Essere competitivi fa bene al lavoro di squadra?

Inutile fare sgambetti a chi ti sta davanti. Impara a riconoscere i meriti degli altri perché si vince bene quando si vince insieme

Il gioco di squadra implica una convivenza forzata che può innescare dinamiche insidiose. Trovare dei colleghi con cui si lavora in armonia è un’autentica rarità quindi, se hai avuto la fortuna di incontrare collaboratori con cui condividi pienamente visioni e strategie, ringrazia la sorte per quanto ti ha concesso e continua a dare il meglio di te. Capita più spesso di dover fare i conti con persone che, per varie ragioni, ci piacciono poco e ci costringono a fare i conti coi nostri limiti ed i nostri difetti. Il collega brillante, che riesce sempre prima e meglio degli altri, ad esempio, raramente riscuote simpatia presso i suoi pari. Ma cerchiamo di essere onesti: è davvero un tipo saccente e presuntuoso o paga piuttosto il fio di una bravura che non può essere considerata una colpa? Il punto è che, quando si lavora in gruppo, è difficile non mettersi in competizione con gli altri e non cedere alla tentazione di emergere a scapito di chi ci sta accanto. Ma qual è il limite che non dovrebbe mai essere valicato e quali i consigli da seguire per crescere e migliorarsi insieme agli altri? Scopriamolo insieme mentre cerchiamo di capire se essere competitivi al lavoro può essere un bene per tutti.


Cosa vuol dire essere competitivi al lavoro

Quando trascorriamo del tempo con gli altri finiamo per scoprire molto anche su di noi. Succede perché il rapporto con le persone mette a nudo alcuni aspetti del nostro carattere che, quando siamo da soli, non emergono come la tendenza a provare invidia, la disponibilità a riconoscere i meriti a chi sa fare bene le cose o l’inclinazione a competere per vincere su tutti. Stando alla definizione fornita dal dizionario, mettersi in competizione vuol dire ingaggiare una gara, una lotta o un contrasto al fine di ottenere un primato. In pratica, si tratta del desiderio di superare gli altri, ma a quale costo e secondo quali modalità? Mettiamo in evidenza sin da adesso che essere competitivi al lavoro non è necessariamente un male. Anzi: un po’ di sano agonismo contribuisce a migliorare le performance di tutti. Ma c’è una bella differenza tra sgobbare per guadagnarsi la medaglia di miglior impiegato del mese e sabotare il lavoro dei colleghi per strappare disonestamente al capo lo stesso riconoscimento. Essere competitivi non vuol dire essere sleali o scorretti, ma assecondare la voglia di fare bene – e meglio degli altri – investendo tutto sulle proprie capacità e sul proprio lavoro.

Fin qui la teoria, ma come possiamo tenere a bada la frustrazione che ci assale quando gli altri vanno avanti e noi restiamo indietro? Riuscire a godere dei successi dei colleghi non è così semplice, specie se svolgono mansioni simili alle nostre ed operano nel nostro stesso settore. I risultati che riescono a centrare ci costringono a fare i conti con quelli che noi continuiamo a mancare e questo può indurci a comportarci in maniera discutibile e a desiderare che sbaglino per evitare che il capo accarezzi l’idea di farci fuori. Sono sensazioni che abbiamo sperimentato tutti e che, fino a quando rimangono nell’ambito della pura congettura, non devono allarmarci più del dovuto. L’importante è che non si oltrepassi il limite arrivando a screditare o vanificare il lavoro degli altri. Le persone eccessivamente competitive sono persone tossiche, che vengono percepite come disoneste ed inaffidabili. La loro presenza in ufficio genera, di norma, disarmonia e tensione perché chiunque si ritrovi a lavorare al loro fianco tende a non abbassare mai la guardia e a curare esclusivamente i suoi interessi. Trasformarti in un soggetto del genere non procurerebbe benefici a te né tanto meno all’azienda.

Tre consigli per trovare il giusto equilibrio tra competizione e collaborazione

Ecco perché ti consigliamo vivamente di dosare la carica di competitività che ti porta, qualche volta, a strafare. E di trovare il giusto punto di equilibrio tra la tua voglia di emergere e vincere ed il rispetto che devi tributare a chi ti lavora a fianco. Come si fa? Stando a quanto riportato in un recente intervento pubblicato sul blog di Trello, ci sono almeno tre piste da seguire.

