Festa del lavoro: una giornata importante, non solo in Italia

Il senso della giornata dedicata alla festa del lavoro. Da difendere e ricordare sempre.

festa-del-lavoroIn Italia si celebra il primo maggio, in America  il Labour Day è appena stato festeggiato. È la festa del lavoro: ma qual è il senso da attribuire a questa giornata? Gli americani lo hanno appena celebrato, il primo lunedì di settembre. La festa del lavoro è la festa che ricorda tutti quei lavoratori che durante il periodo industriale non esitarono a rivendicare i propri diritti calpestati ed a partecipare alle lotte operaie con coraggio, fino anche a perdere la vita. Proprio per ricordare i tanti manifestanti uccisi tragicamente durante le manifestazioni, viene istituita questa ricorrenza: la data fissata è quella del primo di maggio in quanto proclamata giornata di sciopero proprio da quegli organizzatori che in seguito (nel 1886 a Chicago) vengono impiccati.


La questione cruciale delle rivendicazioni riguarda in particolare l’orario di lavoro, che il sindacato fissa ad otto ore come limite legale dell’attività lavorativa giornaliera. È il 1866. Ad iniziare e portare avanti il grande movimento di lotta sono soprattutto i lavoratori statunitensi. L’entrata in vigore della legge “delle otto ore” viene fissata proprio per la giornata del primo maggio ma dato che l’impegno è regolarmente disatteso dopo vent’anni si giunge al tragico epilogo di Chicago del 1886 (rivolta di Haymarket). L’eco delle manifestazioni è mondiale. Ancora oggi la festa del lavoro viene riconosciuta e celebrata in molti Paesi del mondo.

La festa del lavoro in Italia

Durante il ventennio fascista la festa del lavoro viene abolita e proibita in Italia. Finita la guerra i lavoratori si riappropriano di questo giorno che, inizialmente di lotta e protesta sanguinaria, ora coincide con l’avvenuta Liberazione del Paese e diventa giornata di festa e allegria. Il giorno in cui non si lavora è automaticamente un giorno di festa: la tradizione continua tutt’oggi e culmina con il noto concerto del primo maggio organizzato ogni anno a Roma dai sindacati Cgil, Cisl e Uil.

La giornata del primo maggio soprattutto negli ultimi anni è stata oggetto di non poche polemiche, considerando i milioni di disoccupati che a causa della crisi economica parlano piuttosto di una “festa del non lavoro”. Al motto degli operai che rivendicavano “otto ore di lavoro, otto di svago e otto di sonno”, c’è chi oggi lamenta di non avere né il lavoro, né possibilità di svago e neppure più il sonno, tranquillo e senza pensieri. Senza contare coloro che invece il primo maggio lavorano, come tutti gli altri giorni e quindi non possono festeggiare né partecipare ad eventi e manifestazioni.

Qual è allora il senso da attribuire a questa giornata? A giudicare dall’inefficacia dei risultati, l’atteggiamento polemico si rivela inconcludente, per quanto legittimo nel sentimento di rabbia e impotenza che lo accompagna. Anche l’atteggiamento disinteressato di chi guarda solo al lato “vacanziero” della giornata (e del “ponte” da organizzare magari con un week end fuori porta), appare limitativo e non coglie il senso originario di questa giornata: una conquista ottenuta con fatica, impegno e sacrificio per arrivare a meritare quel lavoro dignitoso, onesto e umano che è un diritto e non un colpo di fortuna. E che è importante difendere e non dimenticare, anche se i motivi del dissenso e gli obiettivi da raggiungere sono cambiati nel corso dei decenni.



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