Embargo russo: il caro prezzo pagato dall’export italiano

Le sanzioni imposte alla Russia non sono state indolori: secondo Confagricoltura, il crollo delle esportazioni ci è costato 244 milioni di euro

Quanto costa l’embargo russo all’Italia? Un prezzo molto alto, secondo il centro studi di Confagricoltura, che ha marcato l’accento sulle pesanti perdite registrate negli ultimi due anni. Lo stop delle esportazioni verso il Paese di Vladimir Putin avrebbe, infatti, causato un “danno” quantificato in 244 milioni di euro, con l’Emilia Romagna a uscirne con le ossa più rotte di tutti.


L’indagine della confederazione ha rilevato che alla costante crescita delle esportazioni italiane verso la Russia registrata dal 2009 al 2014 ha fatto seguito una rovinosa flessione nel 2015. Per intenderci meglio: se le esportazioni nel 2013 valevano 485 milioni di euro, nel 2015 si sono, invece, dimezzate scendendo fino ai 241 milioni di euro e lasciando per strada (se così si può dire) qualcosa come 244 milioni di euro. Andando un po’ più nel dettaglio: le perdite più pesanti (in termini di cifre) sono state quelle riconducibili all’esportazione della frutta (che ha fatto registrare una flessione pari a 56,9 milioni di euro), ma le cose sono andate male anche per le carni e le frattaglie (-44,2 milioni di euro) e per i formaggi e i latticini (-41,7 milioni di euro). Mentre in termini percentuale, sono stati gli ortaggi a pagare il prezzo più caro (con un tonfo delle esportazioni pari al 98,9%), seguiti dalla frutta (-94,5%), dai formaggi e dai latticini (-93,6%) e dalle carni e dalle frattaglie (-88,4%).

Si tratta di stime che dimostrano, in modo incontrovertibile, come l’istituzione dell’embargo russo nel 2014 sia stato tutto fuorché un buon affare per l’export italiano. E specialmente per quello dell’Emilia Romagna che sembrerebbe la regione più penalizzata. Stando a quanto riferito dal presidente regionale di Confagricoltura, Gianni Tosi, nel 2015, le esportazioni verso la Russia sarebbero, infatti, crollate dell’85,5%, con il conseguente crollo del loro valore passato dagli oltre 18 milioni e 397 mila euro rilevato nel 2013 ai poco più di 2 milioni e 665 mila euro del 2015.“A poco sono servite le misure di ritiro straordinarie adottate dall’Ue – ha denunciato Gianni Tosi – solo le aziende con un budget consistente ed un marketing agguerrito hanno saputo trovare subito sbocchi commerciali alternativi, oltreoceano e in Medio Oriente. Pertanto, come Confagricoltura Emilia Romagna, chiediamo che sia intrapresa una linea politica continentale tale da porre fine all’embargo e in grado di individuare presto forme di risarcimento per i produttori, con modalità più rispondenti alle caratteristiche del nostro settore”.




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