Fare gli artisti nel Paese dell’Arte: intervista a Sergio Marchi. La fantasia al potere

Sergio Marchi scrive il suo primo racconto a 12 anni, poi smette e ricomincia 20 anni dopo. Un po’ di fortuna, ma anche una buona dose d’intraprendenza, talento, sicurezza nelle proprie capacità ed un pizzico di bontà d’animo. Il suo primo romanzo giallo, genere di cui è appassionatissimo fin da bambino, si concretizza nelle librerie grazie a tutte queste caratteristiche fuse insieme, ai tempi forse ancora un po’ inconsapevolmente.  In breve tempo diventa un affermato autore di libri per ragazzi. Poi, non più di qualche anno fa, Giovanni Fabbri, fondatore della Fabbri Editore, lo sceglie come autore della sua biografia: “L’uomo che faceva i libri”. Come tutti, anche Marchi cerca di destreggiarsi al meglio dentro l’arena di una crisi senza fine. A Bianco Lavoro Magazine racconta dei suoi inizi, ma dispensa anche preziosi consigli destinati a chi è alle prime armi con il travagliato quanto affascinante mestiere di scrittore. Ecco cosa ci ha detto.


Quando hai iniziato a scrivere? E com’è stata la tua prima esperienza?

Il mio primo racconto l’ho scritto a 12 anni. Poi c’è stata una parentesi come cantante professionista , durata una decina d’anni. In ogni caso, con l’idea di fare lo scrittore ho iniziato a 32 anni. Mi piacevano tantissimo i gialli ed allora ne ho scritto uno. Poi, non trovando nessuno che me lo pubblicasse, me lo sono per così dire auto-pubblicato pagando di tasca mia le spese; una cifra considerevole, circa quattro milioni di lire ad inizio anni 90. Direi che però, nonostante non fossi certo entusiasta di quella scelta obbligata, quei soldi non sono stati per niente buttati via.

Perché, cosa è successo dopo?

La casa editrice attraverso la quale ero passato mi ha dato una valanga di copie. Una di queste l’ho portata in una libreria religiosa, spiegando appunto che avevo una sacco di copie di quel libero e che nella mia cantina  non avrebbero fatto altro che marcire. Se fossero riuscite a venderle avrei dato tutti i soldi ricavati in beneficenza. La titolare della libreria mi diede una risposta che per certi versi mi sorprese. “Se devo fare beneficenza, prima devo leggere il libro”. Lo lesse e ne fu molto entusiasta, generando in me un’altra sorpresa non da poco. Mi presentò quindi ad una responsabile delle Edizioni Paoline. Il mio modo di scrivere piacque anche a quella persona e da lì nacque una collaborazione molto importante. Mi chiese infatti di scrivere un libro per Ed. Paoline, un giallo per ragazzi. Venne pubblicato e con quello vinsi il premio “Selezione Bancarellino”. Un punto pesante sul mio Curriculum. Che infatti negli anni mi ha permesso di pubblicare anche 4 libri con la Mondadori Scuola. In tutto fino ad ora ho pubblicato 12 libri.

Quali caratteristiche servono per  diventare scrittore?

A parte conoscere la lingua italiana, devi avere la fantasia. E quella la devi avere tu, non te la possono insegnare a nessun corso. Se ce l’hai però, puoi migliorarla, affinarla, ampliarla, evolverla, puoi fare tutto.

Punto molto interessante ma, come si fa?

Con l’esercizio e l’osservazione. Bisogna prima di tutto leggere parecchio, perché dalla lettura provengono una serie infinita di stimoli. E poi bisogna osservare la realtà, avere la mente aperta. Io spesso so il centro della storia che sto creando, ma non conosco la fine ed a volte nemmeno l’inizio mi è del tutto chiaro. Costruisco le mie storie attorno alla mia idea. Osservare la realtà è fondamentale. Alcuni miei libri sono nati dopo aver notato un preciso particolare di vita vissuta. Quel particolare “fa” il romanzo, perché è unico ed irripetibile, per come entra nella testa di uno scrittore.

Insomma, ci vuole molto intuito e altrettanta fantasia

Sì, ma attenzione! Bisogna fare anche molta pratica. Man mano che scrivi diventa sempre più facile. All’inizio, pur avendo un’idea chiara, io facevo una fatica incredibile. Con l’andare del tempo, uno si costruisce le sue personali strutture per “governare” la scrittura di un romanzo. Però sì, è fondamentale essere creativi dentro. Non puoi migliorare una cosa che non hai.

Come si decide il genere?

Guarda io come ti ho detto ho iniziato  a scrivere gialli perché mi piacevano moltissimo. Leggevo intere montagne di libri gialli. Penso che, essendo un lavoro creativo, sia necessario partire per forza da una passione che si ha. Non credo si possano decidere a tavolino certe cose.