Fai affidamento sugli altri e alleati col “nemico”

Quando un collega eccelle attirando le attenzioni su di sé, la tentazione di metterti in competizione con lui potrebbe farsi forte. Non è del tutto sbagliato: questa reazione denota la volontà di migliorarti per raggiungere i suoi livelli di bravura e competenza e non merita dunque di essere sanzionata a priori. Ma attenzione: anziché ingaggiare un corpo a corpo con lui, prova a fare un bagno di umiltà e predisponiti ad imparare qualcosa che potrai poi rielaborare ed affinare in maniera personale. Cerca di non farti accecare dall’invidia – non desiderare ciò che ha o che riesce a fare (quasi sicuramente, ha dovuto sgobbare tanto per arrivare dove è arrivato) – ma prendi piuttosto ispirazione dal suo talento e dalla sua abnegazione. Collaborare col tuo diretto competitore porterà benefici ad entrambi.

Impara a gioire dei successi degli altri

Alcune ricerche hanno dimostrato che riconoscere i meriti degli altri aumenta la produzione di dopamina, serotonina e ossitocina, sostanze che (tra le altre cose) incrementano il senso di felicità e di soddisfazione. Succede perché, stando a quanto riscontrato dagli studiosi, quando si partecipa alla gioia di chi ci sta accanto (anche al lavoro), si finisce per essere coinvolti in un processo di “empatia positiva” importante. “Questa particolare forma di contagio positivo – ha spiegato la psicologa Kelly McGonigalpuò essere fonte di forte benessere personale. Chi sperimenta l’empatia positiva è più soddisfatto della propria vita, più sereno e più felice. Ed è anche più incline a stabilire rapporti fondati sulla fiducia, sul supporto e sulla collaborazione”.  Non disconoscere o minimizzare i successi dei colleghi talentuosi, ma prendine atto ed impara a celebrarli. Essere competitivi vuol dire anche avere più stile degli altri.

Non essere timido od orgoglioso

Molti di noi non amano mostrarsi vulnerabili e preferiscono indossare una maschera e fare finta che vada tutto bene piuttosto che chiedere aiuto. E’ una tendenza assai diffusa, soprattutto negli ambienti di lavoro fortemente competitivi dove il timore di essere additato come un debole o un incapace porta la maggior parte delle persone che si trovano in difficoltà a nascondere i loro affanni. “C’è una comprensibile paura – ha messo in evidenza Garret Keizer, autore del libro Help! The original human dilemma”legata alla sensazione che, se abbasserai la guardia e ammetterai di essere in difficoltà, qualcuno se ne approfitterà ed utlizzerà queste informazioni contro di te per danneggiarti”.

Ma chiuderti in te stesso e fare finta che il problema non esista non è certo la soluzione. Soprattutto se non riesci a trovare da solo la via d’uscita. Tieni a bada l’orgoglio o la timidezza e prova a chiedere aiuto a chi pensi possa dartelo. Questo ti aiuterà a diventare più competitivo, perché acquisirai conoscenze e strumenti che ti consentiranno di lavorare meglio, e a dimostrare al tuo “tutor” che sei un tipo onesto e collaborativo, che riconosce il valore degli altri. Essere competitivi non vuol dire essere dei super-eroi, ma delle risorse volitive ed intelligenti, disposte ad accettare i propri limiti e fortemente intenzionate a superarli.

Essere competitivi vuol dire crescere insieme

Ma quale lotta senza esclusione di colpi? Entrare in competizione coi colleghi più bravi significa “duellare” a viso aperto, facendo perno sulle abilità già acquisite ed impegnandosi a conquistarne di nuove. Per riuscirci, devi prestare la massima attenzione al tuo percorso lavorativo senza calpestare o danneggiare chi ti sta accanto. “Devi essere disponibile ma non un zerbino; motivato ma non un rullo compressore” mettono in chiaro sul blog di Trello. Pensare agli altri come a dei bersagli da colpire è quanto di più nocivo tu possa riprometterti di fare. Per accrescere le tue prestazioni e consentire all’intera squadra di andare avanti, devi realizzare che essere competitivi vuol dire supportarsi quando serve e spronarsi a fare meglio quando la situazione lo richiede. Niente di più e niente di meno.



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