Fare esperienza: meglio diversificare o specializzarsi?

Vantaggi e svantaggi della diversificazione e della specializzazione nel lavoro. Qual è il modo migliore di fare esperienza?

Fare esperienza è la tattica migliore per rendersi spendibili al meglio nel mondo del lavoro. Non è però così facile. Infatti, a parte trovare le opportunità per imparare, cosa assolutamente non scontata, c’è anche da operare una scelta di campo che apparentemente non ammette marce indietro: meglio diversificare o specializzarsi? Questa è forse la domanda del secolo. Con un mercato del lavoro in costante crisi e contemporaneamente in continua e rapida evoluzione , grazie o a causa della tecnologia (a seconda dei punti di vista), capire che tipo di esperienza sia quella migliore da mettere in campo in caso di futura perdita del posto di lavoro, o di una modifica volontaria di quest’ultimo, è compito assai arduo.


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Una premessa da fare potrebbe comunque essere questa: se è vero che diversificare slega l’individuo dal suo lavoro specifico, rendendolo più “autonomo” dallo stesso e, almeno potenzialmente, in grado di rivendersi in altri campi, è altrettanto vero che, oggi come oggi sempre più mestieri richiedono figure ultra specializzate, formate appositamente per un determinato lavoro, che altrimenti non sarebbero in grado di svolgere, Quindi? Quindi, cerchiamo almeno di fare il punto.

Fare esperienza: vantaggi e svantaggi del diversificare

Innanzitutto cerchiamo di identificare correttamente il concetto che sta dietro al termine diversificare. Fare esperienza in modo diversificato non significa lavorare un anno in una panetteria, un altro come addetta/o marketing e un terzo come autista di autobus. Anche ammesso che si riesca a collezionare una simile varietà di posti di lavoro, non è tutto oro ciò che luccica. Non bisogna infatti interpretare la diversificazione solo in questo senso. E non è detto tra l’altro che quella di questo tipo sia la migliore diversificazione possibile, anzi. Lavorare in una panetteria per cinque anni e farne prima tre come fornaia/o e poi due come commessa/o(o viceversa) è il modo migliore per rendere il proprio profilo più completo, perlomeno relativamente a quel determinato settore, ma a dire il vero non solo.

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Infatti, in caso di necessità, o per propria volontà, si potrà in futuro cercare anche un posto come commessa/o, magari in un ambito totalmente estraneo, vantando già una discreta esperienza. Si sarà certo svantaggiate/i rispetto a chi da sempre ha svolto quel lavoro, che potrà mettere in campo un numero di anni d’esperienza molto maggiore, ma a quel punto molto starà anche al sapersi vendere al meglio in fase di colloquio. Un lavoro di commessa/o poi, ad esempio, apre alcune porte nel campo della vendita. Lo stesso discorso vale o comunque può valere sostanzialmente per tutti i settori. Diversificare significa anche e soprattutto avere un panorama completo del maggior numero possibile di sfaccettature del lavoro, inteso nel suo senso più ampio, che si sta svolgendo.

Tra i vantaggi del fare esperienza in modo diversificato, si trova quindi certamente la possibilità di poter acquisire una visione più completa del proprio lavoro, osservandolo da punti di vista differenti, affrontando problemi complessi da angoli che non sono sempre gli stessi. Ciò è indubbiamente un motore di sviluppo delle qualità personali, prima ancora che lavorative. E ciò è sicuramente spendibile sul mercato del lavoro. L’essere versatili, il sapersi adattare e riorientare non è “merce” in possesso di tutti. In aggiunta, va sottolineato che chi accetta (o meglio ancora si propone per) un cambiamento di ruolo, dimostra un grado di buona volontà e voglia di lavorare anch’essi non ritrovabili in chiunque. Un buon selezionatore del personale, nel caso, terrà sicuramente in ottima considerazione qualità di questo tipo.

