Far rinascere un vecchio borgo creando lavoro. La Valle dei cavalieri di Succiso

Succiso è un piccolo borgo sull’Appennino Tosco-Emiliano. 70 abitanti, 7 dipendenti-residenti, vale a dire il 10% dell’intera popolazione del paese. “Probabilmente è un record mondiale” ha sottolineato  il vice-presidente della Cooperativa La Valle dei cavalieri, Oreste Torri. Abbiamo avuto occasione di ascoltare le sue incoraggianti parole durante un incontro tenutosi all’interno della cornice dell’ottimamente organizzato Festival della Microeditoria di Chiari, in provincia di Brescia. Una sorta di mezzo miracolo, “i cavalieri” lo hanno realizzato davvero, ma il percorso è stato tutt’altro che in discesa; in specifico, 21 anni di sacrifici e mutui, difficoltà burocratiche talvolta assurde, tanto tanto lavoro e anche un po’ di fortuna.


Nei primi anni del secondo dopoguerra Succiso ha 1200 abitanti. E’ un paese che vive di economia agricola, fiorente, fondamentalmente ricco. Poi l’industrializzazione rompe la magia, i residenti si trasferiscono, vanno a lavorare altrove. Quella piccola nicchia immersa nella natura si svuota, fino al punto di rischiare di scomparire. Chiudono scuole, ristoranti e per ultimo il bar. Alla fine degli anni 80, a Succiso restano sì e no in 20. “Un paese che non ha un centro di ritrovo è destinato alla morte”, ha spiegato ancora Torri, con quella che si potrebbe definire un’enfasi calma, tutta particolare. Sembra di sentir raccontare il processo di abbandono di una qualche boom town americana dei tempi delle miniere d’oro una volta esaurito il filone. Unica differenza, il paese si svuota in 30 anni e non in pochi giorni, ma il risultato finale è lo stesso. “Alla fine degli anni 80 abbiamo iniziato a porci il problema di quale sarebbe stato il futuro del nostro piccolo paese”.

La risposta che si sono dati in 9, è stata quella che qualcosa si sarebbe dovuto fare. Persone troppo attaccate al territorio per mollarlo così, persone così attaccate al territorio da decidere di fondare una cooperativa e lavorarci da volontari per anni, parallelamente al proprio mestiere di tutti i giorni. Insomma, un impegno enorme, e rischiosissimo. “In 21 anni, abbiamo fatto 2,5 milioni di euro di mutui con le banche”. 330.000 euro solo per l’installazione di un impianto fotovoltaico. Ora però, la cooperativa Valle dei cavalieri di soci ne ha 33 e fattura 700.000 euro l’anno. Ha anche 7 dipendenti (più “4 o 5 stagionali”), regolarmente assunti; “tutti ragazzi del posto, che forse non avrebbero avuto nemmeno la forza di creare una cooperativa”. Su 70 abitanti, il 10% di residenti assunti non è mica poco. Infatti la notizia è arrivata fino in Giappone. Sono venuti a studiare il modello dalla nazione del Sol Levante. Senza spostarsi troppo e restando a ragionare sulla valle, viene da chiedersi, cos’avrebbero potuto fare quei “ragazzi del posto” in quello splendido ma sperduto angolo di mondo, se non trasferirsi e sperare nella buona sorte.

Andiamo più nel dettaglio. Che cosa è stato fatto? “Prima di tutto – ha sottolineato Torri – abbiamo riaperto il bar, per dare un messaggio chiaro”, vale a dire Succiso non è morta, anzi, sta per rinascere. Poi la scuola, il ristorante, o meglio “l’agriturismo con camere da letto; chi viene a Succiso non deve poter trovare solo un buon piatto di pasta”. Le attività, nella Valle dei cavalieri, sono davvero tante: “abbiamo 200 pecore, con le quali facciamo il pecorino, solo quello, è nostro, ce l’abbiamo solo noi”. In parallelo, iniziative all’interno delle scuole (educazione ambientale) ed il turismo di comunità, una branca forse troppo sottovalutata del settore vacanziero, che si configura come “una rete turistico-ricreativa – si legge sul sito – ideata, organizzata e gestita in modo partecipato, sinergico e responsabile dai membri della comunità locale, e si rivolge a chi è alla ricerca di un rapporto più stretto con il territorio delle proprie vacanze, con la comunità di persone che vive nel luogo e contribuisce a costituirne l’identità”.

Ed infatti come già accennato, tutto parte dall’appartenenza al territorio, dalla volontà di valorizzarlo al massimo, di sfruttarlo nel modo più positivo. Viste le cifre dichiarate, abbiamo chiesto quanto scetticismo ci fosse all’inizio e, più che altro, da chi o cosa “i cavalieri” siano stati spinti ad insistere per tutto questo tempo ed a rischiare così tanto. Torri ha ammesso che la nascita dell’Ente Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano, ha aiutato molto, anche perché ha permesso di stringere accordi per la gestione del turismo all’interno del parco, “partendo” da Succiso. Ma, in ogni caso, senza un’intenzione ferrea da parte dei residenti, non si sarebbe potuto fare nulla. Anche perché il Parco, quando l’attività era già avviata da qualche anno. Un esempio fulgido di cittadinanza attiva, che non si è limitata a riparare danni passati, ma è addirittura arrivata a dare nuova vita ad un paese dai più dato per finito. Per questo è stata di diritto inserita nell’interessante mappa “L’italia dei beni comuni”, costruita dal Laboratorio della Sussidiarietà (Labsus). Una cartina virtuale che raggruppa, localizzandoli, tutti i progetti similari di cui si ha notizia esistenti in Italia.

L’altro punto che ci sembrava interessante toccare era quello di cercare di capire se il modelloSucciso fosse esportabile in altra sede, magari unendo più paesi, creando un progetto più grande e quindi anche un numero maggiore di posti di lavoro. Secondo Torri, il modello è sicuramente “replicabile”, ma non così com’è, perché ogni territorio è unico. Bisogna conoscerlo ed amarlo per riuscire a valorizzarlo. Insomma, non si può prendere “una Succiso” e portarla da un’altra parte. “A Succiso non si possono mettere fabbriche, non durerebbero, perché il posto non è adatto”. Lo stesso ragionamento, magari anche ribaltato ma concettualmente analogo, è valido per qualunque altra località. Vale a dire che, in un altro contesto, le fabbriche, gestite a là Valle dei cavalieri, potrebbero essere la via giusta per una nuova occupazione. Condizione fondamentale è, come già detto, che ci si creda fino in fondo, che si decida di essere protagonisti e non spettatori passivi. “Le istituzioni – ha  infatti concluso il vice-presidente della Valle – non possono fare nulla senza una forte volontà degli abitanti”.

 

 




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