Donne imprenditrici di domani: ci vuole coraggio non perfezione

 

L’idea che spesso s’insinua nella mente delle donne imprenditrici (o che comunque aspirano ad esserlo) è quello di fare sempre bene e sempre meglio, di non sbagliare mai e di essere semplicemente perfette nel loro lavoro. Ma non è così. Non è la perfezione la chiave del successo. Ci vuole coraggio. È questo il messaggio di Reshma Saujani, Ceo di Girls Who Code, all’ultima conferenza annuale di TED (Technology Entertainment Design) a Vancouver.


Dobbiamo insegnare alle ragazze future imprenditrici il coraggio, non la perfezione. La ricerca quotidiana della perfezione indebolisce e sfibra, non fortifica né migliora i risultati.

donne imprenditrici

image by OPOLJA

Per diventare future donne imprenditrici serve coraggio

L’associazione di cui Reshma Saujani è a capo si occupa di favorire la carriera delle donne nell’ambito delle attività tecnologiche e di ridurre il gap nei confronti dei colleghi di sesso maschile. In un settore lavorativo di recente espansione come quello dell’IT, si assiste comunque ad una predominanza degli uomini rispetto alle donne. Le ragazze sono meno presenti e sono davvero poche quelle che riescono ad arrivare a posizioni apicali.

Nelle scuole viene insegnato alle ragazze ad essere perfette, ad impegnarsi per ottenere il massimo dei voti, ad andare sul sicuro. Non vengono spronate a rischiare, a provare anche il fallimento. E invece non è importante essere perfetti ma cercare opportunità. Più si fanno tentativi e più aumenta la perseveranza. Questo significa imperfezione ma anche occasioni di crescita e di realizzazione personale e professionale. E non è una questione di abilità: i ragazzi emergono rispetto alle colleghe di sesso femminile perché ci provano di più, rischiano, accettano la sfida, cercano stimoli. Più ci provi, più hai possibilità di riuscire: è una questione di probabilità.

Ma anche di mentalità e cultura, aggiunge Reshma nel corso del suo discorso al TED. Lei stessa si meraviglia ogni volta che tiene una lezione o assiste al colloquio di un allievo/allieva con il suo professore. Al momento della correzione del lavoro o alla richiesta di consigli per terminarlo, l’allievo dice : “Professore, c’è qualcosa che non va nel mio lavoro”. La ragazza invece comunica la stessa informazione dicendo: “Professore, ho sbagliato qualcosa”. Non si tratta solo di esercizio stilistico o questione di forma. Il modo di esprimersi di ognuno di noi, anche la scelta di un vocabolo piuttosto che un altro rivela molto della personalità e del modo di affrontare la vita che ci appartiene.

Anche la presenza e il coinvolgimento  nelle conferenze o nelle riunioni col gruppo rivela dinamiche differenti a seconda del sesso del partecipante. I ragazzi partecipano, si mettono in mostra, animano la discussione. Molte ragazze invece hanno paura perfino di alzare la mano, di esprimere un’opinione, di porre una domanda perché temono di dar l’impressione di non aver capito nulla. Hanno timore. Non hanno coraggio.

Il cambiamento deve cominciare dalle scuole e proseguire poi nella formazione e nell’orientamento professionale all’inizio delle carriere. Se le donne imprenditrici di domani cominceranno ad essere coraggiose, a fare network e a collaborare tra loro allora saranno in grado di fare cose incredibili.



CATEGORIES
Share This

COMMENTS