Una delle cose più difficili nello scrivere un libro, ancor più se è un romanzo, è dare all’opera una struttura precisa. Perché? Quali sono le difficoltà tecniche?

Le difficoltà stanno nel fatto che soprattutto se sei agli inizi, tendi un po’ a farti prendere la mano. Ti sta piacendo quello che fai, nei sei entusiasta, magari ti esalti anche un po’ ed allora aggiungi un sacco di storie e di personaggi, perché lì la fantasia letteralmente vola. Credi di stare costruendo una rete ben definita e strutturata. Invece non è così e ti rendi conto della difficoltà, se non dell’impossibilità, di collegare tutto quello che la tua mente ha partorito, per così dire, liberamente. L’esperienza, insegna ad essere sempre molto oculati, parsimoniosi se vuoi,  a capire quanto e cosa inserire nel libro che stai sviluppando. Se si è alle prime armi, in questo aiutano molto la calma, l’attenzione, ed il rimanere con i piedi per terra. E’ fondamentale concentrarsi solo su un’idea e sviluppare al meglio quella. Le altre idee, sono altri libri.

Parliamo un po’ dei volgari soldi. Quante copie bisogna vendere secondo te per guadagnare bene?

Penso almeno 100.000 copie. Io ne ho vendute anche 10.000 per un libro. Questo mi è successo quattro volte. In tutto ho ricavato qualche migliaio di euro

Ma si campa come scrittore in Italia?

Diciamo che non è facile. Magari sei molto apprezzato, ti chiamano ad eventi e per collaborazioni anche molto importanti però a meno che tu non faccia il boom… bisogna tenere presente che campare di soddisfazioni non si può. Poi certo, ci sono anche dei vantaggi non da poco quando scrivi da molto tempo e sei conosciuto. Ad esempio, se io voglio pubblicare un mio libro, adesso la casa editrice la trovo subito e per giunta ho anche la possibilità di scegliermela.

Economicamente, com’è il mercato dei libri in Italia?

Fermo, almeno per gli scrittori non famosissimi. Va troppo di moda il fatto che prima viene il nome e poi c’è il libro, una volta invece era il libro a fare il nome. E poi, secondo me, c’è anche da dire che le case editrici vogliono numeri. Hanno migliaia di titoli e finiscono spesso per seguire solo chi un nome ce l’ha già, anche perché, materialmente, non possono seguire contemporaneamente tutti. Così però, i “piccoli” ci rimettono.

Ma che bel panorama. Un po’ di speranza?

Ma sì, certo che ci sono speranze! Stanno in rete pure loro, anche se non tutti  capiscono le potenzialità di internet. Quello dell’online, è un mondo illimitato. Io uno dei miei ultimi libri l’ho venduto con tanto di complimenti in Australia, sfruttando i canali web. Questo è un enorme vantaggio rispetto a quando ho iniziato io, che, a dirla tutta, nonostante quell’investimento iniziale non previsto, sono stato fortunato. Oggi se uno scrittore vuole pubblicare un libro, basta che vada su uno dei tanti portali dedicati. Il costo? 0 o quasi. Io appunto spesi quattro milioni (duemila euro di adesso, circa). Inoltre, la rete permette una diffusione istantanea e inarrestabile. Potenzialmente ci si può fare pubblicità in tutto il mondo, anche qui, a costo 0. Se si ritiene di avere un lavoro buono bisogna provare a metterlo online. E poi, un’ottima cosa è quella di farlo vedere a qualche esperto in grado di valutare veramente la qualità del libro. Magari un’agenzia letteraria, meglio ancora, secondo me, se operante nel campo della valutazione dei testi anche per i mercati esteri.

Domanda di rito. Libro preferito?

Tra quelli che ho scritto o tra quelli che ho letto? (ride, Nda)

Ovviamente entrambe le cose.

Di quelli che ho scritto io: La tavola di smeraldo, un fantasy-storico. Mi ha dato molte soddisfazioni in Grecia e in Inghilterra e mi piace proprio come è venuto. Di quelli che ho letto invece, vediamo, cito Davide Baldacci (David B. Ford) con “Il biglietto vincente”, per l’idea, per come è stato scritto. Non molla mai,  in quel libro non c’è nessuna pausa. E’ molto difficile scrivere un testo così, ne sono sempre rimasto affascinato

Progetti futuri?

Allora, ho appena finito un thriller-paranormale, di cui però non so ancora titolo. E poi ho in progetto un altro thriller, stavolta per adulti. Ma di questo ti posso dire solamente che sarà ambientato in Toscana, nella Garfagnana. Il resto, è segreto.

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