Emergenza lavoro, proposta UGL: fermare le delocalizzazioni

Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, intervenendo dal palco alla manifestazione organizzata dall’Ugl Telecomunicazioni e dall’Ugl Sicilia a Palermo, ha esortato il governo nazionale e locale, di porre  iniziative concrete per fermare il fenomeno delle delocalizzazioni  delle imprese che sta colpendo tutte le categorie e tutta l’Italia.

La  città di Palermo sta assistendo alla delocalizzazione del call center Almaviva con la perdita di numerosi posti di lavoro. I casi Almaviva, Termini Imerese e Fincantieri stanno depauperando un intero territorio, una grave situazione a cui occorre porre immediato rimedio per evitare anche gravi ripercussioni sociali.
Purtroppo non si tratta di casi isolati , ma di un problema che esige un intervento serio se non si vuole rendere ancora più critica la situazione occupazionale nel nostro paese.


Fabbriche,Impianti e call center vengono trasferiti all’estero,diminuendo le opportunità di lavoro per i cittadini italiani. Le delocalizzazioni avvengono principalmente verso l’Est Europa,  in Cina e in Sud America, e più in generale nei principali paesi che, seppur in via di sviluppo rispondono alla condizione di una bassa, se non assente, regolamentazione del mercato del lavoro.
Da una parte le aziende italiane attribuiscono come motivazione a questo fenomeno,  una eccessiva burocrazia in Italia nell’intraprendere nuovi progetti e investimenti imprenditoriali  e una forte pressione fiscale che frena lo sviluppo e la crescita delle aziende stesse.
Dall’altra stiamo assistendo  ad una assenza di politiche capaci di contrastare il fenomeno della fuga delle aziende italiane all’estero. Ricordiamo che in Italia secondo le stime dell’Istat,da marzo 2009 a marzo 2010 il numero di occupati in Italia è diminuito di 367 mila unità.
Dobbiamo aggiungere che appare  piuttosto strana la logica imprenditoriale di alcune aziende: quando si tratta di favorire la nascita di un tessuto industriale, si reclamano incentivi ed agevolazioni e appena  i fondi nazionali per poter garantire queste ultime non bastano , allora si portano le aziende in paesi in cui è più  facile usare e sfruttare la manodopera .
La conseguenza a tutto ciò è la perdita di posti di lavoro,aumento della cassa integrazione, aumento della povertà nel nostro paese.
Il problema  è che sia a livello politico e sia a livello imprenditoriale,si pensa che il concetto  di sviluppo e di benessere  legato esclusivamente ad aspetti utilitaristici , di interessi  individualistici , dimenticando che ogni volta che indirizziamo il nostro interesse unicamente verso questa direzione  tralasciando gli aspetti etici , umani, di uno sviluppo sostenibile finiamo per creare dei gravi squilibri sociali e crolli economici non solo a livello nazionale ma anche globale.
Basta fare alcuni esempi per rendersi conto di come alcune aziende Italiane hanno investito in questi ultimi anni:

– FIAT : stabilimenti aperti in Polonia, Serbia, Russia, Brasile, Argentina. Persi in Italia 20.000 posti di lavoro;
– BIALETTI: fabbrica in Cina, ed i lavoratori di Omegna vengono licenziati;
– OMSA: stabilimento in Serbia, cassa integrazione per 320 lavoratrici italiane;
-TELECOM ITALIA: call center in Albania,Tunisia, Romania, Turchia per un totale di circa 600 lavoratori;
– WIND: call center in Romania ed Albania per un totale di circa 300 lavoratori impiegati;
– VODAFONE: call center in Romania per un totale di circa 300 lavoratori;
– SKY ITALIA: call center in Albania per un totale di circa 250 lavoratori impiegati.

Da questa panoramica emerge una tendenza che va sempre più diffondendosi, con conseguenze non positivo sul versante occupazionale del  nostro paese, per cui si spera in una presa di coscienza del problema con interventi  che favoriscano la crescita e lo sviluppo delle imprese Italiane e che contrastino le delocalizzazioni.

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