FabLab, ovvero dove (fabbricare) tutto è possibile

che cosa sono i FabLab, ovvero quei luoghi dove fabbricare (quasi) qualsiasi cosa.

fablabLa parola Fablab deriva dall’unione dell’abbreviazione delle due parole inglesi fabrication e laboratory. Se astrattamente il significato di laboratori di fabbricazione appare di facile intuizione, capire cosa si fabbrica all’interno di essi e come, richiede uno sforzo in più. All’interno dei fablab, che potrebbero definirsi una sorta di officine contemporanee, sono presenti una serie di strumenti e apparecchiature che rendono possibile la fabbricazione di oggetti. Da qui deriva la possibilità di costruire (quasi) qualsiasi cosa. Nel 2001 un giovane professore del Massachussetts Insitute of Techology di Boston, Neil Gershenfeld, nominò un suo corso di studi “How to Make (almost) Anything”: fu la prima volta che venne usata questa espressione. Da semplice corso, visto il successo riscosso tra gli studenti, si realizzò un vero e proprio laboratorio, all’interno del quale si creava quasi tutto ciò che prima si era soltanto potuto immaginare.


I FabLab in numeri

Da allora sono stati censiti nel mondo, secondo il dato diffuso dall’International FabLab association, 252 laboratori.
Una spinta alla loro crescita, soprattutto negli Stati Uniti, è stata data anche dal programma varato da Obama nel 2012, attraverso il quale è stato previsto lo stanziamento di 1 miliardo di dollari di fondi per l’apertura di 15 fablab nel 2013, per far nascere e crescere una generazione di object designer americani. In Italia il primo laboratorio è stato aperto a Torino nel 2011, in occasione di una mostra, Stazione Futuro, inaugurata per l’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia: quando è partito al suo interno c’erano soltanto una piccola stampante 3D e una tagliatrice laser. Dal 2011 ad oggi è stata fatta parecchia strada: la rivista Wired nel febbraio di quest’anno ha contato ben 43 fablab nel nostro paese, precisando però che non tutti rientrano nell’accezione classica del termine, assomigliando di più a delle associazioni.
Infatti i fablab, prima ancora di essere un semplice agglomerato di macchine, sono un insieme di persone vicine alla Maker culture e che applicano i suoi principi. Insieme ci si confronta, ci si scambiano le conoscenze e si collabora su progetti comuni.

Fantasia e creatività al potere

Nei fablab la creatività dei singoli non è più usata soltanto per creazioni a livello hobbistico, ma viene valorizzata, arricchita dalle conoscenze degli altri utenti. In questa prima fase di sviluppo il fenomeno fablab non può avere un impatto significativo sull’economia di un paese (anche in termini occupazionali), ma in questi spazi vengono favoriti quei processi che consentono di poter fabbricare oggetti a costi molto contenuti, partendo dalla possibilità di auto-produrre i dispositivi tecnologici, necessari per assemblare, programmare e animare un gran numero di oggetti.
Da una semplice idea, nei fablab si può anche giungere all’elaborazione di un business che possa sostenerla. Non a caso alcuni fablab offrono anche servizi d’accelerazione d’impresa, corsi e seminari.  In ogni caso nei laboratori di fabbricazione digitale, l’attenzione non è più rivolta al concetto di produzione proprio dell’industria classica, ma si è spostato sulla creazione.

Quello che ha più valore è il progetto del prodotto perché, dal momento che le stampanti 3D costeranno sempre meno, in un futuro non molto lontano si potrà intravedere la possibilità di acquistare semplicemente i progetti dei prodotti per poi stamparli comodamente a casa propria. Perciò ci si soffermerà di più sullo studio e sull’ideazione degli oggetti, sulla loro utilità e sulle loro caratteristiche; saranno, così come si dice nel gergo degli addetti al settore, sempre più customizzati e cioè più orientati a soddisfare i bisogni degli utilizzatori. In questo modo gli oggetti potranno essere prima pensati e poi realizzati sulla base delle esigenze di una categoria particolare di persone, o adattati a seconda delle richieste specifiche di una comunità locale. Ed è proprio l’attenzione verso il prodotto che rende i fablab una moderna realtà artigianale. Attraverso la fabbricazione digitale la cultura artigianale può intravedere nuove prospettive. L’innovazione al servizio della tradizione, in un paese come il nostro, può rappresentare una grande opportunità. La capillarità dei fablab e l’attaccamento al territorio potranno essere punti di forza su cui puntare, insieme alla cultura open source e alla condivisione.

FabLab e visione d’insieme: confronto, etica, ambiente

La condivisione è appunto una delle parole chiave che si legge nelle varie mission dei fablab nostrani, dove la creatività del singolo può esprimersi e dar vita ad idee che in un contesto casalingo non potrebbero vedere la luce e non solo grazie alla strumentazione disponibile, ma soprattutto grazie al confronto con gli altri. Ma i fablab non sono solo questo. Anche l’etica come rispetto dell’ambiente, come attenzione verso prodotti e oggetti eco-sostenibili: anche questo è un tratto distintivo dell’attività svolta nei fablab e dai Makers, come emerso nell’ultima Make Faire, dove sono stati presentati numerosi progetti di riuso e di riciclo dei materiali. Se ora vi è un po’ più chiara l’attività che si svolge nei fablab e avete qualche idea nel cassetto, cercate uno di questi laboratori nella vostra città e proponetela a chi cerca tutti i giorni di ideare e realizzare progetti. Da un giorno all’altro potreste diventare maker e fabber in un colpo solo.

Gloria Lattanzi




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