Fallimenti in calo: le nostre imprese iniziano a riprendere fiato?

Per oltre 97.800 imprese avviate, tra aprile e giugno, quasi 60 mila hanno dovuto chiudere i battenti. Il saldo di nati-mortalità resta positivo e i fallimenti sono in calo, ma la ripesa è ancora in affanno

In un Paese irrimediabilmente segnato dal deficit demografico, a concedere qualche spiraglio sono gli ultimi dati consegnati da Movimprese, la rilevazione di InfoCamere sul tasso di nati-mortalità delle nostre imprese. Tra aprile e giugno del 2015, le nuove attività avviate sono state 97.811 e quelle cessate 59.831. Per un saldo positivo di 37.980 unità che segna uno dei risultati migliori degli ultimi 4 anni.


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image by Ken Wolter

“Guardando alla dinamica dei secondi trimestri dell’ultimo decennio – si legge nella nota diffusa da InfoCamere – quello del 2015 evidenzia un progressivo riposizionamento del sistema imprenditoriale, almeno in termini di vitalità anagrafica, verso i numeri degli anni ante-crisi. A fronte del record segnato dalle cessazioni, le iscrizioni fanno fatica a riprendere quota e segnano il secondo risultato meno brillante della serie. Ciò detto, il saldo realizzato nel secondo trimestre di quest’anno si colloca al quinto posto del decennio, e soprattutto migliore degli ultimi quattro anni”.

Per quanto il quadro generale risulti, insomma, ancora compromesso, qualche pallido segnale positivo può essere scorto nel calo del numero dei fallimenti che, nel secondo trimestre del 2015, si è fermato a 3.654 (il 9,6% in meno rispetto all’anno precedente) e di quello dei concordati preventivi che non è andato oltre le 414 unità (in flessione del 22,9%). Con risultati particolarmente incoraggianti per il comparto manifatturiero il cui tasso di fallimento è sceso, in un anno, del 17,3%, e per quelli delle costruzioni e del commercio (rispettivamente -14 e -11,6%). Di contro, le cose non sono andate bene per le imprese che forniscono servizi alle imprese, che hanno fatto registrare un tasso di fallimento in crescita del 13,9%, né per le attività professionali (+8%) e per le imprese specializzate in servizi di informazione e comunicazione (+7,4%).

Ancora: a livello territoriale, i numeri più rotondi sono stati quelli che hanno interessato il Sud e le Isole dove alle 34.934 iscrizioni rilevate, tra aprile e giugno, si sono contrapposte le 21.560 cessazioni, per un saldo positivo di 13.374 imprese. A seguire il Nord-Ovest, con 24.371 iscrizioni e 15.143 cessazioni (saldo positivo di 9.228); il Centro, con 21.687 iscrizioni e 12.526 cessazioni e, in coda, il Nord-Est, con 16.819 iscrizioni e 10.602 chiusure. Detta in percentuali: se la nati-mortalità delle nostre imprese si è fermata, a livello nazionale, sullo 0,63%, ha raggiunto lo 0,70% al Centro e lo 0,68% al Sud. Con la Calabria in pole position (+0,89%), seguita dal Lazio (0,77%), dalla Puglia (0,76%), dalla Valle d’Aosta (0,73%) e dalla Campania (0,72%).

Ma quali sono state le tipologie di imprese che, stando alla rilevazione di InfoCamere, hanno ottenuto i risultati migliori? In termini assoluti, la performance più gratificante è sicuramente quella delle imprese del commercio, che hanno fatto registrare un saldo dello stock trimestrale pari a +10.274 unità; ma a cavarsela bene sono state anche le imprese che si occupano di alloggio e ristorazione (+6.002) e quelle specializzate nel noleggio e nei servizi alle imprese, oltre che le agenzie di viaggio (+3.555). Trimestre non  proprio brillante, invece, per le attività che forniscono acqua e realizzano reti fognarie (il cui saldo si è fermato a 112) e per quelle che distribuiscono energia elettrica e gas (169). Per non parlare delle imprese che si occupano di estrarre minerali da cave e miniere, il cui saldo è risultato addirittura negativo (-16).



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