Età pensionabile: aumenterà fino a 70 anni?

Secondo qualche infausto calcolo, chi oggi ha 30 anni rischia di andare in pensione a 70 anni. Il perché è da ricercarsi nella riforma Fornero, che ha accelerato quanto già previsto da una legge del 2010 (sotto il governo Berlusconi), relativamente all’incremento triennale dei requisiti previdenziali, in virtù dell’aumento dell’aspettativa media di vita. In altri termini, considerato che vivremo sempre di più, anche l’asticella dell’età pensionabile sembra essere destinata ad innalzarsi.


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Ma è davvero così?

Aumento età pensionabile, cosa cambia dal 2016

Senza spingerci eccessivamente oltre, iniziamo a comprendere cosa accadrà dal 1 gennaio 2016. Superata tale data, infatti, occorrerà attendere quattro mesi in più per poter andare in pensione, sulla base delle applicazioni normative già anticipate nelle righe che precedono (e che, per giunta, saranno destinate a rendersi ancora più severe, visto e considerato che la riforma Fornero ha previsto che dal prossimo 2019 l’aggiornamento avverrà ogni due anni, e non tre). Una brutta notizia confermata recentemente dalla circolare applicativa dell’Inps. Tra circa nove mesi quindi l’orizzonte temporale previdenziale subirà l’atteso allungamento.

Stando alle ispirazioni dei provvedimenti normativi, il meccanismo serve per poter assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema, permettendo di allineare le proporzioni delle aspettative di vita, con quelle dell’ingresso in pensione.

Cosa cambia per la pensione di vecchiaia

Sancito quanto sopra, possiamo cercare di comprendere cosa accadrà, nel concreto, per chi desidera andare in “riposo” con la pensione di vecchiaia e con la pensione di anzianità. Per quanto concerne la prima, l’incremento previsto equivale a dire che dal 1 gennaio 2016 i lavoratori dipendenti maschi del privato e del pubblico, e i lavoratori autonomi, dovranno aver compiuto 66 anni e sette mesi (e non 66 anni e tre mesi, come alla fine del 2015) per poter andare in pensione, fermo restando il requisito minimo contributivo di 20 anni di versamenti.

Le regole relative all’età pensionabile valgono anche per le lavoratrici dipendenti del pubblico impiego, mentre per quelle del settore privato l’incremento del 2016 sarà ancora più incisivo, considerato che seguirà un percorso di armonizzazione parallelo che prevede un primo aumento da 63 anni e 9 mesi (valido per tutto il 2015) a 65 anni e 7 mesi (dal 2016). Brutte notizie anche per le lavoratrici autonome: per questa categoria la soglia minima passerà dagli attuali 64 anni e 9 mesi (in vigore per tutto il 2015) ai 66 anni e un mese (dal 1 gennaio 2016).

Infine, l’incremento di 4 mesi riguarda anche il massimo di età fino al quale il lavoratore dipendente può domandare di rimanere in servizio (a partire dal 1 gennaio 2016 la soglia sarà pari a 70 anni e sette mesi), e il limite per poter avere accesso alla pensione di vecchiaia prevista per coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1995 (da 63 anni e 3 mesi a 63 anni e 7 mesi).

Cosa cambia per la pensione anticipata

Cambiamenti sono inerenti anche la pensione anticipata. Di fatti, sulla base delle nuove introduzioni, per poter lasciare il lavoro con la pensione anticipata, anziché con la pensione di vecchiaia, gli uomini dovranno avere almeno 42 anni e sei mesi di contributi, mentre per le donne saranno sufficienti 41 anni e sei mesi. dal 2016 tuttavia il requisito salirà a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e a 41 anni e deici mesi per le donne.

Rimangono ferme le penalizzazioni previste dalla riforma Fornero per tutti coloro i quali vanno in pensione anticipata rispettando il requisito minimo contributivo (penalizzazioni invero “sospese” fino al 31 dicembre 2017) ma non avendo raggiunto i 62 anni di età: con 59 anni – stimava qualche giorno fa Il Corriere della Sera – l’assegno pensionistico sarebbe stato ridotto del 4%.

Pensione a 70 anni per chi oggi ne ha 30?

È sempre il quotidiano milanese a lanciare l’allarme: chi oggi ha 30 anni anagrafici, sulla base dei meccanismi previsti di incremento sulla base dell’aumento dell’aspettativa di vita potrebbe trovarsi ad andare in pensione alla veneranda età di 70 anni. Stime che sono state elaborate dalla stessa Ragioneria generale dello Stato al momento della riforma Fornero – e che pertanto sembrano essere bollinate dell’ufficiosità e dell’attendibilità – e che, estendendosi fino al 2050, non sembrano prefigurare nulla di buono per la terza età che verrà. Nel 2050 la soglia per la pensione di vecchiaia salirà infatti progressivamente a 70 anni, mentre i contributi per poter avere accesso alla pensione anticipata saranno di 46 anni e 3 mesi.

 




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