Donne sempre più imprenditrici, ma ancora due milioni di neet tra le under 35

Lo ha rilevato una recente indagine condotta dall’Osservatorio di Unioncamere: l’imprenditoria femminile in Italia ha registrato negli ultimi anni un incremento lieve ma costante, soprattutto in alcuni settori. Un dato indiscutibilmente positivo,  ancor di più se messo in relazione con la situazione di lunga crisi. Attualmente un’impresa su quattro è rosa, sono ancora troppe le donne senza lavoro che si dicono scoraggiate e demotivate. Alla fine del 2013 le aziende con una donna al comando erano all’incirca 1,5 milioni, una percentuale pari a quasi il 24% dell’intero panorama produttivo italiano. Il dato ancor più incoraggiante è che rispetto all’anno precedente se ne sono registrate 3.415 in più. Esaminando la statistica a più ampio raggio si nota tra il 2011 e il 2013 un aumento percentuale dello 0,75% a fronte di un incremento generale dello 0,56%. Cifre di sicuro inferiori a quelle registrate nel periodo antecedente “la crisi” ma che comunque dimostrano la tenacia e la costanza di chi cerca ogni giorno nuove risorse e nuove idee per conquistare il proprio spazio lavorativo.


Tra le regioni che spiccano per intraprendenza ci sono al primo posto il Molise, seguito da Abruzzo e Basilicata. Il Molise e in particolare la provincia di Campobasso, alza la media nazionale erogando agevolazioni e attivando corsi di aggiornamento e riqualificazione professionale, nell’ottica di un sostegno attivo alla politica occupazionale. Ma in generale dalla Lombardia alla Puglia sono tante le regioni che puntano sull’imprenditoria femminile (e giovanile) favorendo processi di start up e restart e incentivando le Nuove Iniziative d’Impresa, soprattutto tra gli under 35. I settori trainanti risultano essere quello agricolo e quello artigianale.

Una fascia di popolazione, quella in particolare delle donne al di sotto dei 35 anni, che nonostante tutto include ancora oltre due milioni di Neet: ragazze e donne senza lavoro che né studiano né seguono corsi di formazione. Oltre questa età e fino ai 64 anni sono quasi un milione le donne “inattive”, che si dicono in generale scoraggiate e non tentano nemmeno più di cercare un’occupazione. La vocazione imprenditoriale delle donne italiane necessita però ancora di un’ulteriore spinta motivazionale e maggiore informazione sulle possibilità a disposizione, considerando il fatto che 7,5 milioni di donne sono casalinghe a fronte di 9,3 milioni di occupate. Una percentuale che sfiora il 45% e pertanto considerevole e potenzialmente produttiva.

Per quanto concerne il lavoro dipendente nell’industria e nei servizi, il programma d’assunzione per il 2013 prevedeva un incremento di 104mila unità in rosa, concentrate nei settori del turismo e della ristorazione (28%), del commercio (17%), dei servizi alle persone (16%) e in quelli di supporto alle imprese (10%). L’excursus finale dell’indagine si sofferma sul gender pay gap, il divario retributivo tra uomini e donne. Almalaurea, il consorzio universitario che tra gli altri obiettivi ha quello di monitorare il percorso dei neolaureati negli anni successivi al conseguimento del titolo, ha rilevato che gli uomini che hanno trovato un impiego dopo un anno dalla laurea guadagnano all’incirca il 14% in più delle loro ex-colleghe di studi. E dopo cinque anni il divario aumenta passando al 22%. Ferme restando, come è ovvio, oscillazioni legate a differenti voti di laurea, specializzazioni o eventuali master post-laurea frequentati, a parità di condizioni un uomo guadagna a prescindere 172 euro netti in più all’anno rispetto ad una collega di pari livello.




CATEGORIES
Share This

COMMENTS