Essere mamma e poter lavorare, un diritto garantito dalla costituzione, ma l’INPS lo garantisce solo alle sue dipendenti?

commento pubblicato nell’articolo: “Donne e lavoro…


Ero molto combattuta sul tema prima di avere una bimba… pensavo fosse giusto che i bambini, in particolare nei primi anni di vita, dovessero necessariamente stare con la propria madre. Ora ho una bimba di due anni, consapevolezza, ed un parere totalmente opposto. Credo che se il mio istituto (lavoro all’INPS) non avesse deciso di aprire un nido aziendale dandomi la possibilità di continuare nella mia attività professionale, oggi sarei depressa!

Una bimba di due anni con una madre depressa credo non cresca bene. Nel nostro nido ho trovato educatrici con una professionalità ed umanità inaspettate che attuano progetti educativi per la crescita di mia figlia e accompagnano le famiglie (mamme e papà) in questo delicato momento. L’asilo nido è all’interno della sede INPS di Roma EUR. Si chiama “I Nostri Piccoli Sorrisi”. E’ gestito da una delle migliori società del settore: ORSA (gli stessi di Fiat, Ferrero…). Grazie ad INPS per quello che ha fatto, e per come lo ha fatto!


Ezava


Commento del dr. Marco Fattizzo, esperto in Politiche del Lavoro

Gentile Ezava,

per quanto riguarda la prima parte della sua lettera direi che la sua è certamente una opinione giusta e condivisibile! Una mamma che lavora e continua il suo percorso professionale dopo aver avuto dei figli, non solo è una ottima madre (e come giustamente dice lei non è “depressa” per aver dovuto abbandonare il lavoro) ma da anche un esempio da seguire ai propri bambini, realizzandosi nella famiglia e nel lavoro. Inoltre pur potendo dedicare meno tempo ai bambini, quel tempo sarà certamente più di “qualità” e più apprezzato anche dagli stessi figli.

Non a caso il diritto di una madre di poter lavorare e contemporaneamente dare alla luce ed allevare i figli è espressamente garantito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, ed è quindi un diritto che ogni donna dovrebbe avere.

Purtroppo però non è sempre così, anzi… non lo è quasi mai; non a tutte le donne questo diritto è garantito, e qui entro nel merito della possibilità che le da l’INPS di usufruire dell’asilo nido. Voglio su questo punto lanciare una provocazione… lei è infatti certamente una mamma-lavoratrice molto fortunata a poter usufruire di questo servizio prezioso, ma chi lo paga? La retta da pagare al nido aziendale dell’INPS a carico della famiglia è praticamente irrisoria: una famiglia con un reddito annuo fino a 40.000 euro paga dai 25 ai 75 euro mensili (ho verificato i dati della cooperativa ORSA che gestisce il nido), per il tempo pieno ed anche meno per il tempo ridotto. Cifre praticamente “simboliche” per un nido privato di uno standard qualitativo così elevato. Ed il resto? Lei dal suo punto di vista ringrazia l’INPS, ma da dove vengono i soldi dell’INPS?

Risposta: dai miliardi di euro che i contribuenti (volenti o nolenti) versano. In pratica a finanziare l’efficiente ma costoso “I Nostri Piccoli Sorrisi” siamo tutti noi contribuenti italiani, ed è così che suo figlio può crescere felice, essere seguito professionalmente e darle la possibilità di lavorare. A pagare l’asilo di suo figlio sono anche le centinaia di migliaia di donne italiane precarie che quel diritto non lo vedranno mai garantito. Forse è loro che dovrebbe giustamente ringraziare invece che l’INPS?

Questa non è certamente un’accusa nei suoi confronti… essere mamma e lavorare è un suo diritto e lei giustamente ne usufruisce.

Purtroppo però non tutti hanno la sua fortuna ed in Italia milioni di famiglie, pur pagando onerosi contributi INPS, non possono permettersi di pagare gli asili nido e la maggior parte delle mamme è costretta a dimettersi oppure sacrificare l’intero stipendio (e non gli spiccioli che chiede il nido dell’INPS) in nidi privati e baby-sitter pur di non perdere il posto di lavoro ed alla fine arrivare, anche a causa di questo stato di frustrazione, ad avere quella “depressione” che lei fortunatamente ha scongiurato.

Dove è dunque la mia provocazione? E’ facile per INPS garantire i diritti alle proprie dipendenti… con i soldi di tutti gli altri contribuenti.

Ma INPS non è un ente pubblico qualsiasi, è proprio l’ente preposto alla Previdenza Sociale, è proprio l’ente che dovrebbe garantire il diritto costituzionale ad essere madri ed essere lavoratrici a TUTTE le donne, non solo alle sue dipendenti.

L’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa, probabilmente l’unico, dove una libera professionista o una lavoratrice precaria (o anche chiamiamola “flessibile”), paga fior di quattrini in contributi all’ente di Previdenza Sociale e non solo non ha diritto a sussidio di malattia, ma in caso di maternità non riceve assolutamente nulla! È costretta a vivere a reddito zero, facendosi mantenere da qualcuno, dal marito o dai genitori, e tanti cari saluti alle pari opportunità ed al diritto di essere madre-lavoratrice. Serviranno per la pensione quei soldi versati? Probabilmente no, come ammesso dallo stesso direttore generale dell’INPS qualche tempo fa, quando ha evitato di rendere consultabili online le proiezioni di pensione dei lavoratori precari, per evitare che ci si accorgesse che pur pagando, non avranno nulla in cambio (“sarebbe scoppiata una rivoluzione”, ammise lui stesso).

Il suo è un ottimo esempio di come il diritto ad essere mamma debba essere garantito, ma lo dovrebbe essere per tutte le mamme, non solo quelle super-tutelate dell’INPS e degli enti pubblici o magari della FIAT che lei stessa ha citato (che non è un ente pubblico, ma è comunque un’azienda che negli ultimi decenni ha vissuto grazie ai contributi statali, leggasi: tasse di noi contribuenti).

Quando l’INPS (ma anche le altre istituzioni pubbliche e la classe politica e dirigente) riuscirà a lavorare in modo che tutte le tutte le donne abbiano il diritto di lavorare ed essere mamme, allora si che si potrà dire: “Grazie ad INPS per quello che ha fatto, e per come lo ha fatto!”, ma fino a che riesce a garantire con i soldi di tutti i contribuenti questo diritto solo alle sue dipendenti, beh… allora forse è meglio ripassare questo articolo della costituzione:

Articolo 37

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione…….



 

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