve impegnarsi a offrire beni mobili o immobili in garanzia, per rispondere delle obbligazioni assunte dall’impresa.

È quindi chiaro che i soggetti incapaci di offrire garanzie personali o reali su beni mobili e immobili (e ciò avviene di frequente dato che gli startupper sono spesso giovani, con pochi anni di esperienza lavorativa alle spalle) incontrano più difficoltà nell’ottenere un prestito. Inoltre sul finanziamento erogato gravano gli interessi passivi, ovvero il costo che l’imprenditore deve pagare per ottenerlo. A questo va aggiunto un ulteriore aspetto: la regolarità con cui il prestito deve essere rimborsato. A fronte di entrate difficilmente prevedibili soprattutto nella fase di startup, questo fattore potrebbe costituire un problema per la gestione finanziaria dell’impresa.

In Italia il sistema bancario si contraddistingue per un alto tasso di rigidità: le banche infatti erogano finanziamenti per startup, e non, solo sulla base di solide garanzie. C’è una scarsa propensione a finanziare un progetto sulla base di un’idea imprenditoriale, anche se supportata da un business plan interessante da un punto di visto economico-finanziario. Dall’altro lato, il ricorso al prestito bancario consente all’imprenditore di rimanere in possesso delle quote della società, senza cederle in cambio di capitale.

Finanziamenti per startup da enti pubblici

Numerosi bandi messi a disposizione da Comuni, Regioni, Amministrazioni Statali, Unione Europea possono rappresentare un’interessante forma per ottenere agevolazioni e finanziamenti per startup. Ce ne sono di varie tipologie: quelli a fondo perduto, che vengono erogati a fronte di investimenti materiali e immateriali e non devono essere restituiti; ci sono quelli a tasso agevolato che vengono erogati dalla Pubblica Amministrazione con l’applicazione di interessi tasso zero o con un tasso più basso rispetto a quello di riferimento. Oppure i finanziamenti per startup da parte di enti pubblici sotto forma di crediti d’imposta, ovvero dei bonus fiscali di cui l’azienda può usufruire. Di finanziamenti per startup erogati da enti pubblici ne abbiamo parlato anche qui.

Per reperire i fondi pubblici però è di fondamentale importanza aggiornarsi attraverso Internet, consultando i siti istituzionali degli enti e predisporre accuratamente la domanda di accesso al finanziamento, facendo attenzione ai requisiti prescritti e agli obiettivi dei bandi. Molto spesso infatti sono rivolti a particolari categorie di soggetti, soprattutto persone che, non riuscendo a trovare offerte di lavoro soddisfacenti, provano a creare un’attività imprenditoriale, come inoccupati e disoccupati da molto tempo, oppure donne o laureati altamente qualificati di cui si desidera incentivare il rientro in Italia.  In altri casi questi fondi sono volti a favorire iniziative imprenditoriali in particolari settori economici (ad esempio le energie alternative, il comparto alimentare).

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I business angel o venture capital

Negli ultimi anni si è sviluppata una categoria di imprenditori che, ormai esperti in alcuni comparti economici e produttivi, si dedicano al “talent scouting”, e vanno a caccia di idee imprenditoriali innovative e promettenti. Queste figure devolvono i loro capitali (e la loro esperienza manageriale) finanziando imprese neo-costituite e avviandole al successo. Sono definiti Business Angels o Venture Capital. La loro attività si concentra nell’erogare finanziamenti per startup oppure dedicarsi a finanziare particolari ambiti tecnologici. L’investimento di un Venture Capital è caratterizzato da un alto livello di rischio operativo e finanziario, poiché inizialmente non si può sapere con precisione se i finanziamenti per startup erogati genereranno dei guadagni.

Sicuramente per un imprenditore alle prime armi l’entrata in scena di un Business Angel può rappresentare una grande opportunità per svilupparsi, affinare l’idea e provare a crescere. Non bisogna dimenticare però che l’investitore, in cambio del finanziamento, acquisirà una parte delle quote della società. Si deve quindi essere disponibili a cedere una fetta della propria startup e accettare l’imposizione di alcune decisioni strategiche, come l’inserimento di figure manageriali al vertice della società.
L’equity crowdfunding

L’equity crowdfunding è un sistema innovativo di raccolta fondi per le nuove imprese. Si parla di “equity-based crowdfunding” quando chiunque può finanziare un progetto imprenditoriale, tramite un contributo, anche piccolo, in cambio di un titolo di partecipazione nella neonata società.
L’Italia è stata la prima a dotarsi di una normativa per agevolare lo sviluppo di questo metodo di raccolta di capitale. Infatti la Consob ha regolamentato l’equity crowdfunding, consentendo la raccolta di finanziamenti per startup attraverso piattaforme online registrate in un apposito elenco.




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