Equitalia: prima casa non più pignorabile

Nel decreto “Fare” del Governo Letta, che ha avuto ieri il via libera in Consiglio dei Ministri, sono contenute anche alcune norme che rivedono le possibilità d’intervento di Equitalia. Tra queste spicca l’impignorabilità della prima casa,  per debiti inferiori a 120.000. Sono però escluse le case di lusso. Tra gli altri provvedimenti adottati, quello che innalza le rate che è possibile “saltare”(prima che il beneficio della rateizzazione decada) da due a otto, (inizialmente si era parlato di cinque). Tali rate potranno essere anche non consecutive. In caso di difficoltà nei pagamenti quindi, le possibilità di respiro dovrebbero essere d’ora in poi molto più ampie.


Sempre per quanto riguarda la possibilità di rateizzare un debito con lo Stato, secondo quanto annunciato dal governo sarà possibile suddividere i pagamenti in 120 rate, al posto delle attuali 72. Un incremento che di fatto è decisamente significativo, soprattutto se si pensa alla consistenza delle singole rate, che potrà essere meno impegnativa, data la maggiore possibilità di dilazionare il pagamento. Unitamente al recente cambio di rotta della stessa Equitalia, la cui alta dirigenza , tramite una circolare, ha dato precisa  disposizione di valutare attentamente caso per caso ogni contestazione, per l’ente deputato a raccogliere i crediti del fisco si prospettano tempi e modi d’intervento differenti rispetto al passato.

Dell’impignorabilità della prima casa si dibatte da molto tempo. E’ davvero necessario lasciare “per strada” qualcuno che non ha pagato tutte le tasse? E soprattutto, è giusto? In tempi di crisi, un simile problema è ancora più sentito, perché, se per un evasore “volontario”, (che  quindi arreca in modo cosciente un danno all’intera comunità), si può discutere se essere più o meno severi, per quell’imprenditore a cui il lavoro non gira più, o non riesce a farsi pagare dai clienti (anch’essi in crisi) e, quando non fallisce, è costretto a chiudere, la questione appare completamente diversa. C’è infatti un abisso tra chi fa il “furbetto” e le tasse dovute proprio non le vuole pagare e chi invece le pagherebbe subito e magari anche volentieri, ma non ha la possibilità materiale di ottemperare alle richieste di un fisco che, obiettivamente,  in questo periodo storico pretende molto dai cittadini. Ben vengano quindi le nuove norme,  e ben venga la recente dimostrazione di una maggiore sensibilità verso la persona in quanto tale da parte di Equitalia.




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