Finanziamenti a tasso zero: così Invitalia aiuta giovani e donne a fare impresa

Gli incentivi potranno coprire il 75% delle spese totali, ma i soldi dovranno essere restituiti entro un massimo di 8 anni

Si chiama “Nuove imprese a tasso zero” l’iniziativa promossa da Invitalia per agevolare le start-up più piccole. Con finanziamenti a tasso zero che potranno coprire fino al 75% delle spese totali, l’Agenzia del ministero dell’Economia punta, infatti, a dare una mano ai giovani e alle donne che vogliono fare impresa nel Bel Paese. Le domande potranno essere inoltrate, in formato digitale, a partire dal 13 gennaio. E chi supererà il primo step di selezione, verrà convocato dagli esperti di Invitalia per un colloquio in sede.


L’iniziativa si rivolge ai giovani (fino a 35 anni) e alle donne che hanno costituito una micro o piccola impresa da non più di un anno. O a coloro che sognano di metterla in piedi, ma non dispongono delle risorse necessarie . E’ a loro che verrà offerta la possibilità di usufruire di incentivi fino a 1,5 milioni di euro, sotto forma di finanziamenti a tasso zero, della durata massima di 8 anni. I soldi che gli imprenditori (o aspiranti tali) riceveranno per dare forma o potenziare le loro start-up potranno coprire il 75% delle spese totali, ma dovranno essere restituiti entro un massimo di 8 anni dall’erogazione dell’ultima quota del finanziamento. 

Le domande potranno essere inoltrate dalle ore 12 del 13 gennaio, previa registrazione ai Servizi online forniti dall’Agenzia. Dopo essersi registrati, i candidati dovranno caricare il business plan e tutta la documentazione richiesta (dal curriculum vitae alle Dichiarazioni antimafia e antiriciclaggio), confidando nella convocazione da parte dei selezionatori. A fare domanda potranno essere giovani e donne che si muovono nei più diversi settori: dall’industria in senso stretto all’artigianato, dall’agricoltura ai servizi. Senza dimenticare il comparto turistico-culturale o quello dell’innovazione sociale. “Con la crisi economica – ha dichiarato l’ad di Invitalia, Domenico Arcuri – è cambiato il modo in cui la domanda e l’offerta di lavoro si incontrano. I nostri figli dovranno inventarsi, sempre più spesso, un lavoro e noi dobbiamo adeguare i nostri strumenti“. 



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