Ecco come gli italiani percepiscono il fenomeno della raccomandazione…

 

Un interessante sondaggio condotto su oltre 8.000 persone dall’Osservatorio di Bianco Lavoro accende i riflettori sul fenomeno della raccomandazione. L’inchiesta è stata condotta utilizzando sia i social network (Facebook e Linkedin) sia direttamente il portale biancolavoro.it con un avanzato software di gestione sondaggi. Le domande proposte mirano a mettere in rilievo soprattutto la percezione che di questa prassi si ha nel sentire comune e la sensazione che suscita nel momento in cui da un uso politicamente corretto, si passa ad un abuso. I risultati che emergono sono davvero degni di nota.


Innanzitutto, si vuole delineare la connotazione, positiva o negativa, che si attribuisce alla raccomandazione. È il dato di base dal quale partire e particolarmente sorprendente nell’esito: i partecipanti si dividono in parti eque e la bilancia si mantiene in equilibrio: il 31,27% sostiene che la raccomandazione sia qualcosa di positivo, se finalizzata a favorire persone effettivamente meritevoli, mentre il 31,58% si sente di doverla condannare sempre e comunque. L’11,95% invece afferma che la raccomandazione è da condannare nel settore pubblico mentre lecita nel settore privato (è bene in effetti specificare che dal punto di vista legale la raccomandazione è vietata nel settore pubblico ma lecita nel privato). Il 25% mette l’accento sulla degenerazione di questo strumento alla quale si assiste quotidianamente, pur riconoscendole una valenza positiva alle origini, quando nasceva per segnalare obiettivamente professionisti preparati e particolarmente brillanti. Tra i commenti, particolarmente illuminanti sono quelli che distinguono tra referenza e raccomandazione. La prima utile e gratificante perché rilasciata da chi davvero ha condiviso un’esperienza professionale e non fa altro che testimoniare il valore e il merito di chi si è distinto sul lavoro. L’altra assume inevitabilmente una connotazione negativa, quando e se finalizzata a segnalare solo parenti, amici, conoscenze di favore senza alcuna riflessione sul possesso di effettive competenze e requisiti necessari a ricoprire un determinato ruolo.

(Tutti i valori dei grafici successivi sono in percentuale %)

Marco Fattizzo, direttore di Bianco Lavoro ed ideatore dell’inchiesta commenta così questo primo risultato: “Nei Paesi anglosassoni o scandinavi non vi è certamente una condanna sempre e comunque come è avvenuto in larga scelta in Italia. Questo perché anni di clientelismo, nepotismo e favore politico hanno configurato la raccomandazione in Italia quasi esclusivamente nella sua accezione negativa: prendi questa persona ed in cambio avrai dei favori o prendi mio figlio/nipote ed io farò assumere una persona di tua segnalazione… Questo è certamente un uso scorretto e distorto della raccomandazione, che non premia i capaci e meritevoli. Al contrario molte aziende e datori di lavoro (ed all’estero anche istituzioni ed enti pubblici, mentre in Italia questo sarebbe vietato) vogliono un raccomandato proprio perché ad essere raccomandate sono le sue capacità e si fida di chi raccomanda (che se ne guarderà bene dal fare brutta figura). In definitiva in Italia la raccomandazione viene quasi sempre vista come anti-meritocrazia, mentre in molti altri paesi è vista come uno strumento per individuare i più meritevoli.”

In alcuni Paesi, come gli Stati Uniti ad esempio, il candidato è invitato a riportare sul proprio curriculum non solo il nome dell’ex datore di lavoro ed il numero di telefono ma anche i riferimenti di chi possa raccomandarlo, anche che non abbia avuto a che fare direttamente con il suo lavoro ma conosce la persona e si sente di “consigliarne l’assunzione” (docenti universitari, imprenditori, personalità politiche, dirigenti pubblici, etc…).

