Facilitatore di comunità: cosa fa l’esperto in progettazione partecipata

Una nuova professione: il facilitatore di comunità. Ecco chi è, da dove viene e cosa fa

 

Una professione piuttosto recente che si sta sempre più diffondendo è quella facilitatore di comunità. Ma in cosa consiste questa figura professionale e qual è il valore aggiunto che il suo intervento può apportare? Il facilitatore di comunità è il professionista esperto in attività di supporto dei processi decisionali, in analisi dei contesti organizzativi e nella progettazione partecipata alle attività del territorio e della sua comunità. Egli opera, quindi, in tutti quei contesti che coinvolgono attori eterogenei implicati in esigenze comuni. Tra i suoi compiti principali quello di progettare e mettere in atto pratiche di intervento rivolte alle realtà comunitarie più esposte a criticità, soffermandosi in modo specifico sulle esigenze socio-relazionali (come la gestione dei conflitti), per consentire l’attuazione di interventi comunitari partecipati. E con l’intento di cooperare insieme al gruppo per portare a termine un impegno comune.


Facilitatore di comunità: tre professioni in una

Secondo l’associazione statunitense IAF (International Associations of Facilitators), nata nel 1973 con lo scopo di promuovere lo sviluppo partecipato del fattore umano, l’attività del facilitatore di comunità può essere considerata sintesi di tre professioni. Per prima cosa, il facilitatore è come un architetto: egli raccoglie le informazioni sul gruppo, sui suoi bisogni e sul suo contesto di appartenenza, progetta un intervento mirato a soddisfarne i risultati attesi e pianifica come mettere in atto questo stesso intervento; il secondo luogo, egli è come un pilota, che dirige le attività e le dinamiche del gruppo durante la messa in atto del progetto comunitario. Rientrano in questa prospettiva, quindi, la divisione dei compiti fra i diversi membri e la gestione dei conflitti durante le fasi più critiche. Infine, il facilitatore è guida: egli è la figura che accompagna il gruppo nei momenti di disaccordo, dubbio e sconforto. In questa fase, quindi, è fondamentale che questo professionista dimostri di possedere una forte leadership e che sia in grado di coniugare il suo tipico approccio creativo con una prassi più specificamente pratica, così da trasmettere un messaggio semplice quanto decisivo: “Sì, noi possiamo”.

Facilitatore di comunità: formazione e requisiti

La figura del facilitatore è ancora poco diffusa in Italia e, benché oltreoceano faccia riferimento a una tradizione pluridecennale, non è attualmente richiesto un titolo di studio specifico per accedere alla professione; e tuttavia, la provenienza da un corso di laurea nel settore delle Scienze Sociali è considerato requisito preferenziale, specie se accompagnato da un master post-laurea. È sorto, di recente, un forte interesse nei confronti dei percorsi post-universitari volti alla formazione del facilitatore: essi permettono all’aspirante professionista di apprendere gli “strumenti del mestiere”, come le tecniche per stimolare consenso e consapevolezza e i metodi per incoraggiare l’adesione a modelli condivisi e partecipati. Molti master cofinanziati da enti pubblici sono erogati a titolo gratuito, mentre negli altri casi i percorsi di formazione hanno costi variabili fra le poche centinaia e le poche migliaia di euro. In tutti i casi è previsto il rilascio di un attestato di competenza.

Comunque sia, l’aspirante facilitatore di comunità deve possedere ottime doti comunicative e spiccate capacità relazionali, attitudine a lavorare in un ambiente dinamico e talvolta pressante, flessibilità in termini di metodi e orari, orientamento al dettaglio e una forte motivazione al risultato. Il facilitatore, inoltre, deve essere in grado di costruire rapporti di fiducia con persone eterogenee e in background culturali, sociali ed economici differenti. Completano il profilo l’utilizzo del computer e dei social media. Il facilitatore di comunità esercita per lo più la libera professione e la sua retribuzione, che non è ancora del tutto definita sul mercato del lavoro italiano, è generalmente commisurata al tipo di intervento da intraprendere e all’esperienza professionale pregressa. E tuttavia, si stima che la paga lorda oraria di un facilitatore possa variare fra le 30 e le 50 euro.

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