Donne, impresa, vita professionale e famiglia. Come conciliare? Legge 215/92

Uno dei problemi delle donne è quello di conciliare la vita professionale con la vita familiare. Tutto questo è causa di una lunga serie di problemi non sempre di facile soluzione: molto spesso le donne sono stressate in questo doppio ruolo a causa di una mancanza di servizi per l’infanzia; in molti casi sono costrette ad abbandonare il lavoro; oppure nelle situazioni più umilianti le donne sono licenziate dalle aziende proprio dopo aver avuto un figlio o durante il periodo di maternità. Questo doppio ruolo delle donne è causa di molteplici sensi di colpa riguardante il timore di non riuscire ad assolvere il ruolo di madre nel modo giusto.

Un’alternativa per conciliare la propria vita professionale con la famiglia può essere quello di avviare un’attività imprenditoriale. Questa strada tuttavia non esclude alcuni ostacoli, infatti, anche chi possiede un’idea d’imprenditoria pronta da mettere in pratica in molti casi è costretta a scontrarsi con la difficile realtà di trovare finanziamenti e incentivi adeguati. In questo senso la legge 215/92 può venire incontro alle donne che desiderano ottenere dei finanziamenti per avviare un’attività imprenditoriale.

Cos’è e cosa prevede la legge 215/92?

La legge 215/ 92 è lo strumento di agevolazione attraverso il quale il Ministero dello Sviluppo Economico mette a disposizione dell’imprenditoria femminile risorse sotto forma di contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato. La legge ha subito continui aggiornamenti nel corso degli anni, attraverso diversi strumenti normativi. Il Dpr 314 del 2000 e la Circolare esplicativa del marzo 2001 indicano le procedure per ottenere i finanziamenti. Con il D.Lgs 198/2006 è stato inoltre introdotto il Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell’articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246: gli articoli 52-54 del Codice prevedono la possibilità di nuove agevolazioni a imprese femminili. Con l’approvazione della Legge 247/2007, il Parlamento ha delegato il Governo ad un riordino della materia.

La legge 215/92 prevede agevolazioni ed incentivi per le piccole imprese in rosa, in particolare:

1. Per le ditte dove il titolare è donna;

2.Per le cooperative in cui almeno il 60% è donna;

3. Per le società di capitali amministrate per almeno i 2/3 da donne;

I benefici e finanziamenti vengono concessi alle imprese femminili con meno di 50 dipendenti e con alcuni limiti riguardanti il fatturato.

Non c’è distinzione fra le imprese da avviare e le imprese femminili già avviate, in questo caso i finanziamenti possono servire per acquisire dei servizi o per dare avvio a progetti aziendali innovativi.

Quali agevolazioni si possono ottenere?

Parte del contributo per l’imprenditoria femminile è a fondo perduto (ovvero senza obbligo restituzione) mentre una parte dovrà essere restituita entro 10 anni ad un tasso di interesse agevolato.

I finanziamenti verranno erogati in 2 rate, la prima del 30% ed il saldo alla realizzazione del progetto e comunque entro 24 mesi della concessione degli incentivi. Tutta la modulistica per la richiesta dei finanziamenti per avviare un’impresa al femminile è disponibile nel sito del Ministero.

L’entità delle agevolazioni dipendono dalla Regione di residenza. Ognuno potrà scegliere l’idea da realizzare in base alle proprie attitudini personali, alle competenze sviluppate negli anni di esperienza lavorativa o più semplicemente l’idea che più si adatta per conciliare la propria vita professione con quella familiare.

Per quali settori sono previste le agevolazioni?

Le agevolazioni previste riguardano nello specifico tre macrosettori:

1. Agricoltura (in cui rientrano agricoltura, caccia e silvicoltura, pesca, piscicoltura e servizi annessi);

2. Commercio, Turismo, Servizi (in cui rientrano commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli, motocicli, di beni personali e per la casa, alberghi e ristoranti, trasporti, magazzinaggio e comunicazioni, intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari, noleggio, informatica ed altre attività imprenditoriali, istruzione, sanità ed altri servizi sociali, altri servizi pubblici, sociali e personali);

3. Manifatturiero (in cui rientrano estrazioni di minerali, attività manifatturiere varie, produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua, costruzioni).

La gestione della legge è affidata a Regioni e Province autonome, nel caso in cui abbiano provveduto all’integrazione delle risorse statali; al Ministero delle Attività Produttive negli altri casi. Le domande di agevolazione, una volta che l’istruttoria ha dato esito positivo, sono posizionate in determinate graduatorie.

Se siete interessate ad approfondire l’argomento potete consultare il sito del Ministero delle Attività Produttive (http://www.sviluppoeconomico.gov.it/).

Foto: photostock / FreeDigitalPhotos.net

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