Andando più sul personale, gli italiani coinvolti nel sondaggio si confessano: devono ammettere se hanno mai ricevuto una raccomandazione (indipendentemente se questa poi sia andata a buon fine). Ebbene il 26% afferma di non averne mai ricevuta una durante l’intero percorso professionale e di rifiutare a priori questo tipo di ipotesi. Più del 6% ammette di averla ricevuta per un impiego nel settore pubblico, la percentuale aumenta e passa al 18% per coloro che hanno ottenuto in questo modo un posto nel settore privato, il 5,5 % dichiara di aver avuto occasione di essere raccomandato sia nell’uno che nell’altro caso. La maggior parte delle persone coinvolte però, quasi il 36%, dichiara di non aver mai ricevuto una raccomandazione pur affermando di essere assolutamente disposta a farlo. In questa domanda vi era anche l’opportunità di dare una risposta aperta, scrivendo un commento. Stando ai commenti di tutti coloro che hanno partecipato, questo è il dato più scioccante perché fa emergere la rassegnazione di quanti, pur deplorando tale pratica, argomentano la loro decisione di essere disposti ad andare contro i propri principi e la propria morale e accettare una raccomandazione pur di ottenere un posto di lavoro.

Nonostante la maggior parte abbia ammesso di aver avuto una raccomandazione però, ben il 60% afferma di non essere riuscito poi ad ottenere un lavoro, dichiarando, come si evince dai commenti, che il più delle volte si sono rivelate fittizie se non addirittura svanite nel nulla. Il 21,61% afferma di aver ottenuto grazie alle proprie conoscenze lavori di poco conto e comunque saltuari mentre solo il 12% ammette di aver trovato in questo modo il lavoro della propria vita.

Per quanto riguarda i concorsi pubblici, la raccomandazione viene data quasi per scontata. Il 44% afferma che ci sono davvero poche probabilità di riuscire a superare un concorso pubblico in quanto è sicuro che, tra i posti disponibili, ce ne siano alcuni già automaticamente riservati ai raccomandati. E il 32% più drasticamente afferma che è assolutamente impossibile riuscire ad ottenere un impiego in questo modo e non si fida del sistema dei concorsi pubblici. Solo l’11% dimostra invece di avere fiducia, affermando che la trasparenza nei concorsi è garantita e che pertanto la raccomandazione è inutile.

“Questo risultato è molto delicato” – commenta Marco Fattizzo – “pur ammettendo di non essere un esperto di concorsi pubblici dubito sinceramente che la situazione sia così grave come risultato dal sondaggio, cioè che senza raccomandazione quasi non vi siano possibilità di superare un concorso, pur essendo molto preparati. Tuttavia la percezione che gli italiani hanno è da prendere in seria considerazione, poiché i più capaci e meritevoli possono spesso rinunciare a preparararsi e partecipare ad un concorso perché temono che tanto senza raccomandazione non ho possibilità…. Questo è certamente un evento che le istituzioni devono scongiurare al fine di poter inserire nel delicato sistema del pubblico impiego personale davvero valido.”

La percezione generale non varia di molto per quanto riguarda il settore privato. Anche in questo caso, la maggior parte, circa il 41% pensa che sia difficile trovare un lavoro, perché le aziende si fidano molto delle raccomandazioni. Il 26% è più ottimista, in quanto convinto che invece, nel settore privato, gli imprenditori abbiano forti interessi ad avere validi collaboratori, anche se non raccomandati. Il 23% pensa invece che, anche in questo campo, sia impossibile entrare senza conoscenze, perché l’ottenimento di un colloquio e la scelta del miglior candidato viene effettuata in ogni caso sulla base di quelle candidature raccomandate.

Chiudiamo con il ringraziare le migliaia di persone che hanno risposto al sondaggio, scritto commenti ed inviato email.

Giornalisti ed addetti ai lavori che volessero approfondire e chiedere ulteriori dati e dettagli possono contattare l’Osservatorio Bianco Lavoro

I commenti sono liberi per opinioni, esperienze e completare quanto venuto fuori dai risultati…

 

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