False partite Iva: niente regole di presunzione per i fisioterapisti

Nell’ambito della lotta al fenomeno delle cosiddette false partite Iva, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali si è recentemente espresso su una specifica richiesta da parte di Confindustria, che ha domandato in un interpello se la presunzione relativa alla parasubordinazione (finalizzata appunto a ridurre il numero delle false partite IVA) possa essere applicata anche alla figura professionale dei fisioterapisti, laddove – naturalmente – sussistono i presupposti previsti dalle stesse norme dell’ordinamento attualmente in vigore.

false partite ivaEbbene, nella risposta al quesito formulato da Confindustria, il Ministero ricorda che con la sua circolare 32/2012 aveva già specificato che la presunzione “trova applicazione in presenza di determinate condizioni di legge, salvo prova contraria da parte del committente”, e che la stessa presunzione “risulta invece esclusa, ex art. 69 bis, comma 2, nelle ipotesi in cui la prestazione implichi competenze teoriche di grado elevato ovvero capacità tecnico – pratiche, acquisite attraverso rilevanti esperienze e sia svolta da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali”.

Sempre secondo quanto afferma l’art. 69 bis, comma 3, la presunzione non opera in relazione “alle prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati e detta specifici requisiti e condizioni”.

Con decreto datato 20 dicembre 2012, il Ministero ha quindi provveduto ad approfondire le attività sopra anticipate, individuando tra i criteri di carattere generali per agevolare tale ricognizione “gli ordini o collegi professionali, i registri, gli albi, i ruoli e gli elenchi professionali (…) sono esclusivamente quelli tenuti o controllati da una amministrazione pubblica di cui all’art. 1, comma 2, del D.lgs. n. 165/2001 nonché da federazione sportive”, e che “’l’iscrizione è subordinata al superamento di un esame di stato o comunque alla necessaria valutazione, da parte di specifico organo, dei presupposti legittimanti lo svolgimento delle attività”.

Stabilite queste premesse, il Ministero ricorda anche come per l’esercizio della professione sia necessario il diploma universitario di fisioterapista, rilasciato a seguito del completamento del corso di studi e del superamento di un esame finale che riguarda la valutazione di una specifica commissione costituita presso la stessa Università. Il possesso del diploma è inoltre requisito indispensabile per iscriversi negli elenchi professionali dei fisioterapisti, laddove istituiti con legge regionale.

Ebbene, alla luce di tutto ciò, il Ministero afferma che “si ritiene pertanto che l’attività svolta dai fisioterapisti possa essere ricompresa nell’ambito delle prestazioni professionali di cui all’art. 69 bis, comma 3, con la conseguente esclusione dall’applicazione della presunzione, solo nella misura in cui gli stessi risultino in possesso del diploma abilitante, nonché iscritti in appositi elenchi professionali, tenuti e controllati da parte di una amministrazione pubblica”.

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