Fare impresa: la Brianza a caccia dei mercati internazionali

E’ l’internazionalizzazione l’asse portante  della crescita per le imprese brianzole. Questo è ciò che emerge dal terzo rapporto “Osservatorio impresa Monza e Brianza 2013” realizzato dal CRIET – Centro di Ricerca Interuniversitario in Economia del Territorio – dell’Università Milano Bicocca su un campione di 900 imprese. Il mercato estero attira sempre più le aziende della zona di Monza e Brianza, come spiega Angelo Di Gregorio, direttore del CRIET  “la propensione all’internazionalizzazione anche nei prossimi dodici mesi è significativa: ben il 41 per cento dice sì all’estero, contro il 29 per cento del 2012”. I nuovi mercati sui quali puntare sono, primi fra tutti, i cosiddetti Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), ma nella lista compaiono anche Usa, Canada, Messico, l’Europa dell’Est e i Paesi Arabi.


Ci troviamo di fronte ad una situazione significativa, che dimostra l’importanza o, forse, più che altro la necessità di guardare lontano e di spostarsi su altri mercati per riuscire a vincere la crisi economica, puntando sempre più anche sull’innovazione e la qualità dei prodotti offerti. I vantaggi che ne derivano, sottolinea Laura Gavinelli, Project Leader dell’Osservatorio Monza Brianza, si traducono sicuramente in un aumento dei profitti, ma le aziende ne guadagnano anche in termini di visibilità grazie all’acquisizione di nuovi clienti.

Dalla ricerca effettuata emerge anche un problema rilevante che rientra tra le principali cause della difficoltà delle imprese di emergere e innovarsi, ovvero l’accesso al credito, determinato sia dai difficili rapporti con gli istituti bancari che dalla crisi economico-finanziaria. Per ben il 47% dei casi infatti, la situazione per le aziende è più negativa rispetto al 2012. Gli effetti della crisi si concretizzano sulla maggiore rigidità nell’erogare credito, nell’aumento di richieste di garanzie e dei tassi di interessi passivi. Tra le principali difficoltà riscontrate nell’ottenere il credito, le imprese denunciano l’esistenza di requisiti di accesso troppo rigidi, una bassa propensione delle banche a condividere progetti industriali e la difficoltà a recepire la complessa normativa nazionale. Tutto questo, però, non ferma le aziende che, manifestano comunque la volontà di reagire e lo fanno tramite strumenti più tradizionali come l’autofinanziamento.

 




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