Fare business: l’idea della startup Zusa, sfruttare le categorie sociali

Trovare il business giusto attraverso un'app che sfrutta le categorie sociali. Ecco che cosa fa Zusa.

Zusa è il primo provider di ricerca al mondo che categorizza il fare business attraverso directory diversificate per rilevanza sociale. In parole povere, la app di Zusa filtra per categoria i vari tipi di business, permettendo agli utenti di trovare le piccole e medie imprese maggiormente in linea con le loro esigenze ed i loro gusti. I filtri applicati da Zusa vanno dalla lingua all’etnia, dalla razza alla religione, dall’età al sesso dello staff o dei clienti.


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Allo stesso modo è possibile ottenere delle liste di imprese che hanno stipulato accordi con (ad esempio) club sportivi o culturali, o che si avvalgono, lavorativamente parlando, della collaborazione di persone appartenenti a minoranze (quantitativamente parlando) come LGBT ma anche disabili ed altre categorie. Il suo fondatore, James Hazelton ci ha raccontato le sue aspettative il supporto offerto dal governo dell’Australia, dove l’azienda di Hazelton ha la sua sede, relativamente a Zusa e più in generale alle startup.

Helena: Quali sono, attualmente, i tuoi obiettivi principali?

James: Abbiamo appena lanciato la versione Beta per Android di Zusa e stiamo sviluppando quella per IOS, che dovrebbe comparire sull’Apple Store tra Dicembre 2015 e Gennaio 2016. Nei prossimi mesi faremo ricerche di mercato su Sydney su una scala ancora più vasta di quella attuale, ma la prova del fuoco della nostra idea sarà probabilmente verso metà del 2016. Puntiamo per quella data a trovare finanziatori di prima grandezza, in modo da poterci espandere in maniera globale.

Helena: Ti senti soddisfatto di come l’Australia supporta le startup? Pensi che sia un’attenzione adeguata?

James: Siamo registrati e, attualmente siamo a metà strada di un sistema di rimborsi governativi, chiamato “R&D Tax Incentive”. Il progetto richiede molto impegno e quindi abbiamo ingaggiato appositi specialisti in grado di seguire correttamente tutte le fasi del processo. Di professionisti di questo tipo in Australia ce ne sono molti, ed è normale per loro assistere le startup dietro il compenso di una cifra che varia a seconda dell’entità del rimborso dovuto dal governo. Se il rimborso è zero, non esiste alcuna commissione da pagare.

Per le startup che sono ancora in una fase iniziale o quasi la prospettiva di non avere costi a fronte della mancanza di entrate è decisamente allettante. Abbiamo anche espresso il nostro interesse nei confronti di una sorta di “borsa di studio”, in pratica un incentivo, utile ad accelerare l’espansione commerciale. Tale incentivo è molto focalizzato sui settori industriali più seguiti dalla politica. Il sistema di tassazione australiano è abbastanza complesso e per riuscire a stare dietro a tutti gli adempimenti, quelli quadrimestrali e quelli annuali, il supporto di un professionista è praticamente essenziale. Inoltre le tasse sulle “corporate” in Australia sono piuttosto alte e ci sono molti paesi oltremare che offrono una tassazione più bassa, e che rendono appetibile spostare il business. Come ad esempio hanno fatto Google e Apple.

Abbiamo fondato Zusa a Sydney e anche se non è una città famosa per essere campo fertile per startup ci sono comunque diverse iniziative governative che stanno cercando di incrementare la reputazione della metropoli australiana in questo senso. Il problema più grande di Sydney e più in generale dell’Australia è che fare business costa, e anche tanto. Tra gli stipendi e il costo dei servizi (molto più alto che in altri paesi) sbarcare il lunario non è cosa per tutti. Ci sono però anche molti vantaggi, come ad esempio lo splendido modi di vivere e a forte presenza di comunità locali.

Helena: Dal momento che Euspert è un blog basato sulle offerte, sul collocamento ed in generale sul mondo del lavoro, l’ultima domanda riguarda le collaborazioni con i lavoratori. Meglio avvalersi di dipendenti, di freelance, o meglio sfruttare ad esempio i contratti interinali (forme sub-contrattuali).

James: Dipende. Per quanto riguarda il core business, avere un team interno che lavora full-time è di gran lunga la nostra preferenza. Avere un team di persone di valore con le quali potersi confrontare costantemente e poter risolvere i problemi nell’immediato è di sicuro un enorme vantaggio. Per quelli che invece potremmo definire i nostri “rappresentanti” ci troviamo molto meglio nell’utilizzo di forme sub-contrattuali, a causa della variabilità e della mancanza di continuità del lavoro, dovuta esclusivamente alla natura stessa della mansione.

Bianco Lavoro Euspert augura il meglio a Zusa per il futuro e ringrazia James per il tempo dedicatoci.

Questo articolo è parte dello speciale: Fare startup: le nostre interviste parallele al Web Summit di Dublino




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