E gli svantaggi del fare esperienza diversificando le attività quali sono? Quello principale è senza dubbio il rischio di non potersi specializzare in niente. Un rischio che non è certo da sottovalutare visto che, come accennato, il mondo del lavoro attuale richiede sempre più frequentemente figure in possesso di formazione mirata. Può accadere così, che la figura del panettiere di cui sopra, pur avendo un’esperienza più ampia e completa, in una selezione venga scavalcata da quella del “fornaia/ specializzata/o”, perché così richiesto nell’ipotetico annuncio, che vanta un più alto numero di anni d’esperienza, e magari corsi e diplomi ad hoc.

Vantaggi e svantaggi dell’essere specializzati

Fare esperienza in modo specializzato significa indubbiamente poter esibire un curriculum settoriale vincente. E questo è uno straordinario vantaggio quando, in quello stesso settore, si cerca lavoro. Una formazione mirata e continua ed una conseguente solida esperienza che da quella formazione ha tratto e trae costantemente le sue basi è un biglietto da visita invidiabile, in tutti i sensi. Anche qui però, come nel caso della diversificazione, va fatto un discorso più approfondito. Prima di tutto bisogna capire quanto specializzarsi. E su cosa. I gradi infatti sono differenti. Specializzarsi nel marketing può voler dire tutto e niente. Le tecniche, i canali e le competenze che una tale attività presuppone sono così vaste e differenziate che parlare di “specializzazione in marketing” può risultare aleatorio. Al contrario, uno specialista in social media marketing avrà grandi opportunità in quel campo.
C’è un però. “Quel campo” potrebbe essere poco o per nulla disponibile al momento della ricerca di un posto di lavoro da parte dello specialista, per varie ragioni tra le quali il sovrappopolamento settoriale di candidati/calo della domanda di lavoro e un avanzamento tecnologico in grado di far risultare obsoleta quel tipo di specializzazione.

Attualmente non è certo il caso dell’addetto al social media marketing, ma provando a pensare a professioni e mestieri più tradizionali è possibile portare esempi inconfutabili, come ad esempio quelli legati ai mestieri inerenti alla fotografia non digitale, o gli addetti alle pompe di benzina, o ancora i casellanti. La tecnologia ha soppiantato in gran parte queste figure che (e moltissime altre), anche se per fortuna esistono ancora, hanno visto ridursi drasticamente il loro numero. E’ chiaro che per un individuo che nella sua vita lavorativa lunga chessò, 20-25 anni, ha fatto solo il benzinaio, sarà molto più difficile reinventarsi in un altro settore rispetto a chi ha potuto (o anche è stato costretto dagli eventi) a fare esperienza in settori differenti. Insomma, il grande svantaggio dello specializzato è il rischio di non riuscire a trovare un lavoro differente da quello presupposto dalla sua specializzazione e più questa è specifica più il rischio aumenta perché le possibilità di “trasformarsi” in qualcosa d’altro, diminuiscono. E’ poi evidente che l’alta percentuale di disoccupazione che attualmente affligge il mercato del lavoro non faccia altro che peggiorare le cose.

Fare esperienza: concludendo…

Concludendo, una conclusione definitiva non c’è. O meglio non è possibile stabilire con certezza se, nel fare esperienza, sia meglio diversificare o specializzarsi. E’ plausibile però pensare, e questa potrebbe forse essere una buona risposta a molte domande, che lo specializzato e il versatile (entrambi per voglia o necessità) abbiano e debbano perseguire obiettivi differenti. Un versatile che vuole ottenere un posto di lavoro che richiede una specializzazione precisa, anche se ha lavorato in quel campo, difficilmente o per niente potrà spuntarla contro chi quella specializzazione la possiede e magari l’ha già utilizzata sul posto di lavoro. Il versatile però può puntare a posizioni in cui sono richieste una maggiore adattabilità e competenze gestionali più vaste e variegate. Insomma, le due figure potrebbero non essere costrette a farsi la guerra, facendo così cadere la necessità di stabilire quale delle due sia nella situazione migliore.



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